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Apertura della Porta Santa a Manfredonia, l’Omelia di Mons. Castoro

ANNO SANTO STRAORDINARIO
Celebrazione di apertura
(Cattedrale di Manfredonia, 13 dicembre 2015)

1. Fratelli e Sorelle, anche noi oggi, accogliendo l’invito di Papa Francesco, abbiamo aperto la Porta Santa della nostra Cattedrale e, col capo chino e l’animo contrito, ne abbiamo attraversato la soglia, consapevoli che questo Anno giubilare della Misericordia sarà per noi una occasione di grazia e di perdono, un provvidenziale sussulto di vita nuova.
Saluto tutti con affetto: sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi, catechisti, operatori pastorali, giovani e adulti, provenienti dalle varie parrocchie della nostra città. E con voi rendo grazie al Signore per l’evento di grazia che stiamo celebrando. Saluto anche con sentimenti di gratitudine per la loro presenza il Signor Sindaco e le altre autorità civili e militari.
“Misericordia è il nome di Dio”, ci ha ricordato il Papa. Sì, “misericordia” è il suo nome. Ed entrare per la Porta Santa “significa scoprire la profondità della misericordia del Padre che tutti accoglie e ad ognuno va incontro personalmente. E’ Lui che ci cerca! E’ Lui che ci viene incontro!” (Papa Francesco, 8 dicembre 2015). E perciò spalanca la porta del suo cuore per noi.

2. Questa III domenica di Avvento è chiamata anche la domenica della gioia. E ne capiremo subito le ragioni. Nella prima lettura il profeta Sofonia dice: “Il Signore ha revocato la tua condanna”. Sì, il Signore non ci abbandona, neppure quando abbiamo peccato. Ai suoi occhi noi siamo molto di più degli errori che commettiamo a causa della nostra fragilità. Egli tiene la porta sempre aperta. Quella porta che oggi è aperta anche per noi.
Nel Vangelo, poi, Giovanni Battista annuncia un Messia potente «che battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Non intende la potenza del giudizio che condanna e fa paura, ma la potenza dell’amore che perdona e rinnova: questo è il modo di agire di Dio.
Le persone che ascoltano la predicazione di Giovanni, chiedono: «E ora che cosa dobbiamo fare? ».
La misericordia, se accolta, innesca sempre processi di profondo cambiamento. E’ quanto desideriamo in questo giubileo straordinario che oggi cominciamo: un processo di vera conversione.

3. Miei Cari, annunciando la misericordia, il Vangelo suscita domande nuove e inedite, inquieta i cuori, ci mette davanti alle nostre menzogne e ipocrisie, ci fa avere nostalgia della casa del Padre, mette in crisi le sicurezze di chi presuntuosamente pensa di poter avere la coscienza a posto.
Per questo motivo, il Battista propone gesti di cambiamento, generati dalla misericordia. Sono tutti gesti di prossimità:
– “Chi ha due vestiti ne dia uno a chi non ce l’ha”. E ancora: “Chi ha da mangiare ne dia a chi non ne ha”. Come vediamo, Giovanni pronuncia un verbo forte, il verbo “donare”. E’ il primo verbo di un futuro nuovo. Da quel momento, il verbo ‘donare’ traduce in modo efficace il verbo ‘amare’. Chi ama davvero è disposto a donare. Ecco, la misericordia ci fa costruire nuovi spazi di fraternità. Ci rende prossimi di quanti non hanno il necessario.
– Ai pubblicani, poi, Giovanni fa una richiesta oggi molto attuale: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». La misericordia induce ad evitare gli abusi di potere e a fuggire le occasioni di corruzione. Lo spirito giusto è quello del buon samaritano.

4. Che cosa dobbiamo fare? E’ anche la nostra domanda. Comprendiamo che dobbiamo fare qualcosa, ma cosa dobbiamo fare? Non di grandi gesti c’è bisogno, ma di tanti piccoli gesti, che là dove siamo chiamati a vivere, giorno per giorno, siano espressione di carità e di misericordia, che portino il respiro del cielo dentro le cose che facciamo. Allora, a cominciare da noi, si riprende a tessere la struttura buona del mondo, un mondo riconciliato e in pace.
Mai come in questo momento difficile della storia dell’umanità, ferita da malvagità e violenza inaudita, abbiamo tutti bisogno di fare esperienza della misericordia divina per essere testimoni di perdono e di pace negli ambienti in cui viviamo.
Si tratta anzitutto di sperimentare la misericordia di Dio, attraverso il sacramento della riconciliazione: in questo Anno santo, nella nostra città, ogni parrocchia provvederà ad assicurare un servizio più assiduo per l’ascolto delle confessioni. In Cattedrale, poi, alla disponibilità del parroco e del vice parroco, si aggiungerà quella dei canonici e di alcuni religiosi, così che ogni giorno, ad ogni ora, sarà possibile trovare un confessore. Fin d’ora ringrazio i sacerdoti che vorranno dedicare più tempo alle confessioni.
Sì, miei Cari, mettiamo mano alla nostra vita, operiamo in essa un riordinamento. Forse in noi ci sono bugie da smascherare, affetti da riordinare o tipi di relazioni da ricucire.
Forse ci sono indifferenze che vanno rimosse e legami da riavviare o speranze che aspettano di essere riaccese.
Forse vi sono esclusi a cui tendere la mano o nemici con cui riconciliarsi.
E’ il momento buono, è il tempo di operare una radicale conversione del cuore. E’ l’Anno della Misericordia, quando anche i peccati più gravi, i peccati riservati, potranno essere perdonati.

5. Una volta sperimentata la misericordia di Dio su di noi, col cuore riconciliato ci disporremo a trasmettere l’amore di Dio ai nostri fratelli. Ci ispireremo alle sette opere di misericordia: le ricordate? Dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, ospitare i forestieri, prendersi cura degli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. Ciascuno troverà il modo di metterle in pratica nella propria vita.
E poi ci sono anche le opere della misericordia spirituale: istruire gli ignoranti, consigliare i dubbiosi, confortare gli afflitti, ammonire i peccatori, perdonare chi ci ha offeso, sopportare le persone antipatiche (che è la cosa più difficile), pregare per tutti. Il dono delle indulgenze ridonderà a favore dei vivi e dei defunti.
Accogliamo perciò l’esortazione di Papa Francesco alle comunità cristiane per vivere fruttuosamente l’Anno Santo: «La Chiesa si faccia eco della Parola di Dio che risuona forte e convincente come una parola e un gesto di perdono, di sostegno, di aiuto, di amore. Non si stanchi mai di offrire misericordia e sia sempre paziente nel confortare e perdonare. La Chiesa si faccia voce di ogni uomo e ogni donna e ripeta con fiducia e senza sosta: “Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore che è da sempre” (Sal 25,6)».
La misericordia, allora, non dipende da un proposito che facciamo “voglio essere misericordioso” ma dalla pratica delle opere di misericordia che come un fiume si fa spazio nel cuore trasformandolo lentamente per arrivare a realizzare l’ideale che il Papa ci ha proposto: diventare “Misericordiosi come il Padre”, sì, misericordiosi sul modello di Dio (Lc 6,36).
E come il padre misericordioso della parabola non perse mai di vista il figlio scapestrato, così tutti siamo invitati a farci prossimi ai nostri fratelli e sorelle, a prestare attenzione alle loro situazioni ed esigenze, a scoprire i loro volti, a riconoscere una comune umanità.

6. Vorrei, però, invitare tutti, a non pronunciare mai superficialmente la parola misericordia. Gesù ci ha rivelato che la misericordia è il cuore del Padre, che «Dio è ricco di misericordia». Tutte le volte che noi udiamo la parola misericordia è come se ascoltassimo le pulsazioni del cuore di Dio.
Alcuni racconti ebraici narrano che, quando Dio decise di creare l’uomo, alcuni fra gli Angeli fecero seria opposizione: l’Angelo dell’Amore era favorevole alla creazione dell’uomo perché l’uomo avrebbe avuto inclinazione all’affetto e all’amore; l’Angelo della Verità era, invece, contrario perché l’uomo sarebbe stato tutto intrighi e menzogna; l’Angelo della Giustizia era favorevole, quello della Pace invece era contrario, perché l’uomo sarebbe stato litigioso e propenso alle guerre.
In tali controversie, qualcun altro rivolgendosi a Dio, disse: «Signore del mondo! Il mondo è Tuo e Tu puoi farne ciò che Ti aggrada, ma l’uomo che Tu stai creando avrà giorni brevi e sarà carico d’affanni e di peccati. Se non intendi aver pazienza ed essere longanime con lui, è meglio non chiamarlo alla vita». Dio rispose: «Sono forse chiamato invano “misericordioso e pietoso”?» (Es 34, 6). Dio allora con la polvere formò l’uomo nel punto dove un giorno sarebbe stato edificato il Tempio di Gerusalemme (cf L. GINZBERG, Le leggende degli ebrei, Milano 1995).
Vivere la misericordia è vivere da persone liete come ci ha ricordato S. Paolo nella seconda lettura, per essere stati sfiorati dalla carezza di Dio. Chi ha sperimentato la misericordia acquista una “amabilità” che viene vista e apprezzata da tutti. Chi è stato toccato dalla misericordia sperimenta fuori e dentro di sé quella “pace di Dio, che supera ogni intelligenza e custodisce i nostri cuori e le nostre menti in Cristo Gesù”.
Varchiamo allora la Porta della misericordia. Se vivremo in modo misericordioso questo Anno giubilare, molta gente ci chiederà dove si trova questa Porta. Saremo per gli altri un invito vivente a venire e passare per Cristo, la Porta dell’amore che porta a Dio.
Maria, Madre di Misericordia, con «la dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio» (MV, 24).
Così sia.

+ Michele CASTORO
arcivescovo

Redazione

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