Lavoro

Quanto guadagna un insegnante in Italia e il confronto con gli altri Paesi

Matteo Gentile
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Lavorare come insegnante è una professione molto appagante a livello umano, perché si è parte della crescita delle generazioni future e della loro formazione. Chi desidera approfondire come diventare insegnante, indipendentemente dal livello, deve però fare i conti anche con i costi della formazione e le prospettive di guadagno. Per quanto riguarda il percorso universitario, per ridurre alcune spese e riuscire a lavorare mentre si studia, si può optare per le università telematiche, come Unicusano.
Dal punto di vista del guadagno invece è fondamentale farsi un’idea sin da subito, essendo anche coscienti degli stipendi all’estero, frutto anche di una diversa concezione della professione di insegnante.

Insegnanti in Italia: i numeri


I docenti in Italia, stando ai dati dell’anno scolastico 2022/2023 sono oltre 940 mila. Nel conteggio sono esclusi i docenti di religione perché hanno un concorso dedicato. All’inizio dell’anno scolastico 2023/2024 gli immessi in ruolo erano già oltre 43.000 rispetto ai 50.807 posti messi a disposizione del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il reclutamento dei docenti è infatti un tema che ha tenuto banco negli ultimi anni perché c’è stata carenza di personale, soprattutto in alcune regioni. È infatti diventato un caso il rifiuto del posto di lavoro come insegnante in Emilia-Romagna per il caro affitti. Solo 17 docenti su 2,37 cattedre hanno infatti accettato il ruolo e la motivazione deriva dal fatto che trasferirsi al Nord è troppo oneroso e lo stipendio fisso non riesce a motivare un tale sacrificio.

Discorso simile anche per le supplenze, che di fatto non sono sufficienti nei numeri a coprire la domanda. Questi disagi sono dovuti anche al sistema di reclutamento, che è ancora ancorato alle graduatorie provinciali e solo in alcuni casi ha attivato delle deroghe per coprire i posti vacanti. Il motivo però più importante del rifiuto è la poca appetibilità dei guadagni. E scopriamo perché.

Gli stipendi degli insegnanti italiani tra i più bassi d’Europa

Il rapporto Euridyce sui salari degli insegnanti di tutta Europa relativo all’Anno Scolastico 2021-22 è molto chiaro: gli stipendi degli insegnanti italiani sono tra i più bassi d’Europa. Lo stipendio iniziale di un insegnante in Italia per la scuola dell’infanzia ammonta a 24,297 euro annui a inizio carriera e arriva a 35,373 euro annui a fine carriera. Per i docenti di scuola secondaria di secondo grado si parte invece da 26,114 euro fino a un massimo di 40,597 nell’ultimo scatto di anzianità. L’Italia è tra l’altro tra i paesi che hanno una crescita dello stipendio molto bassa e negli anni si è anche leggermente abbassato.  In Europa i paesi che pagano di più i propri insegnanti sono la Germania e il Lussemburgo. In Germania un docente della secondaria di secondo grado guadagna a inizio carriera 64,009 euro all’anno e arriva a 87,323 euro a fine carriera. In Lussemburgo invece si inizia la carriera con una retribuzione dei 71,540 euro e si finisce con uno stipendio massimo di 126,389 euro annui per i professori della secondaria di primo grado. Per chi insegna alle superiori lo stipendio parte da 81,079 euro all’anno e arriva a 140,935 a fine carriera.
Un divario con l’Italia che è enorme e che andrebbe colmato con maggiori investimenti sia per la formazione dei docenti stessi sia per una retribuzione più congrua al numero di ore di lavoro e soprattutto alla responsabilità che hanno di guidare e formare la società del domani.

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Redazione

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