Attualità CapitanataAttualità ItaliaAttualità ManfredoniaAttualità PugliaEconomiaFoggiaGiovaniLavoroLuceraManfredoniaMattinataMonte Sant'AngeloPolitica CapitanataPolitica ItaliaPolitica ManfredoniaPolitica PugliaSan Giovanni RotondoSan SeveroVieste

Proteste, la Puglia in ginocchio nel silenzio dei grandi media

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

Le proteste non possono più essere ignorate in Italia. In questa settimana, assieme ad altre aree dello Stivale, il Mezzogiorno e in particolare la Puglia stanno vivendo una delle mobilitazioni sociali ed economiche più imponenti degli ultimi anni. Un’onda d’urto esplosa nel foggiano, saldando in un unico fronte diverse categorie lavorative. Eppure, fuori dai confini regionali, tutto questo sembra quasi non esistere: i grandi media nazionali sembrano aver compiuto una scelta.

Con questo articolo cercheremo di fare il punto della situazione fino alla sera di venerdì 16 ottobre in merito alle proteste.

Le cause delle proteste

Alla base delle proteste vi è una situazione socio-economica ormai insostenibile che sta strangolando i settori produttivi. Da un lato l’esplosione dei costi energetici e delle materie prime, con il gasolio agricolo triplicato fino a sfiorare e superare la soglia di 1,60 euro al litro, rincari pesantissimi per le flotte dell’autotrasporto e dei pescherecci e fenomeni speculativi registrati alle pompe. Dall’altro, il crollo verticale dei prezzi riconosciuti alla produzione primaria: il valore dell’olio extravergine d’oliva dimezzato, il grano pagato appena 25 centesimi al chilo, i pomodori fermi a 15 centesimi, l’uva sottocosto e un mercato invaso da prodotti e oli esteri venduti a prezzi stracciati. Un susseguirsi di danni che attaccano settori che rappresentano la base dell’economia territoriale.

La situazione è precipitata da lunedì 12 ottobre con il blocco ad oltranza dei varchi della raffineria Eni di Taranto da parte dei lavoratori dell’area Ex-Ilva, in sciopero per contestare le ultime evoluzioni dell’interminabile vicenda. Lo stop alle autocisterne in uscita dal polo tarantino, sommandosi al fermo dei tir e dei trattori lungo le arterie stradali, ha tagliato i rifornimenti di carburante verso l’intera Puglia.

Le mobilitazioni a Manfredonia

Manfredonia è una delle città maggiormente colpite dalle proteste. Mentre in città i distributori di carburante restavano a secco dopo giorni di code chilometriche, per le strade sipontine si sono ritrovati i pilastri dell’economia locale: autotrasportatori, agricoltori, allevatori e i pescatori di una marineria storicamente ferita dal caro gasolio.

Nella mattinata di venerdì 16 ottobre la manifestazione cittadina ha raggiunto quello che, fin qui, rappresenta il suo apice. Accanto ai lavoratori e alle famiglie sono scesi per le strade il Sindaco Domenico La Marca, con, tra i colleghi nelle amministrazioni locali, gli omologhi Pierpaolo D’Arienzo di Monte Sant’Angelo e Michele Bisceglia di Mattinata; presenti anche l’Assessore Regionale Raffaele Piemontese e l’Arcivescovo Padre Franco Moscone. Una denuncia unanime: la necessità di rompere l’indifferenza delle istituzioni romane e quella che dalla piazza sipontina è stata definita senza giri di parole una vera e propria omertà delle testate nazionali.

I blocchi in Capitanata ed in Puglia

Togliendo il focus da Manfredonia, l’intera provincia di Foggia ha vissuto nella giornata di venerdì il culmine della mobilitazione. Centinaia di tir, furgoni e trattori hanno presidiato o bloccato ogni arteria strategica: dai caselli dell’autostrada A14 di Poggio Imperiale, passando per San Severo e Cerignola fino a quello della A16 a Candela; dalla Statale 16 (con il blocco dei mezzi pesanti all’altezza della Torre Petroli) alla Statale 17 a Lucera, la Statale 272 a San Giovanni Rotondo e per i comuni di Torremaggiore, Serracapriola, Apricena, Orta Nova e dei Cinque Reali Siti.

Sul Gargano le proteste hanno toccato altre corde drammatiche. I trattori degli olivicoltori della Piana di Macchia hanno bloccato la Statale 89 Garganica, mentre da Carpino e San Nicandro Garganico fino a Vico del Gargano i produttori hanno alzato la voce contro il collasso della filiera olearia. A Vieste i mezzi agricoli hanno invaso il lungomare Enrico Mattei, con la possibilità di azioni di disturbo verso il Rally Porta del Gargano (il cui svolgimento è confermato, nonostante la solidarietà espressa dagli organizzatori). Al casello di Poggio Imperiale, un giovane olivicoltore trentenne di Carpino si è inginocchiato sull’asfalto cospargendosi le mani di olio extravergine per denunciare la fame a cui rischiano di essere condannate centinaia di aziende: un gesto simbolico che ha fatto scalpore e restituisce l’immagine del dolore di queste terre.

Impressionante la risposta di Cerignola: una città paralizzata da un bagno di folla in Piazza Duomo, con il Sindaco Francesco Bonito che ha attivato ufficialmente il Centro Operativo Comunale per gestire l’emergenza e il Vescovo Padre Fabio Ciollaro presente, prima della lunga marcia partita lungo la Statale 16 fino alla Prefettura di Foggia.

Le proteste non si fermano al Tavoliere: nella BAT gli olivicoltori hanno sversato carichi di olive sulla tangenziale di Andria, a Corato agricoltori e studenti hanno bloccato la circolazione e l’esasperazione dell’autotrasporto si sta ormai saldando tra le province di Bari, Taranto, Brindisi e Lecce.

Le richieste dei protestanti

Il tessuto sociale in strada per le proteste è variegato: autotrasportatori, agricoltori, olivicoltori, frantoiani, allevatori, armatori della pesca, commercianti, ambulanti e comparti industriali. A loro si è unita la solidarietà attiva degli studenti delle scuole superiori, protagonisti di scioperi e cortei a Foggia, San Giovanni Rotondo, Lucera, Vieste, Vico del Gargano, San Nicandro Garganico e Manfredonia (dove venerdì mattina hanno manifestato i ragazzi degli istituti Roncalli-Fermi-Euclide e dell’IPEOA Lecce): giovani che protestano contro il carovita per difendere il reddito dei propri genitori e il diritto a non dover emigrare, riallacciandosi anche a quanto sta accadendo nel resto d’Italia, con gli attacchi del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara all’eccessiva (stando alle sue dichiarazioni) violenza negli scioperi.

Chiare le richieste dei manifestanti. Per quanto riguarda i carburanti ed il settore dei trasporti: taglio immediato delle accise e riattivazione delle accise mobili, sblocco del credito d’imposta per l’autotrasporto, calmiere sui costi energetici, misure straordinarie per la marineria da pesca e istituzione urgente di un tavolo permanente regionale e nazionale sull’autotrasporto.

A livello agricolo e, soprattutto, oleario, vi è invece la ricerca della dichiarazione dello stato di crisi nazionale e regionale, creazione di un fondo di risanamento aziendale, prezzi minimi garantiti contro le pratiche commerciali sleali e controlli serratimnella grande distribuzione e nei negozi per fermare le frodi sull’olio estero.

Le conseguenze delle proteste: supermercati e benzinai vuoti

Il protrarsi del blocco logistico e del fermo delle autocisterne a causa delle proteste sta già producendo effetti pesanti sulla vita quotidiana. Oltre alle stazioni di servizio rimaste senza benzina e gasolio, in diversi supermercati della provincia di Foggia gli scaffali iniziano a svuotarsi per il mancato arrivo delle merci, tanto da spingere le associazioni nazionali della grande distribuzione a chiedere un intervento immediato. Molte imprese del territorio lavorano ormai solo fino a esaurimento delle scorte di magazzino ed è scattato persino l’allarme per il possibile blocco degli autobus del trasporto pubblico locale all’inizio della prossima settimana per mancanza di carburante.

Lo scontro politico-istituzionale

Sul territorio delle proteste, i Sindaci della Capitanata, come la Sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo ed il Vicepresidente di ANCI Puglia Noè Andreano, hanno fatto quadrato con i manifestanti, mentre il nuovo Prefetto di Foggia Antonio Giannelli e il Questore Alfredo Fabbrocini hanno mantenuto aperto il canale del dialogo istituzionale richiamando al contempo al rispetto della legalità per evitare degenerazioni (attirando critiche).

A livello regionale, i 30 milioni di euro stanziati dalla Regione Puglia (20 per la filiera olivicola e 10 per il caro gasolio agricolo) e rivendicati dall’Assessore Piemontese e dai consiglieri regionali del territorio, da Graziamaria Starace a Rosa Barone, fino agli appelli trasversali e anche duri di Paolo Dell’Erba, Antonio Tutolo, rappresentano un primo segnale, ma vengono giudicati da Sindaci e categorie insufficienti senza una manovra statale ed europea, mentre al Presidente Antonio Decaro viene sollecitato un tavolo permanente sui trasporti. Napoleone Cera, invece, chiama in causa l’intervento del Governo.

Il vero cortocircuito si registra con Roma. Le parole del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha bollato i blocchi stradali come “un reato” offrendo solo timidissime aperture tecniche sulla tracciabilità olearia, hanno scatenato la profonda delusione delle organizzazioni agricole, a partire da Confagricoltura, e lo scontro tra i parlamentari del territorio: dall’interrogazione urgente depositata dalla senatrice Gisella Naturale per riattivare le accise mobili, agli impegni assunti in maggioranza dalla senatrice Anna Maria Fallucchi e dal deputato Giandonato La Salandra, fino alla decisione dell’europarlamentare Mario Furore di portare il caso in Europa. Inevitabile la shitstorm che ha travolto il Ministro sui social network.

Ultimo a livello cronologico l’intervento della Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni. La premier dichiara di aver discusso oggi stesso con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ed il Ministro dell’Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti. “Siamo sempre stati estremamente solidali con il settore che ovviamente incontra grandi difficoltà e siamo anche al lavoro per cercare di dare ulteriori risposte a questo settore”.

I prossimi passi delle proteste

Le proteste non accennano a fermarsi ed il calendario dei prossimi giorni è già segnato da tappe decisive. Domani, sabato 17 ottobre, scenderanno in strada a Manfredonia gli studenti dell’Istituto Toniolo e del Liceo Galilei-Moro. Sempre domattina, alle ore 10:30, i Sindaci della provincia di Foggia e i vertici di ANCI Puglia incontreranno ufficialmente i manifestanti al presidio del casello A14 di Poggio Imperiale.

Lunedì 19 ottobre sarà una giornata spartiacque su tre fronti. A Manfredonia il Consiglio comunale discuterà e voterà il documento unitario dei Sindaci di Capitanata per chiedere a Governo e Regione lo stato di crisi e misure straordinarie per pesca, agricoltura e autotrasporto (un atto che ha già raccolto l’adesione trasversale anche dai banchi dell’opposizione). Nelle stesse ore a Foggia si misurerà la tenuta del trasporto pubblico locale a rischio stop per carenza di gasolio, mentre a Strasburgo la vertenza della Capitanata dovrebbe approdare nelle aule del Parlamento Europeo.

Probabile vedere altri annunci nelle prossime ore: è appena stato annunciato un Consiglio comunale straordinario a Vico del Gargano per venerdì 23 ottobre.

Se da Roma non arriveranno risposte concrete, le proteste varcheranno i confini regionali con la grande manifestazione nazionale già pre-annunciata nella Capitale.

Foto dalla pagina Facebook di Raffaele Piemontese.