Cartoline dal passato: “Ciccill jiè vacand u sicchje”

TRA i personaggi che ho annoverato in questi anni della mia città c’è anche il signor Francesco, detto Ciccill, una persona buona e abbandonata da tanti, tra i raggiri dell’indifferenza e l’ignoranza delle voci di un paese insofferente. Il ricordo si ferma alla fine degli anni ‘80, poi andai in Toscana per motivi di lavoro. Ciccill tutti i giorni si recava al Mercato Ittico con un secchio di plastica celeste sotto il braccio. Era un tipo un po’ bassino, vestito sempre alla stessa maniera, gli occhiali spessi. Ricordo che stava dalla mattina al primo pomeriggio nel mercato sempre affollato di pescatori, astatori e commercianti di pesce, più gente intrusa che a dire il vero era tanta. Ciccill cercava sempre di dare una mano a tutti per poi elemosinare qualche piccola ”Scaffett”, che in italiano significa “racimolare una quantità di pesce per la giornata”. “Ciccill jie vacand u sicchje” era vittima di insulti e sfottò da parte di grandi e bambini che spesso gli tiravano anche le pietre, mentre lui piangeva rammaricato appoggiato ad un muro. Ciccill rappresentava l’anima della nostra Manfredonia sempre in giro come un essere vagante. Così passarono gli anni e il popolino buffo e ridicolo quasi tutti i giorni gli urlava per strada davanti a chiunque passasse davanti: “Ciccill, jie vacand u sicchje”, quando oramai anziano e maltrattato non racimolava neanche più un pesce in quel secchio vuoto, come vuoto era il suo mondo che lo accompagnò fino al giorno della sua morte.

di Claudio Castriotta




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