Scuola

Violenza nelle scuole, MID: «Docenti sempre più esposti”

Il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti, che riunisce oltre 12.700 docenti, interviene dopo l'aggressione al professore di Torino.

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La crescente violenza nei confronti degli insegnanti torna al centro del dibattito sulla sicurezza nelle scuole italiane. A riaccendere i riflettori su una situazione sempre più preoccupante è il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti (MID), che attraverso il comunicato numero 37 denuncia il progressivo deterioramento delle condizioni lavorative del personale scolastico, chiedendo interventi concreti per tutelare la dignità, la salute e l’incolumità degli insegnanti.

A suscitare particolare indignazione è il recente episodio di violenza verificatosi a Torino, dove un docente è stato aggredito, riportando evidenti lesioni al volto. Secondo quanto raccontato dall’insegnante, dopo aver ricevuto un pugno sarebbe stato colpito anche con una sedia.

Un episodio che, secondo il MID, rappresenta soltanto l’ultimo tassello di una sequenza di aggressioni che sta segnando profondamente il mondo dell’istruzione.

«Le immagini del collega di Torino rappresentano l’emblema di una Scuola contemporanea attonita e ferita nel profondo», si legge nel comunicato.

Aggressioni ai docenti, il MID: «La violenza non può essere giustificata»

Il gruppo evidenzia come negli ultimi anni il rapporto tra scuola, studenti e famiglie abbia attraversato una trasformazione preoccupante, con gli insegnanti sempre più frequentemente esposti a comportamenti aggressivi.

Secondo il MID, una professione tradizionalmente associata al rispetto e all’autorevolezza rischia oggi di trasformarsi in un bersaglio sul quale alcuni studenti e genitori riversano frustrazioni e tensioni.

Da qui una serie di interrogativi sul significato educativo delle sanzioni e sulle conseguenze che dovrebbero derivare da comportamenti particolarmente gravi.

«Può il centro dell’educazione, ossia la Scuola, lasciare senza conseguenze un gesto così grave e del tutto gratuito?», si domanda il gruppo, sottolineando il rischio che l’assenza di provvedimenti adeguati possa trasmettere agli studenti un messaggio sbagliato.

Per il MID, infatti, la funzione educativa della scuola non dovrebbe tradursi in un atteggiamento di tolleranza indiscriminata nei confronti della violenza.

Al contrario, di fronte ad aggressioni particolarmente gravi, il gruppo ritiene necessario valutare provvedimenti rigorosi, comprese conseguenze sul percorso scolastico e iniziative giudiziarie nei confronti dei responsabili, nel rispetto delle procedure e delle responsabilità previste dalla legge.

Tra le misure indicate nel comunicato figurano la bocciatura, la querela e, nei casi previsti, la richiesta di risarcimento dei danni.

«Una sanzione ferma e rigorosa non è segno di abbandono, ma diventa uno strumento educativo e propedeutico per un vero percorso rieducativo», sostiene il gruppo.

Sicurezza nelle scuole e rischio di episodi ancora più gravi

Particolarmente forte è il richiamo alla necessità di prevenire episodi dalle conseguenze potenzialmente tragiche.

Nel comunicato viene ricordata anche l’aggressione avvenuta nel marzo 2026 nella Bergamasca, quando un’insegnante di francese è rimasta vittima di un grave attacco. Il MID richiama il ruolo determinante dell’intervento di uno studente e dei soccorritori nel salvare la vita alla docente.

Una vicenda che, secondo il gruppo, dovrebbe indurre le istituzioni a interrogarsi seriamente sull’efficacia degli strumenti di prevenzione e protezione attualmente disponibili.

«Non si è retribuiti per rischiare la vita», sottolinea il MID, ribadendo che la sicurezza dei lavoratori non può essere subordinata a interpretazioni distorte del principio di inclusione.

Il gruppo solleva inoltre la questione della tutela degli altri studenti, spesso costretti ad assistere a episodi traumatici e a convivere con il timore che possano ripetersi.

Da qui la proposta di valutare, per gli autori di condotte particolarmente violente, percorsi formativi alternativi e protetti, capaci di conciliare le esigenze educative con la sicurezza dell’intera comunità scolastica.

Stipendi, tutela legale e burnout: una professione sempre più difficile

La riflessione del MID non si limita alla questione delle aggressioni, ma si estende alle condizioni complessive di lavoro degli insegnanti italiani.

Secondo il gruppo, il progressivo indebolimento dell’autorevolezza docente sarebbe collegato anche alla scarsa valorizzazione economica e sociale della professione.

Per questo viene ribadita la necessità di adeguare gli stipendi degli insegnanti italiani ai livelli europei, riconoscendo concretamente il ruolo fondamentale svolto dalla categoria nella formazione delle nuove generazioni.

Un’altra richiesta riguarda l’introduzione di una tutela legale automatica a carico dello Stato, affinché gli insegnanti vittime di aggressioni possano intraprendere le opportune azioni giudiziarie senza dover sostenere personalmente i relativi costi.

Una misura che, nelle intenzioni del gruppo, potrebbe rappresentare anche un deterrente nei confronti di eventuali comportamenti violenti.

Il comunicato richiama inoltre il problema del burnout, ossia l’esaurimento psicofisico legato allo stress lavorativo, che può interessare il personale scolastico sottoposto a pressioni crescenti.

In questo contesto, il MID pone un ulteriore interrogativo sulla sostenibilità della professione docente fino a un’età pensionabile sempre più avanzata.

«Si può rimanere in un contesto del genere e con queste difficoltà fino a 70 anni?», domanda il gruppo, richiamando le prospettive previdenziali delle generazioni più giovani.

La richiesta di passare dalla scuola ad altre amministrazioni

Il tema della sicurezza si intreccia così con una delle principali battaglie portate avanti dal gruppo: il riconoscimento della possibilità, per il personale scolastico, di accedere alla mobilità intercompartimentale verso altri settori della Pubblica Amministrazione.

Una rivendicazione che il MID sostiene da anni e che assume, alla luce delle difficoltà denunciate, un significato ancora più rilevante.

Secondo il gruppo, gli insegnanti dovrebbero poter valutare percorsi professionali alternativi all’interno del pubblico impiego, valorizzando le competenze acquisite durante il servizio scolastico.

Tra le richieste figura anche la possibilità di accedere ai posti eventualmente vacanti negli uffici del Ministero dell’Istruzione e del Merito, attraverso procedure che consentano di utilizzare personale già dipendente dallo stesso Ministero.

Il MID propone, in particolare, di evitare il ricorso esclusivo a concorsi esterni oppure di riservare una percentuale dei posti disponibili al personale scolastico interessato.

Pensione a 60 anni e indennità di rischio: le cinque richieste del MID

Nella parte conclusiva del comunicato, il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti, che dichiara di riunire oltre 12.700 insegnanti, sintetizza le proprie rivendicazioni in cinque punti fondamentali:

  1. Mobilità intercompartimentale, attraverso la possibilità per il personale scolastico di trasferirsi verso altri settori della Pubblica Amministrazione.
  2. Accesso agli uffici del Ministero dell’Istruzione e del Merito, mediante procedure che valorizzino il personale già in servizio o prevedano quote di posti riservati.
  3. Riconoscimento della professione docente come lavoro usurante, con possibilità di pensionamento anticipato a 60 anni senza penalizzazioni economiche.
  4. Introduzione di un’indennità di rischio per gli insegnanti impiegati in istituti caratterizzati da elevato disagio sociale e ambientale.
  5. Adeguamento degli stipendi ai livelli europei e tutela legale garantita per tutti gli insegnanti.

Richieste che, secondo il gruppo, non rappresentano soltanto rivendicazioni economiche o professionali, ma rispondono alla necessità di restituire dignità e sicurezza a una categoria chiamata quotidianamente a svolgere un ruolo fondamentale per la società.

Il futuro della professione docente tra sicurezza e dignità lavorativa

Il comunicato del MID riporta al centro dell’attenzione una questione che va ben oltre i singoli episodi di cronaca.

La scuola è chiamata a educare, includere e offrire opportunità di crescita a tutti gli studenti, ma deve contemporaneamente garantire condizioni di sicurezza a chi vi lavora e a chi la frequenta.

La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra la funzione educativa delle istituzioni scolastiche, la responsabilizzazione degli autori di comportamenti violenti e la tutela effettiva delle vittime.

In questo scenario, il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti chiede alle istituzioni di non limitarsi alle manifestazioni di solidarietà successive alle aggressioni, ma di affrontare strutturalmente le criticità della professione.

Per il MID, la sicurezza degli insegnanti, il riconoscimento economico del loro lavoro e la possibilità di scegliere percorsi professionali alternativi devono diventare elementi centrali delle future politiche scolastiche.

Perché, come emerge dal comunicato, una scuola che non riesce a proteggere adeguatamente i propri docenti rischia di compromettere anche la serenità e la qualità dell’ambiente educativo che dovrebbe garantire alle nuove generazioni.

FONTI:

Comunicato inviatomi dal MID