15 agosto 1931: Mons. Cesarano venne designato Vescovo di Manfredonia. Salvò 30mila sipontini dalla furia nazista

Quando Manfredonia nel ’43 fu occupata dai tedeschi, in una giornata particolarmente agitata i nazisti minacciarono con le armi i sipontini per appropriarsi dei viveri conservati nei magazzini adiacenti la chiesa di San Francesco. La cittadinanza, conscia della ferocia nazista, fece di tutto pur di accontentarli. Ma i tedeschi, non soddisfatti, presero comunque degli ostaggi prima di allontanarsi. Nella baraonda che ne seguì, uno dei loro soldati venne ferito e ciò bastò perché per vendicarsi aprissero il fuoco sulla popolazione uccidendo una bambina. Essi intendevano proseguire la rappresaglia e presero altri ostaggi, quando monsignor Andrea Cesarano, dirigendosi a braccia aperte verso le mitragliatrici, offrì la sua vita in cambio di quella degli ostaggi. Colpiti da tanto altruismo, le truppe germaniche sospesero l’esecuzione e si diressero verso Vieste.

Era il 15 agosto 1931 quando questo presule coraggioso, fraterno amico del futuro Papa Giovanni XXIII, venne consacrato Vescovo e designato dalla Santa Sede a guidare la diocesi di Manfredonia-Vieste dove fece poi ingresso solenne il 20 dicembre dello stesso anno. Per quell’eroico gesto, nel 1944 a Monsignor Cesarano venne semplicemente conferita la medaglia d’argento al valor civile dal Ministro dell’Interno dell’epoca. Eppure, in quel particolare e delicato periodo storico, l’Arcivescovo Andrea Cesarano si comportò non come uomo né semplicemente come presule, ma come un santo.

Scorrendo le pagine del suo diario, dato alle stampe dallo storico Antonio Tomaiuoli per Edizioni SudEst, si rimane toccati dalla semplicità con cui racconta la preoccupazione costante di preservare il ‘suo’ popolo dalle atrocità della guerra e gli escamotage continuamente architettati, a costo anche di qualche piccola bugia, per salvare i manfredoniani.

Innumerevoli sono gli episodi raccontati, ma all’appello, per umiltà, manca proprio quello che gli valse la medaglia d’argento. Ciò a testimoniare lo spirito di un uomo che non agiva in virtù della gloria, ma spinto dall’amore verso il prossimo e dalla carità cristiana.

Monsignor Cesarano è stato un pastore che è andato ben oltre il proprio ruolo e la cui figura è stata eccezionalmente tratteggiata nella relazione fatta dal Comandante della Stazione dei Carabinieri di Manfredonia che Tomaiuoli ha ben pensato d’inserire nella chiusura del libro: “Con pericolo della sua stessa esistenza, con sacrifici senza pari, ha saputo salvare la città dalla rovina, più volte decretata dai tedeschi, nei giorni seguenti l’armistizio”. “Ha perorato vittoriosamente per quasi due ore la causa di quattro condannati a morte, sorpresi dai tedeschi a depredare armi delle torri del Castello”. Ha evitato che le fanciulle sipontine fossero stuprate, come in un primo momento avevano tentato di fare i soldati tedeschi irrompendo con violenza in alcune abitazioni. Ha mediato per evitare che venissero bruciate centinaia di barche dei pescatori, unica fonte di sostentamento per oltre duemila sipontini. Ha temporeggiato affinché tutti i sipontini avessero il tempo di allontanarsi dal centro della città per mettersi in salvo prima che il castello venisse fatto saltare in aria.

“Si deve all’abnegazione di S.E. Mons. Cesarano se le vie della città non sono state insanguinate e se la città stessa non è stata distrutta dalla ferocia tedesca”.

Anche dopo la seconda guerra mondiale Mons. Cesarano fu sempre accanto ai sipontini, condividendo con loro gioie e dolori. Non lesinò il suo aiuto nemmeno per i tragici fatti dell’alluvione del 26 luglio 1951. La gente lo amava, letteralmente. A Manfredonia va anche ricordato per la sua opera a favore dell’istruzione e dei fanciulli malati, contribuendo al finanziamento di un Centro per disabili, prima volta nella storia della chiesa, che a lui venne poi intitolato.

Molti ne hanno sentito parlare, tanti lo hanno conosciuto, altri ancora lo hanno completamente dimenticato. Per quanto fatto in quei lontani e cupi giorni di guerra è stato semplicemente insignito di una medaglia d’argento, ma lo stesso Comandante dei Carabinieri raccontò che la gente lo salutava appellandolo ‘santo’. E probabilmente Monsignor Cesarano meriterebbe di diventarlo.

Il 19 dicembre 2019 saranno trascorsi 50 anni dalla scomparsa di questo grande Arcivescovo. Al nostro attuale pastore, Padre Franco Moscone, la preghiera che possa prendere in carico la possibilità di ricordare più degnamente questa figura che ha attraversato la nostra storia, facendo le opportune valutazioni su quanto fin qui raccontato, prima che il tempo possa trascinarlo nell’oblio dell’ingratitudine.

Maria Teresa Valente




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