Storia

Il capo fascista Bebè degli anni ’30

Il capo fascista Bebè degli anni ’30

Manfredonia – QUEL giorno via Manfredi era affollata di fascisti, che sfilavano come al solito sulla piazza accanto al castello, con lo sventolio della bandiera nera . La gente era tutta in fila sui marciapiedi e rigava dritta, il barbiere col rasoio lasciava mezza barba fatta e usciva a dare il saluto al capo fascista che con la sua divisa si sentiva il Padre Eterno,ma in realtà era solo una purga! A pensarlo oggi ma ieri non era così, mettevano terrore di violenza inaudita.

Come i suoi commilitoni che andavano a passo del loro capo – talpa, erano assai convinti, e anche pericolosi, soprattutto lui, Bebè, chiamato in codesto modo perché era molto basso di statura; arrivava un po’ più su della pancia di uno in altezza normale, ma tremendo lui e la sua voce a megafono. Facevano paura !

Andavano in giro con l’olio di ricino in lattina e manganelli in mano e la saliva alla bocca dalla rabbia,il loro motto era “anima nostra ,del duce”! Ma senza offesa,scricchiolavano i loro stivali e gli prudevano le mani dalla voglia di menare le mani ,a chi non salutava o si girava di spalle con la noncuranza ! E fu proprio così quel giorno; Nonno Lorenzo, a quella sfilata scura degli anni ’30 faceva da spettatore, inorridito li guardava. Accanto a lui nella folla c’era un grosso signore panciuto che sbuffava ed era un pescivendolo repubblicano,che non aveva timore . Intenzionato a girarsi al saluto fascista! Che fece con grande gagliardia .

Il capo, camicia scura, arrivato ,incredulo si mise le mani in testa e gridando disse – Spaccategli la faccia! – All’istante lo presero per la giacca,lo buttarono per terra e lo riempirono di calci e pugni. Bebè sbavava come un cane rabbioso anche se il suo istinto era da ometto. Ma lo risparmiò alla fine ,se la cavò con sette punti di sutura al capo e lividi sulla faccia ! Ma la vera fortuna fu quella di non essere stato sbattuto nell’isola di Tremiti a San Nicola . Carcere isolato dalla vita! Pensò Nonno:- Questi fascisti sputano la china,mentre ascoltava lo scricchiolio degli stivali di Bebè col naso all’insù e la sua testa alta tra la folla che lo guardava con la mano destra alzata.

(Di Claudio Castriotta)

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Claudio Castriotta

Poeta, scrittore e cantautore - già collaboratore con riviste di Raffaele Nigro e del docente universitario Daniele Giancane. Il miglior piazzamento ad un premio letterario è avvenuto a Firenze con un libro dedicato ai più emarginati di Manfredonia: secondo posto alle spalle del grande scrittore cattolico Vittorio Messori. Il suo primo maestro è stato Vincenzo Di Lascia, il vincitore al premio Repaci di Viareggio del 1983. Come musicista si è esibito con il cantautore Marco Giacomozzi, vincitore al Premio Tenco, nelle zone della Liguria, esattamente in prov. di Savona ad Albissola Marina . Poi in seguito dopo varie esibizioni in Toscana con altri autori, interrompe i tour per motivi di salute.

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