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La morte di Cloe Bianco. Ex alunna: “Ammazzata dal pregiudizio di una comunità retrograda. Era l’attrazione del circo”

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La morte di Cloe Bianco, la professoressa transgender che si è tolta la vita bruciandosi nel suo camper, ha scosso e indignato tutto il Paese. In questi giorni, però, i social si sono schierati contro una delle protagoniste di questa storia: Elena Donazzan, assessore all’istruzione, formazione e lavoro e pari opportunità della Regione Veneto. La Donazzan alcuni anni fa aveva fatto un post molto duro contro Bianco. Cloe Bianco, com’è noto, un giorno si era presentata nella classe in cui insegnava con degli abiti femminili: era la sua natura, voleva seguire il suo istinto e il suo desiderio. 

Quel gesto suscitò alcune polemiche e l’Assessore intervenne con un post sui social molto crudo con la Bianco. L’assessore, che rispondeva alla lettera di un padre indignato per il gesto dell’insegnante, scrisse sui social: “Ma davvero la scuola si è ridotta così?”. Bianco allora fu sospesa per tre giorni dall’insegnamento per un comportamento che fu giudicato non responsabile né corretto. Successivamente venne spostata alla segreteria, fece ricordo ma perse la battaglia. Si arrese Cloe, così ha deciso di farla finita e di bruciarsi nel suo camper. 

L’assessore, intervistata su Radio 24, ha rinfacciato al movimento LGBTQ+ di “usare la tragica morte del professor Bianco per fare una polemica politica, solo per cercare di trovare la visibilità, per attribuire una responsabilità, senza farsi una domanda sul modo del suo coming out”. L’assessore, che nemmeno davanti alla morte risparmia di chiamare Cloe al maschile, ha dichiarato di essere stata presa di mira da odiatori seriali. “Da tre giorni i miei social sono attaccati da minacce di morte, con parole d’offesa a me e alla mia famiglia, alla mia vita”. 

A ricordare la professoressa in modo commosso, invece, questa mattina è stata una sua ex alunna, Sara Mazzonetto, 21. A Repubblica ha raccontato: “Era la mia professoressa, è stata ammazzata dal pregiudizio di una comunità retrograda. Mi sento inerme dinanzi a questa cattiveria inammissibile”. 

L’ex alunna racconta cosa successe dopo la scelta di Cloe di mostrarsi in abiti femminili. “Quel primo giorno, con serenità, ci spiegò cosa l’aveva portata a quel cambiamento. La discriminarono subito, anche i colleghi la guardarono con disprezzo. Molti genitori, che fino a quel momento non erano mai andati ai colloqui di fisica perché la reputavano una materia inutile, tutto d’un tratto iniziarono a fare lunghe code per vederla come se fosse l’attrattiva del circo e schernirla”. 

Per Sara, ora, resta un rimorso, quello di non averla potuta aiutare. Con il senno di poi, mi rattrista non essere riuscita a mostrarle la mia vicinanza, a dirle anche soltanto “mi dispiace”, ma ai tempi ero poco più che una bambina. Poi non l’ho più vista, finché la triste notizia mi ha confermato che non era scappata a farsi una nuova vita, come speravo per lei, ma era stata abbandonata dall’intera società, a cui ha dedicato l’ultimo amaro saluto sul suo blog, il suo unico spazio di libertà, segreto”. 

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