Revocata l’ordinanza che disponeva il divieto di balneazione

Possiamo archiviare, dopo il baillame scatenatosi per le due ordinanze di divieto di balneazione emesse dal sindaco di Manfredonia, ogni elucubrazione sulla bontà delle nostre acque. Ora il nostro mare è tutto, dall’Acqua di Cristo fino alla riviera Sud, pulito e perfettamente balneabile. Nella giornata di ieri, infatti, l’ARPA Puglia ha comunicato, visti i valori conformi rilevati nell’ultimo campionamento effettuato il 3 agosto scorso, il ripristino delle acque di balneazione anche per il secondo e ultimo tratto di arenile, prospiciente la foce del Candelaro, che era stato interessato da provvedimento sindacale. E, oggi, il sindaco Angelo Riccardi ha firmato l’ordinanza di revoca della precedente, del 15 luglio scorso.

L’altro divieto, durato un solo giorno, era riferito, invece, alla parte di mare che parte dal Candelaro e giunge sino ad alcuni stabilimenti di Siponto.

Proviamo a fare maggiore chiarezza, per quanti lo desiderano. L’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente (ARPA) Puglia ha effettuato i primi campionamenti stagionali ad aprile e la risultanza è visibile nell’apposito bollettino: nessuno dei ventotto punti monitorati nel mare di Manfredonia ha palesato valori non conformi alla balneazione. Il bollettino successivo, del maggio 2016, indica ancora, a seguito delle nuove verifiche effettuate dai tecnici ARPA, che le nostre acque sono tutte balneabili.

Arriviamo a giugno, più precisamente al giorno 21. Monitoraggio che segnala, per la prima volta, il superamento dei limiti di escherichia choli e enterococchi in tre dei ventotto punti dove sono stati effettuati campionamenti (Lido Aeronautica Militare, Centro lavorativo forestale, 800M. SX Foce Torrente Candelaro vso P.69). La comunicazione viene inviata al nostro Comune il 23 giugno. Il sindaco Angelo Riccardi vuole vederci chiaro e, in virtù di “segnalazioni relative a fenomeni di intorbidimento delle acque ed alla presenza di schiuma biancastra, che interessano la foce del torrente Candelaro, nonché nelle immediate vicinanze dello scarico del depuratore di Foggia”, quel giorno stesso, scrive a: Acquedotto Pugliese, Autorità Idrica Pugliese, Comune di Foggia, Provincia di Foggia, ARPA – DAP Foggia, ASL Foggia, Sezione Risorse idriche – Regione Puglia, Capitaneria di Porto di Manfredonia e Procura della Repubblica di Foggia, chiedendo loro di intervenire, ognuno in base alle proprie competenze.

L’ARPA torna a effettuare analisi il 24 giugno scorso. Vengono ricampionati i tre punti di monitoraggio che avevano mostrato valori non conformi, per verificare l’eventuale inquinamento di breve durata (“la contaminazione microbiologica le cui cause sono chiaramente identificabili e che si presume normalmente non influisca sulla qualità delle acque di balneazione per più di 72 ore circa dal momento della prima incidenza”). Si è tornati a valori conformi dovunque, così evidenzia il Dipartimento provinciale dell’ARPA con comunicazione del 27 giugno scorso.

I social network, nel frattempo, pullulano di fotografie scattate da bagnanti, locali e turisti, che ritraggono il mare manfredoniano pulito, trasparente e di una limpidezza che fa impallidire le acque di località balneari più rinomate della nostra. Un po’ tutti convengono sulla considerazione che, da qualche anno a questa via, non abbiamo nulla da invidiare, in riferimento al mare, al Salento, per esempio. Le spiagge sono piene e conquistarsi un varco per godere del sole o per posare le proprie cose e farsi un bagno, non è sempre semplice, men che meno nei fine settimana. Una situazione, quindi, idilliaca.

Il 4 luglio un nuovo campionamento nell’area prospiciente la foce del Candelaro, denominata “800 M. SX Foce Torrente Candelaro vso P.69”: i valori non sono più conformi. Ciò viene comunicato pochi giorni dopo ed il sindaco, il 15 luglio scorso, ordina la non balneabilità del tratto di mare in questione.

Il Dipartimento provinciale ARPA effettua nuovi campionamenti il 20 luglio: questa volta è il Centro lavorativo forestale ad evidenziare valori non conformi di escherichia coli. Viene inviata comunicazione al nostro Comune ed è disposta l’ordinanza con la quale si vieta la balneazione anche in tale zona.

Il giorno successivo, 2 agosto 2016, arriva il riscontro del ricampionamento: i valori sono tornati conformi. Il sindaco revoca la precedente ordinanza che riguardava il Centro lavorativo forestale.

Giungiamo, finalmente, a questi ultimi giorni. L’attività dell’ARPA, probabilmente anche in considerazione della missiva inviata loro dal sindaco Riccardi, non si è arrestata e, anzi, si è intensificata, a tutela dei bagnanti e del mare più in generale. I tecnici regionali tornano sull’ultimo punto dove ancora vigeva il divieto di balneazione: un tratto di arenile che, a dirla tutta, non è frequentato da bagnanti, vista la vicinanza con la foce del fiume Candelaro. Effettuano il prelievo di un campione delle acque e la risultanza è univoca: i valori sono conformi per i parametri microbiologici  e ciò dimostra il ripristino della qualità dell’acqua di balneazione nel punto dove è stato svolto il monitoraggio.

La dietrologia sul corso degli eventi che hanno portato alle ordinanze di divieto di balneazione lascia il tempo che trova. Un po’ come, per alcuni enti, l’invito del sindaco Riccardi ad assumersi le proprie responsabilità, effettuando le dovute verifiche e trasmettendo gli esiti al Comune di Manfredonia per gli adempimenti di competenza.“Lo scarico del depuratore di Foggia avviene nel canale Contessa, le cui acque affluiscono al Candelaro, e, pertanto, finiscono per interessare vaste aree del territorio comunale di Manfredonia, con conseguenti impatti negativi anche in termini di qualità delle acque di balneazione”, aveva scritto Angelo Riccardi il 23 giugno scorso. Al momento, quindi a distanza di circa due mesi, due soli enti hanno fornito risposta scritta: la Provincia e l’AIP. La risposta del primo ente, però, è disarmante: il dirigente competente ammette che alle Province compete la vigilanza, il rilevamento, la disciplina e il controllo degli scarichi di interesse provinciale, come nel caso di specie, ma vi è carenza di personale, in virtù del riordino delle funzioni delle Province, e non si può dare seguito alle verifiche richieste dal sindaco Riccardi. Primo cittadino sipontino che non si è arreso e prosegue la propria opera di pressione sui vari soggetti istituzionali interessati, per assicurare un più costante monitoraggio e, soprattutto, un deciso intervento nei pressi della foce del Candelaro. E l’AIP, infatti, ha convocato un apposito tavolo tecnico, con tutti gli enti competenti, fissato per i primi giorni di settembre

Ed ora, che ferragosto è alle porte, tutti al mare.

Matteo Fidanza
Ufficio Stampa – Città di Manfredonia




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