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La miracolosa Madonna bambina della chiesa di Santa Chiara

In un tempo ormai lontano, nella città di Manfredonia vi era una Madonna miracolosa tenuta in ‘clausura’ dalle monache del convento di Santa Chiara, l’edificio in via San Lorenzo oggi seminario, adiacente all’attuale ed omonima chiesa. Quando veniva esposta la sacra immagine, chi passava di notte accanto alla chiesa poteva udire canti angelici e suoni soavi, mentre l’edificio stesso risplendeva di una luce celeste.

La Vergine, dipinta su tela, aveva il volto minuto ed un corpo piccino, ed era rappresentata ancora bambina. Era chiamata Santa Maria dell’Orto, poiché considerata ricca dei ‘frutti’ della grazia divina ed era nota in tutto il Regno di Napoli per gli straordinari prodigi. Il quadro era conservato in una teca di cristallo racchiusa da grate dorate.

L’esistenza di questa Madonna è descritta in un libro del 1715 intitolato “Zodiaco di Maria” di Padre Serafino Montorio, un monaco appartenente all’Ordine dei domenicani nel convento di Santa Maria della Sanità di Napoli.

Padre Montorio racconta che, il 14 agosto di ogni anno, le clarisse facevano uscire dalla clausura la miracolosa immagine di Maria e l’adagiavano sull’altare maggiore della chiesa di Santa Chiara, per portarla in solenne processione per la città prima di essere riposta in clausura.

Il numero dei prodigi e delle grazie concesse ai suoi devoti era tale che, dice il padre domenicano, ci sarebbero voluti interi libri per raccontarli. Nel 1631, essendosi oscurata l’aria a Manfredonia per tre giorni interi per l’eruzione del Vesuvio, “i cittadini, ricorsero, come ad unico loro rifugio alla chiesa delle monache, dalle quali esposta la sagratissima immagine di Maria, fu tale la sua pietà verso quel lagrimante popolo, che per fare conoscere al loro beneficio la sua efficace protezione, mostrollo visibilmente con un raggio di luce uscito dal vergineo suo petto, che col suo splendore fugò in uno istante le tenebre cagionate da quelle ceneri, che densissime cadevano dall’aria”.

Quando una monaca fu sul punto di morire in preda a lancinanti dolori, dal volto della Madonna videro scorrere alcune gocce di sudore, che raccolte dalle clarisse e poste sul fianco della loro sorella, la guarirono immediatamente “liberandola dal martirio”.

L’olio della lampada accesa accanto alla teca sembrava essere infinito, non terminava mai anche se veniva mandato in tutti i luoghi del regno ed ovunque si compivano miracolose guarigioni.

Di questa effigie prodigiosa, di cui ho voluto narrare la storia proprio nel mese dedicato alla Madonna, si è persa ogni traccia e nessuno ormai la ricorda più. Sarebbe bello se qualche storico potesse occuparsene, per poterla restituire alla chiesa di Santa Chiara e alla città.

di Maria Teresa Valente

Maria Teresa Valente

Giornalista pubblicista dal 2000 ed impiegata, esercita anche l’attività di mamma full time di due splendidi e vivacissimi bambini: Vanessa e Domenico. È nata e cresciuta a Manfredonia (FG), sulle rive dell’omonimo Golfo, nelle cui acque intinge quotidianamente la sua penna ed i suoi pensieri. Collabora con diverse testate ed ha diretto vari giornali di Capitanata, tra cui, per 10 anni, Manfredonia.net, il primo quotidiano on line del nord della Puglia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sull’immigrazione, ha conseguito un master in Comunicazione Politica ed è appassionata di storia. Per nove anni è stata responsabile dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco di Manfredonia. Ancora indecisa se un giorno vorrebbe rinascere nei panni di Oriana Fallaci o in quelli di Monica Bellucci, nel frattempo indossa con piacere i suoi comodissimi jeans, sorseggiando caffè nero bollente davanti alla tastiera, mentre scrive accompagnata dalla favolosa musica degli anni ‘70 e ‘80.

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