Malattia di Alzheimer: a Casa Sollievo della Sofferenza parte la terapia con anticorpi monoclonali

Malattia di Alzheimer: a Casa Sollievo della Sofferenza parte la terapia con anticorpi monoclonali
La malattia di Alzheimer, una patologia neurodegenerativa progressiva, si manifesta con un deterioramento graduale delle funzioni cognitive, in particolare della memoria, del linguaggio e della capacità di ragionamento, fino a compromettere l’autonomia della persona. Rappresenta circa il 55% di tutte le forme di demenza, in Italia si stimano circa 1.200.000 pazienti, di cui 70.000 solo in Puglia, a conferma dell’impatto rilevante di questa patologia sul sistema sanitario e sociale.
Un importante passo avanti nella lotta contro l’Alzheimer arriva da Casa Sollievo della Sofferenza, dove l’Ambulatorio per i Disturbi Cognitivi e Demenze, guidato da Raffaella Latino e afferente all’Unità Complessa di Neurologia diretta da Giuseppe d’Orsi, ha avviato con successo la somministrazione di Donanemab. Si tratta di un innovativo anticorpo monoclonale in grado di agire direttamente contro la proteina beta-amiloide, ritenuta tra i principali responsabili della degenerazione neuronale.

I primi due pazienti sottoposti al trattamento hanno mostrato una risposta positiva già dopo la prima infusione endovenosa, senza evidenziare particolari effetti collaterali. Il protocollo terapeutico prevede infusioni mensili con dosaggio progressivamente crescente fino alla quarta somministrazione. Si tratta, tuttavia, di un percorso complesso, che richiede un’attenta selezione dei pazienti e un approccio multidisciplinare strutturato. Durante il trattamento, i pazienti sono sottoposti a monitoraggi clinico-strumentali continui e a controlli neuroradiologici periodici (RMN), fondamentali per valutare la riduzione dell’amiloide cerebrale e garantire la massima sicurezza.
Parallelamente alle innovazioni farmacologiche, l’Ambulatorio ha potenziato i servizi di Day-Service dedicati, offrendo screening ematochimici e valutazioni neuropsicologiche finalizzate alla quantificazione del danno cognitivo. Inoltre, in collaborazione con le unità di Medicina Fisica e Riabilitazione e di Dietologia, è stato attivato un percorso di Day-Hospital della durata di quattro mesi. Questo programma integra riabilitazione neuro-cognitiva, riabilitazione motoria e counseling dietologico.

I dati clinici raccolti dopo 18 mesi di osservazione evidenziano come l’integrazione tra terapia farmacologica e riabilitazione consenta di “cronicizzare” la malattia, contribuendo al controllo dei fattori di rischio che alimentano la neuroinfiammazione.
Nel frattempo, su impulso della Direzione Scientifica, è in corso una riorganizzazione della gestione clinica delle demenze, con l’obiettivo di garantire una presa in carico completa e multispecialistica. Il nuovo modello prevede una stretta collaborazione tra neurologi, geriatri, genetisti, psicologi e altre figure professionali, assicurando non solo una diagnosi più accurata – supportata da studi liquorali, PET e analisi genetiche – ma anche un significativo impulso alla ricerca clinica.


