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Maria Falcone ricorda suo fratello ne “L’eredità di un giudice”: “La mafia non ha vinto”

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Il 18 maggio del 1938 a Palermo nasceva Giovanni Falcone. Oggi avrebbe compiuto ottantaquattro anni se il 23 maggio del 1992 la montagna di Capaci non fosse saltata in aria per volontà del potere mafioso. In occasione dei trent’anni della Strage di Capaci, che verrà celebrata lunedì a Palermo con numerose testimonianze ed eventi, è uscito un libro importante scritto da Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso da Cosa Nostra. 

Il libro, pubblicato da Mondadori, racconta “L’eredità di un giudice”. Maria Falcone da tanti anni è la presidente della fondazione che onora e ricorda l’impegno e la testimonianza di suo fratello. In questo libro racconta cos’è successo negli ultimi trent’anni: il ricordo di Giovanni e il dolore, le battaglie e le amarezze, la voglia di riscatto di Palermo e alcune delusioni che, ancora oggi, pesano sul suo vissuto. 

Da sempre legatissima al suo Giovanni, Maria non crede che la morte di suo fratello sia stata vana. Molte cose, infatti, sono cambiate da quel 1992. Le stragi di Capaci e Via D’Amelio hanno risvegliato una città, Palermo, e un Paese intero. “Ripercorrendo questi tre decenni – scrive Maria Falcone nel libro con Lara Sirignano – ricordando quando tutto iniziò e sembrava che tutto, invece, fosse finito, ripensando alle persone incontrate (tantissime), agli studenti, che continuano a seguirmi con entusiasmo, a quella parte delle istituzioni che non si è limitata a dire che “Cosa nostra fa schifo”, ma ha mostrato di volerla davvero combattere, mi sento di affermare che la mafia non ha vinto”. 

Trent’anni è il tempo di una generazione, quella di uomini e donne nati con l’esempio di Falcone e Borsellino e dei tanti uomini che sono morti per ribadire un ideale. “In questo Paese – continua Maria Falcone – c’è tanta gente perbene che crede nell’impegno e ha provato a ricostruire, dalle macerie delle stragi, un’Italia più giusta. Tutti loro sanno e anche io so che la strada da percorrere è lunga e ci vorranno ancora tanto tempo, dedizione e fatica. Vivremo momenti di sconforto e stanchezza e ci sembrerà di aver solo sprecato energie, il pessimismo a tratti ci toglierà entusiasmo e forze, ma andremo avanti proprio come abbiamo fatto in questi anni.”

Matteo Gentile
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