Manfredonia, il festino del 16 novembre 1940

La bassa e salda stirata aria non piegava, alcun movimento circolatorio né da destra né da sinistra, c’era solo un grande ammasso di fumo sulla città che statica non muoveva che una foglia sorda, un tormento di cielo asfissiato dai i rumori degli aerei che sbalzavano come rondini susseguite negli spazi vuoti tra i soffitti celesti e bianchi intossicati dalla guerra . La porta di Manfredonia era il principio fondamentale del profumato Gargano, dimenticato a se stesso. Nel frattempo in una di quelle mattine il babbo partì per il fronte ,e al suo rientro per quindici giorni ,coronarono il loro sogno giorno 16 di novembre 1940 nella santa Chiesa del Carmine, si sposarono contenti sotto un cupo di clima rumoroso di bombardamento violento da Bari e dintorni. Finita la cerimonia ,il pranzo con i parenti come si usava in casa dei famigliari, mentre la sera la grande festa in casa di mia zia Vittoria proprio in Corso Manfredi dove abitava , spostarono i tavoli e i mobili e alle ore 18.30 iniziarono i festeggiamenti , arrivò anche il parroco del Carmine che disse:- Figlioli coprite la porta con un panno nero . Disse mamma che così si faceva per non far vedere luci in città se no erano guai dall’alto ,dal nemico. Pensate che paura ,ma la speranza era troppa portava un’incoscienza di gioia e di un essere eterni di luce con gli occhi di lacrime . Il festino durò tutta la notte in un cielo di stelle che risparmiava una piccola pace e una voce di attimi in un canto di musiche , con la ragione di rimanere il ricordo appeso alla cornice di una foto che oggi ho appeso al muro della mia camera ,mi commuovo a guardare i loro sorrisi sereni dell’attimo chiaro e luminoso che vive in me e con gli occhi in pari passi.

 di Claudio Castriotta 




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*