Il Codice Da Vinci: verità o pura finzione?
Il Codice Da Vinci mescola storia, arte, religione e complotti: dal Priorato di Sion a Maria Maddalena, ecco cosa è vero e cosa è invenzione.

Il celebnre scrittore Dan Brown pubblicò il suo best seller, Il Codice Da Vinci, nell’oramai lontano 2003. L’autore statunitense (famoso anche per romanzi come Angeli e demoni e Inferno) è riuscito a trasformare antiche questioni religiose e storiche in un fenomeno mondiale.
Il romanzo costruisce la propria forza mescolando personaggi realmente esistiti, opere d’arte autentiche, documenti, leggende e teorie complottiste.
Al centro della vicenda compare soprattutto l’ipotesi che Gesù abbia sposato Maria Maddalena e avuto da lei una discendenza.
Secondo la trama, la Chiesa avrebbe nascosto questa verità. Un segreto scomodo per il Cattolicesimo, che il misterioso Priorato di Sion avrebbe custodito per secoli.
Anche Leonardo da Vinci avrebbe conosciuto il segreto, lasciando nelle proprie opere alcuni indizi destinati a coloro che erano dotati di sufficiente intelletto per interpretarli.
Il problema è che il fascino narrativo di queste ricostruzioni non corrisponde alla loro attendibilità sul piano storico.
Le fonti cristiane antiche attestano certamente l’importanza di Maria Maddalena, ma non dimostrano che fosse la moglie di Gesù.
Anche la ricostruzione del Concilio di Nicea proposta nel romanzo presenta profonde differenze rispetto a quanto documentato dagli studi storici.
Ancora più fragile è la storia del Priorato di Sion, fondata su documenti moderni, che non sono altro che una mera mistificazione.
Il risultato è quindi un thriller abilissimo nel confondere realtà e finzione, ma che nessun docente universitario può certo utilizzare come ricostruzione storica.
Maria Maddalena, Leonardo e il Priorato di Sion: cosa sappiamo davvero
Maria Maddalena è realmente una figura centrale dei Vangeli che ce la presentano come seguace di Gesù e testimone della sua morte e resurrezione.
Esistono inoltre testi cristiani apocrifi nei quali la Maddalena assume un ruolo particolarmente importante all’interno della comunità dei discepoli.
Da questo dato, però, non deriva una prova storica del matrimonio con Gesù né, tantomeno, dell’esistenza di loro eventuali figli.
Il romanzo compie dunque un salto tra ciò che le fonti consentono di affermare e una ricostruzione narrativa molto più audace.
Lo stesso accade quando Brown affronta il Concilio di Nicea del 325, convocato dall’imperatore Costantino.
La divinità di Cristo non fu semplicemente inventata in quell’occasione, perché convinzioni sulla natura divina di Gesù sono documentate nel cristianesimo molto prima del precitato imperatore romano.
Anche il riconoscimento dei quattro Vangeli canonici aveva radici precedenti al IV secolo e non nacque improvvisamente a Nicea. Uno dei punti più deboli dell’intera costruzione riguarda poi il celebre Priorato di Sion, presentato come un’antichissima organizzazione segreta.
L’organizzazione reale con questo nome venne invece fondata in Francia nel 1956 da Pierre Plantard e non risale all’epoca delle Crociate.
I celebri Dossiers Secrets, utilizzati per costruire una presunta genealogia segreta, furono depositati alla Bibliothèque nationale de France nel Novecento.
Gli stessi protagonisti della vicenda ammisero la falsificazione dei documenti sui quali poggiava buona parte della leggenda. Non esistono quindi prove attendibili che Leonardo da Vinci sia stato gran maestro di un’organizzazione segreta millenaria chiamata Priorato di Sion.
Anche la lettura del Cenacolo come messaggio cifrato sulla discendenza di Cristo appartiene alla costruzione interpretativa resa popolare dal romanzo.
Il Codice Da Vinci: un romanzo che gioca con la realtà
Dan Brown utilizza però materiali reali, ed è proprio questo particolare a rendere estremamente efficace il meccanismo narrativo.
Leonardo è esistito, il Cenacolo esiste, Maria Maddalena è una figura evangelica e i Vangeli apocrifi costituiscono autentici documenti del cristianesimo antico.
Sono reali anche i Templari, Costantino, il Concilio di Nicea e numerose controversie che attraversarono le prime comunità cristiane.
Ciò che cambia radicalmente è il modo in cui questi elementi vengono collegati tra loro per costruire una gigantesca storia segreta.
Il Codice Da Vinci funziona quindi molto bene proprio perché colloca l’invenzione dentro una cornice composta da numerosi frammenti autentici.
Il lettore si trova continuamente davanti a qualcosa di vero, ma deve fare attenzione a non considerare automaticamente vero anche il collegamento suggerito dal romanzo.
Più che una rivelazione sulla storia del cristianesimo, il libro di Dan Brown rimane così un riuscitissimo gioco letterario costruito sul confine tra storia, leggenda e complotto.

FONTE:


