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Cinquant’anni fa l’omicidio di Luigi Calabresi. La moglie: “Il perdono è un dono”.

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Cinquant’anni fa, a Milano, gli anni di piombo entravano nel vivo con l’omicidio del Commissario di Polizia Luigi Calabresi. Calabresi, che si occupava della sezione politica della Questura, da tempo era al centro di una campagna di stampa durissima. I giornali della sinistra extraparlamentare, ma più in generale l’opinione pubblica rivoluzionaria, avevano trasformato questo commissario romano nel capro espiatorio di un fatto terribile: la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, morto nella Questura di Milano dopo un volo dalla finestra della stanza di Calabresi. 

Nonostante le sentenze dei processi avessero stabilito che in quella stanza Calabresi non ci fosse, per lui non ci fu scampo. Sui giornali, sui muri e nelle manifestazioni c’era solamente un simbolo in quei mesi: Calabresi Assassino. Il 17 maggio 1972, in Via Cherubini, fu ucciso. Solamente anni dopo, e prima del processo più lungo della storia d’Italia, furono arrestati i responsabili di quell’omicidio. Tutti componenti della formazione politica Lotta Continua, autrice della campagna di stampa contro Calabresi. Nel luglio 1988 furono arrestati Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi. Dopo anni, Leonardo Marino, ex operaio della Fiat ed ex militante di Lotta Continua, aveva accusato i suoi compagni Sofri e Pietrostefani di essere i mandanti dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi e Ovidio Bompressi di essere l’esecutore dell’agguato. 

A distanza di cinquant’anni, l’omicidio Calabresi rappresenta l’inizio di una spirale di violenza e orrore. A ricordare la memoria di Calabresi c’è sempre stata sua moglie, Gemma Capra Milite, e suo figlio Mario, giornalista e già direttore di Repubblica. Gemma, sua moglie, ha scritto un libro: “La crepa e la luce”, in cui racconta il suo percorso di fede e perdono. Negli anni ha perdonato tutti i responsabili della morte di suo marito. 

“Io ci ho messo anni prima di iniziare il mio cammino. Inizialmente lo facevo un po’ con la testa, poi ho capito che era tempo perso. Anche perché si scivolava indietro, bastava un articolo di giornale, una scritta che tornava sui muri, una documentario televisivo per cadere di nuovo nella rabbia. Poi ho capito che il perdono lo si dà solo con il cuore, non puoi prenderti in giro, il dono si fa con amore. Lo dice la parola, è un dono. Pianino pianino, lo devi fare, ogni giorno un pezzettino, lo devi volere, lo devi scegliere come vita. Io ci sono riuscita anche attraverso la fede”.

Calabresi verrà ricordato da sua moglie, Gemma, e dai suoi figli Mario, Luigi e Paolo questa sera a partire dalle ore 18.30 sugli account social di Mario Calabresi. L’appuntamento, intitolato “Luigi Calabresi e il senso di questi cinquant’anni”, vedrà la partecipazione della Ministra Marta Cartabia e del giornalista Paolo Mieli. 

Matteo Gentile
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