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Ai Frati Francescani della Chiesa Santa Maria delle Grazie di Manfredonia

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Ai Frati Francescani della Chiesa Santa Maria delle Grazie di Manfredonia

Questa volta, sinceramente, non riesco a stare in silenzio.

Oggi è il 3 ottobre, giorno della commemorazione del Transito di San Francesco, vigilia della sua festa, e a Manfredonia manca quella che per anni è stata una delle tradizioni più sentite: la fiaccolata in onore di San Francesco.

E trovo questa cosa non soltanto triste, ma profondamente paradossale.

Siamo nell’anno in cui ricorre l’800° anniversario della morte di San Francesco, ma non solo. Siamo anche nel primo anno in cui il 4 ottobre è ufficialmente festa nazionale di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, dopo l’entrata in vigore della legge n. 151 dell’8 ottobre 2025. Una legge che ha voluto dare proprio alla figura di San Francesco un riconoscimento nazionale, valorizzandone i valori di pace, fratellanza, solidarietà e tutela dell’ambiente.

Un anno, quindi, che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per valorizzare ancora di più la sua figura, la sua spiritualità e la sua presenza.

Invece, qui sembra accadere esattamente il contrario: si toglie anziché aggiungere. Si percepisce il vuoto, il nulla di una landa desolata.

E allora viene spontanea una domanda: che senso ha avere una chiesa affidata ai Frati Francescani se poi, proprio lì, San Francesco sembra diventare sempre più marginale?

Santa Maria delle Grazie, per generazioni, è stata identificata con la presenza francescana. Si entrava in quella chiesa e si respirava, nel bene e nel male, la presenza di San Francesco. Oggi, invece, faccio sempre più fatica a riconoscere questa identità.

E voglio aggiungere una cosa che ritengo fondamentale: San Francesco non è “dei frati”.

San Francesco era un laico e il suo messaggio appartiene a tutti: alla Chiesa, ai laici francescani, ai fedeli, alla popolazione che lo venera, a tutti coloro che negli anni hanno trovato nella sua figura un esempio, una guida e una fonte di fede.

I frati non sono proprietari di San Francesco. Ne sono custodi, certo, e proprio per questo da loro ci si aspetterebbe una particolare attenzione nel custodirne la memoria e le tradizioni.

Perché San Francesco è patrimonio spirituale di tutti coloro che lo amano e lo venerano.

E sia chiaro: non ho assolutamente nulla contro la Madonna che scioglie i nodi. La Madonna viene prima di ogni cosa e nessuno mette in discussione la devozione alla Vergine Maria.

Ma una cosa è la devozione mariana. Un’altra è trasformare una chiesa francescana in un luogo nel quale, per modalità, spazi, tempi e proporzioni, sembra quasi che San Francesco sia diventato un ospite.

Un mese fa, per la Madonna che scioglie i nodi, sembrava quasi di trovarsi davanti a qualcosa di più grande della stessa festa patronale.

E oggi, invece, per San Francesco, nemmeno la fiaccolata.

Una tradizione che va avanti da anni, che non solo ha visto la partecipazione silenziosa di tanti fedeli, ma che ha anche permesso a chiese come Santa Chiara e San Francesco, raramente aperte, di tornare a vivere.

Francamente, qualcosa non torna.

Non torna quella comunità francescana che si definisce attiva all’interno della Chiesa Santa Maria, la cui presenza, quest’anno, è paragonabile alla fiaccolata: non pervenuta.

E ancora di più non torna se pensiamo che questo è l’anno dell’800° anniversario della morte di San Francesco e il primo anno della sua nuova festa nazionale.

In tutta Italia si è guardato a questo anniversario come a un’occasione per fare qualcosa in più per San Francesco. A Manfredonia, invece, ci ritroviamo a fare qualcosa in meno.

Se la scelta è quella di dare alla devozione della Madonna che scioglie i nodi una priorità così grande, allora abbiate almeno il coraggio della coerenza: togliete completamente San Francesco da quella chiesa e lasciate che siano altri a occuparsi della sua festa e delle sue tradizioni.

Lasciate l’organizzazione di San Francesco a chi San Francesco lo sente davvero.

A quei fedeli, a quelle persone che lo venerano, che lo ammirano nel silenzio e nel rispetto, che lo aspettano, che tentano di imitarlo e che magari, proprio oggi, si chiedono perché una tradizione così importante sia stata cancellata.

Perché non si può pretendere di custodire un’identità francescana soltanto nel nome, nell’abito dei frati o in un Tau indossato al collo, nell’insegna della chiesa, e poi, quando arriva il momento di celebrare il Santo al quale quella presenza religiosa è legata da secoli, ridurre tutto al minimo.

O, meglio ancora, al nulla.

San Francesco non è un’immagine da mettere in un angolo quando c’è qualcosa di più “forte” da proporre.

San Francesco è il Santo al quale quella presenza francescana è storicamente legata.

E quest’anno, più che mai, avrebbe dovuto essere evidente.

È questo che fa arrabbiare.

Non la Madonna.
Non la devozione dei fedeli.
Non chi prega la Madonna che scioglie i nodi.

Fa arrabbiare vedere due devozioni messe in una posizione che sembra creare una sproporzione incomprensibile, proprio all’interno di una chiesa che dovrebbe avere una precisa identità francescana.

Quindi vi chiedo una cosa molto semplice: decidete cosa volete che sia Santa Maria delle Grazie.

Se deve essere una chiesa francescana, allora San Francesco torni ad avere il posto che gli spetta, con le sue tradizioni, le sue celebrazioni e il rispetto che merita.

Se invece la priorità è un’altra, allora abbiate la coerenza di dirlo chiaramente e lasciate San Francesco a chi ha ancora voglia di celebrarlo e di custodirne davvero la memoria.

Perché una cosa è certa: San Francesco non merita di essere ricordato meno proprio nell’anno in cui avrebbe dovuto essere ricordato di più.

Anzi, proprio nell’anno in cui l’Italia intera lo celebra come patrono d’Italia e gli dedica per la prima volta una vera festa nazionale, ci si sarebbe aspettati qualcosa in più, non qualcosa in meno.

E oggi, 3 ottobre, l’assenza della fiaccolata pesa ancora di più.

Non è una semplice fiaccolata.

È una tradizione.
È memoria.
È identità.
È spiritualità.
È meditazione.
È voglia di fare altrettanto.

E quando una tradizione viene cancellata proprio nell’anno in cui San Francesco avrebbe dovuto essere celebrato più che mai, prima o poi bisogna anche avere il coraggio di chiedersi perché.

Pensiero di un lettore.

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