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Il mistero del sarcofago solitario di Siponto

Immaginate di essere a spasso tra i viali di Siponto e di imbattervi in una bara abbandonata. Come reagireste? Sicuramente restereste un po’ interdetti e cerchereste di capire a chi appartiene. Potrebbe sembrare una follia ed invece la bara a Siponto c’è davvero e giace abbandonata, secolo più… secolo meno, da circa duemila anni, nella più totale indifferenza.

Eppure, la bara non è affatto nascosta. Ad attirare l’attenzione è il suo coperchio, che si presenta come un grosso masso squadrato adagiato a terra, accanto al canale delle acque alte, in Viale degli Ipogei, tra lo Sporting Club e la pineta. E con buona probabilità, come spiega anche il presidente dell’ArcheoClub di Siponto, Aldo Caroleo, sottoterra vi sarebbe il resto del sarcofago ed addirittura al suo interno potrebbe esserci ancora il corpo del defunto (o della defunta).

Se la scoperta è insolita, il luogo lo è meno. L’area che va dalla chiesa di Santa Maria Regina all’intera pineta di Siponto si trova, infatti, su un’enorme necropoli, ovvero un antichissimo luogo di sepoltura. Secondo calcoli fatti all’epoca dei lavori di bonifica effettuati dal Consorzio (negli anni ’30 del Novecento) sotto la sola pineta di Siponto si troverebbero circa 200 sepolcri, anche se attualmente ne sono stati riportati alla luce poco più di una decina che fanno capo agli ipogei dei complessi Scoppa I e Scoppa II (questi ultimi visitabili accedendo alla costruzione con cancellata verde che si erge nella pineta).

Il coperchio di questo sarcofago, che pare abbandonato lì a terra, ha una particolare forma trapezoidale che lo distingue da tutte le altre tombe rinvenute nella Daunia. “Questa insolita e misteriosa copertura, inoltre, presenta un foro posto lateralmente che attesta la consuetudine, in alcune popolazioni, di introdurre alimenti dentro la tomba, con la credenza di una vita oltre la morte. Era il rito del refrigerium’”, spiega Caroleo.

Il luogo in cui ‘giace’ il sarcofago

Nella Daunia questo sarcofago è unico. “Altri sarcofagi simili sono stati rinvenuti in aree ben lontane da Siponto, come, ad esempio, nella necropoli di Cornus in Sardegna, ad Agrigento in Sicilia, e poi in Spagna e in Tunisia”, continua Aldo Caroleo.

A chi appartiene? Un uomo, una donna, un bambino? Un re, una regina di antiche civiltà? Al suo interno cosa possiamo trovare? E perché ve ne è soltanto uno? Forse una morte improvvisa di qualche membro di una civiltà a noi sconosciuta sbarcata a Siponto e i cui compagni hanno proseguito il viaggio altrove?
Solo ipotesi. E questo reperto unico e maestoso, che spicca nella sua splendida solitudine, potrebbe serbare al suo interno tanti segreti, in attesa che finalmente qualcuno decida di scoprirli.

di Maria Teresa Valente

Maria Teresa Valente

Giornalista pubblicista dal 2000 ed impiegata, esercita anche l’attività di mamma full time di due splendidi e vivacissimi bambini: Vanessa e Domenico. È nata e cresciuta a Manfredonia (FG), sulle rive dell’omonimo Golfo, nelle cui acque intinge quotidianamente la sua penna ed i suoi pensieri. Collabora con diverse testate ed ha diretto vari giornali di Capitanata, tra cui, per 10 anni, Manfredonia.net, il primo quotidiano on line del nord della Puglia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sull’immigrazione, ha conseguito un master in Comunicazione Politica ed è appassionata di storia. Per nove anni è stata responsabile dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco di Manfredonia. Ancora indecisa se un giorno vorrebbe rinascere nei panni di Oriana Fallaci o in quelli di Monica Bellucci, nel frattempo indossa con piacere i suoi comodissimi jeans, sorseggiando caffè nero bollente davanti alla tastiera, mentre scrive accompagnata dalla favolosa musica degli anni ‘70 e ‘80.

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