Grano duro, Gatta: “Tracciabilità del prodotto”

 “Quando abbiamo saputo dell’arrivo prossimo della ‘balena canadese’ contenente migliaia di tonnellate di grano, abbiamo condiviso e sostenuto la legittima protesta degli agricoltori pugliesi, già duramente provati da una crisi che ha provocato una contrazione di circa 60 mila posti di lavoro con una perdita stimata nel 2016, per il crollo dei prezzi, pari a 145 milioni di euro.  Oggi, la notizia del sequestro del grano giunto a Bari per presenza di sostanze chimiche superiori ai limiti, impone una serissima riflessione in sede regionale: non solo c’è un settore in ginocchio, ma anche dei consumatori ignari che vanno tutelati”. Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale, Giandiego Gatta. “Un fatto –aggiunge- che alimenta le ragioni dei nostri agricoltori che producono grano di altissima qualità sostenendo, così, anche costi molto più alti rispetto ai produttori stranieri. Ed il problema della tracciabilità è il nodo centrale: il made in Italy è una garanzia che va assicurata ai cittadini. Purtroppo, invece, il grano arriva nel nostro Paese e utilizzato per fare la pasta che verrà identificata come italiana, quando in realtà non è così. La Giunta regionale –conclude Gatta- deve sollecitare il governo nazionale a richiedere obblighi più stringenti per identificare la provenienza della merce in sede Ue: la nostra è la prima regione d’Italia per produzione di grano duro. Abbiamo più di un motivo per lottare a sostegno degli agricoltori”. 



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