“Alla ricerca di fonti antiche”

Il  15  di Aprile  scorso  l’Archeoclub di Siponto ha organizzato una escursione studio per individuare le fonti di approvvigionamento di acqua che servivano l’Antica Siponto, Romana e Medievale.

All’escursione hanno partecipato alcuni Soci Junior, ragazzi tesserati  e altri Soci adulti.

Finalità dell’uscita didattica storica è stata quella di individuare, seguendo il tracciato  dell’Antica Siponto, a forma trapezoidale e dal perimetro di 3500 metri circa,le possibili fonti di approvvigionamento  idrico  utilizzate dagli antichi Sipontini, prelevare dei campioni e quindi analizzarli per avere una idea quanto più realistica, sia della localizzazione che della qualità delle acque.

Siamo partiti dall’incrocio che porta nella zona dell’Anfiteatro e delle Teme pubbliche ( scoperte e poi ricoperte), dove insiste una costruzione che sembra rurale,ma che in realtà si è scoperto come luogo di culto frequentato da pellegrini di passaggio e sui muri di questa costruzione ci sono diversi graffiti, nomi, mani con avambracci,croci, ed altri segni (vedere a tal proposito un mio contributo “La Siponto antica che non finisce mai di stupire”).

In questa zona, poco distante dalle mura urbiche e dall’Anfiteatro abbiamo individuato una cisterna scavata direttamente nella roccia e un altro pozzo a breve distanza  da cui non si sono potuti prelevare campioni perché nascosto da una fitta vegetazione ma nel cui interno c’è molta acqua.

Il secondo pozzo cisterna individuato, ma già noto storicamente, si trova all’interno del Parco archeologico e nelle immediate adiacenze della Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto. Questo, più che un pozzo cisterna, era in origine un vero ipogeo utilizzato sin dal periodo Romano e dal quale, in seguito a delle operazioni di pulizia fu rinvenuto nel 1877, il famoso Pilastrino con epigrafe Romana riferentesi ad un tempio dedicato a Diana Sipontina. Qui è stato prelevato l’altro campione di acqua. Sempre nell’area della Basilica esiste una fonte monumentale con cisterna e sistema di canalette di adduzione e recupero dell’acqua ma attualmente vuota.

L’altra zona  interessata all’escursione è stata quella dell’area degli ipogei Capparelli. Lì abbiamo individuato un bellissimo pozzo sorgente da cui sgorga acqua limpida e nelle vicinanze un pozzo e una cisterna semi coperta da cui abbiamo prelevato i campioni di acqua.

Gli altri due punti  individuati si trovano tra la ferrovia e il canale delle Brecce e sono rispettivamente la Sorgente Manzini che si riversa nel canale e  qualche decina di metri più avanti vi è la  grande cisterna di raccolta delle acque, il  nymphaeaum che  era al servizio della città Romana e medievale. Sia della Sorgente Manzini, citata dalle fonti storiche, che del nymphaeaum  non è stato possibile prendere i campioni di acqua perché gli accessi erano chiusi da cancelli e non ci è stato consentito l’ingresso.

Naturalmente questa ricerca è solo molto parziale poiché, sotto quel grande bacino archeologico che ancora è tutto da scoprire, si nascondono ancora  decine di cisterne, pozzi e fonti dell’antica città.

I campioni di acqua sono stati sottoposti ad analisi chimica quali e quantitativa  per determinare i parametri più importanti, naturalmente non quelli  batteriologici.

L’acqua migliore è risultata essere quella prelevata nella cisterna della Basilica dove è stato rinvenuto il pilastrino:

Il Ph è di 6.4. La durezza di 65°F, i Cloruri  (sale) di 0,7 g/l, l’aspetto limpido, inodore.

Gli altri campioni analizzati risultano più alti in cloruri, una maggiore durezza calcica  e un  Ph  da 6,5 a 7.0. ma comunque diversamente utilizzabili.

In definitiva questo è solo l’inizio di un lavoro che dovrà essere completato e continuato quando,se ciò avverrà un giorno, qualcuno si preoccuperà di scavare e scoprire le Siponto sepolte, invece di coprirle, come si sta facendo.

 

Aldo Caroleo Archeoclub di Siponto




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