Storia

Marianna, cozze carecchje e capurrune

Manfredonia – ME la ricordo, come il tempo fermo per le strade del nostro paese ,come un’ impronta la sua faccia, aleggia sulle facciate delle case Manfredoniane.Ancora tutt’ ora mi sembra di rivederla – con quello suo fisico imponente di sacrifici. Lei, assieme al suo mezzo per portare quelle sue specialità fresche di mare .Aveva un piccolo carrettino, su cui portava queste” conche ” piene di cozzole e carecchje con tanta acqua marina salata, ma se non vado errato accanto alle conche, aveva anche un grosso pentolone di materiale in ghisa colmo di pesci del pescato giornaliero del nostro golfo. Lei, la signora, è stata il simbolo di un’età accantonata nel libro della nostra memoria, come il memory degli anni che abbiamo lasciato sulle righe delle nostre onde, le quali si trascinano via verso la linea di demarcazione dei confini mai dimenticata… Niente deve andare dimenticato altrimenti si cancellano le origini perché la tradizione tiene in vita una città nel bene e nel male.

Ma, la nostra Mariannun, in questo caso ha rappresentato a pieno la grande dignità, ha dimostrato la donna che lavorava con uno spirito di forza dell’anima, quanta tenacia nel percorrere le strade che sapevano di odore fortissimo di bucato lavato con sapone giallo sole e inebriava l’aria in lungo e in largo, quanta ammirazione.

Nelle mattine calde e nelle peggiori giornate rigidissime accompagnate sempre da un’altra umidità, si incamminava fra quelle poche 850 Fiat o 1100 che le passavano vicine e attraversava via Tribuna, principale via importante di Manfredonia.

Ricordo l’anno 1979 vestita con i suoi  abiti alla buona , mi metteva molta simpatia, ma allo stesso istante tanta commozione.

ARTICOLO DI CLAUDIO CASTRIOTTA

Redazione

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