“Quando i genitori diventano ultras”

“Quando i genitori diventano tifosi, rischiano di diventare violenti con le parole e con i fatti. Da diversi anni seguo mio figlio ed i suoi amici di squadra impegnati nel settore giovanile del Manfredonia Calcio. E’ stata l’occasione non solo per distrarmi, ma anche per creare un ponte con un figlio adolescente che cresce e avere un modo per essere lì con lui. In diverse occasioni ho espresso il mio apprezzamento per il fine perseguito da tutto il Manfredonia Calcio srl: l’esperienza di questo sport non solo come spazio di socializzazione, ma anche di crescita, di aggregazione, nel pieno rispetto delle regole e degli avversari: molto dipende dalle società, così come da noi genitori. Sono molti i genitori che seguono i propri figli, la cosa preoccupante è l’aumento degli episodi di violenza sugli spalti, anche sul campo. Negli ultimi anni – ha spiegato la prof.ssa Caterina Satta in un articolo trovato in rete – si è assistito ad un cambiamento di valori, i figli sono diventati la centralità di una famiglia. Sono sottoposti a controlli continui e ad una protezione che talvolta degenera. I genitori sono convinti che la bravura dei loro ragazzi, che sia nella scuola o nelle attività sportive, sia il metro per giudicare la loro bravura come genitori. Attraverso il comportamento dei figli vengono misurati il valore e le qualità educative dei padri e delle madri. Di fatto, il timore è che la società possa misurare gli adulti osservando i risultati dei ragazzini e questo crea una pressione eccessiva. Vediamo genitori che non si perdono un allenamento dei figli, che fanno di tutto per programmare la propria vita in virtù degli impegni dei ragazzi. Se da un lato questo nuovo valore di famiglia è certamente un bene, dall’altro può essere un rischio. Ma se a scuola i genitori non possono entrare, nelle strutture sportive sì, e talvolta si vede con quali forme quella partecipazione può degenerare».
Il brano “Genitori ultras” nasce per denunciare una situazione che rischia di degenerare. In alcuni campi hanno messo in evidenza per tutti i genitori questi cinque punti;
1) L’allenatore allena, l’arbitro arbitra, tu divertiti! Il tuo compito è sostenere la squadra e tuo figlio, e incitarlo a migliorarsi. Quindi non pensare ai consigli tecnici e goditi la partita!
2) Non c’è partita senza due squadre e non c’è gioco senza avversari. Divertiti e applaudi più forte che puoi!
3) La partita inizia nello spogliatoio, continua in campo e finisce con la doccia e il terzo tempo. Rispetta questi momenti e lascia che tuo figlio si viva il gruppo.
4) La panchina non è una sconfitta, ma il punto di partenza. Non discutere le scelte dell’allenatore, spiega a tuo figlio che l’impegno in allenamento premia sempre e arriverà il suo momento.
5) La partita è la “verifica” dopo una settimana di allenamenti. Impara a cogliere i miglioramenti della squadra e di tuo figlio e non pensare solo al risultato. Non importa se “ha vinto” o se “ha perso”, pensa solo: “OGGI SI È DIVERTITO”
Infine, cosi come il Giudice nel brano dice rivolgendosi al genitore accusato di avere provocato una rissa,”..stia seduto e si contenga, mi ascolti :lo lasci divertire. Che corra dietro un sogno, che prenda fiato quando è stanco che si abbracci per le gioie e per il pianto.”
Grazie Lucia Melcarne per le foto e al Manfredonia Calcio SRL”
Domenico La Marca




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