Storia

La fondazione romana di Siponto (Dies Natalis Siponti) (Prima parte) – Arch. Di Lauro Michele

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SIPONTO

Secondo le ricerche effettuate dal fisico Giulio Magli del politecnico di Milano (architettura civile), la maggior parte delle città fondate dai Romani, fra il V secolo avanti Cristo e il I dopo Cristo, sono allineate al sorgere del sole in determinate feste sacre o in base ai punti cardinali.Altre colonie,invece, sempre secondo i suoi studi, sonostate fondate entro 10 gradi a sud est o in prossimità del solstizio d’inverno. È stato ampiamente analizzato come un orientamento canonico delle città di fondazione in direzione dei punti cardinali, secondo il rito etrusco,non era consigliato. Questo per evitare, come ricorda Vitruvio nel suo De Architettura (Vitruvio 1,6 6-8), l’esposizione diretta ai venti molesti. Per tale motivo, secondo il trattatista romano, la maglia viaria del nuovo insediamento doveva risultare inclinata idealmente di un quarto di quadrante. Questa inclinazione permetteva inoltre che gli isolati della città avessero tutti e quattro i lati illuminati dai raggi del sole, con un grande vantaggio dal punto di vista igienico e del comfort abitativo.L’orientamento del reticolato urbano con il cardo che punta in direzione Sud Est, in vicinanza e in relazione al sorgere del sole al solstizio d’inverno, è quello che meglio si adatta alla struttura geomorfologica del rilievo tufaceo su cui sorgerà Siponto. Occorreva però determinare in anticipo la direzione dei raggi del sole all’alba del solstizio d’inverno, in modo da farla collimare con la direzione del cardo massimo che si andava a tracciare sicuramente prima dell’alba solstiziale. Si può ipotizzare quindi che sia stata utilizzata una meridiana portatile: congegno che era in grado di assegnare in anticipo la direzione della levata e del tramonto del sole ai due solstizi. La meridiana portatile romana, infatti, una volta che veniva individuata una delle direzioni cardinali astronomiche, quella equinoziale in modo particolare, permetteva facilmente di stabilire in anticipo la direzione della levata e del tramonto del sole ai due solstizi, sia d’inverno che d’estate. È probabile che gli agrimensori iniziassero il loro lavoro dopo la realizzazione del mundus la fossa posta all’incrocio tra il cardo massimo e il decumano massimo (locus gromae) e che costituiva il punto di stazionamento per la suddivisione della città.Gli agrimensori romani, diversamente da quelli etruschi che rispettavano le regole di orientamento astronomico scelte dagli auguri, apportavano nella scelta della direzione, verso la quale orientare la città, delle correzioni di carattere pratico. Lo studio preliminare del sito su cui si doveva insediare la città era la prima operazione cheveniva effettuata dagli agrimensori. Tale studio permetteva di conciliare le esigenze di natura magico-religiosa con quelle eminentemente pratiche, che consistevano nella ricerca della migliore soluzione dal punto di vista dell’adattamento al luogo e alle sue intrinseche caratteristiche geomorfologiche. A questo studio doveva poi seguire un rilievo topografico per fare in modo che la planimetria a scacchiera della città, costituita dai cardini e decumani, si adattasse appieno al sito. Quando arrivava il giorno del rituale di fondazione, la città era stata già pianificata dagli urbanisti agrimensori al meglio, e sicuramente il disegno sul terreno della maglia viaria principale era stato tracciatoattraverso l’uso di pali e corde.Inizialmente i gromatici romani, seguendo la tradizione augurale etrusca, cominciarono a tracciare per primo il cardo massimo secondo l’asse Nord Sud, che orientavano di norma in direzione del punto in cui sorgeva il sole nel giorno rituale della fondazione della città. Sulla base di queste due direzioni principali suddividevano la città in isolati quadrati o rettangolari. In seguito invece, in molti casi, cominciarono a tracciare per primo il decumano massimo, dirigendolo verso il punto prestabilito sull’orizzonte: in genere l’alba del giorno di fondazione;e solo dopo averlo individuato,tracciavano perpendicolarmente il cardo massimo.Ecco quindi che il cardo massimo, a Siponto, verrà individuato,secundum naturam,non convergente all’alba del solstizio d’inverno, così come in altre città di fondazione, ma con qualche grado di variazione verso sud. In modo tale che si potesse avere una maglia urbana con i cardini perpendicolari alla linea costiera, al fine di un miglior deflusso delle acque piovane superficiali e anche allo scopo di realizzare sistemi di drenaggio efficienti al di sotto del livello stradale. Questo criterio di prevalenza dell’aspetto pratico è evidente anche nella forma urbana, che non è quella classica del quadrato delle città di fondazione, ma è irregolare e segue la forma del rilievo tufaceo ai margini della laguna (Fig 1). Il decumano è disposto, come per prassi, lungo l’asse più sviluppato del territorio e in corrispondenza della via di comunicazione che da Arpi portava a Siponto. Il Cardo massimo è ipotizzabile che andasse dalla porta della città sul mare (porta principale destra), i cui resti sono stati rinvenuti alcuni anni fa,sino alla casa cantoniera, come si evince dalle foto aeree,per terminare davanti all’anfiteatro augusteo.

FIG1

Le colonie marittime fondate dai romani avevano una formaurbana quadrangolare, estensione limitata e un numero di coloni esiguo (trecento) che mantenevano la civitas romana e ricevevano, come da tradizione, due iugeri di terra che costituivano l’heredium (appezzamento trasmissibile agli eredi). Siponto, diversamente dalle altre colonie marittime, presenta una forma di poligono irregolare che però ben si adatta al sedime della città. La logica pianificatrice degli agrimensori romani prevalse sulla tradizione del rito etrusco, anche se il riferimento al solstizio d’inverno è comunque evidente e poteva essere osservato dall’umbilicus urbis senza ostacoli naturali, poiché il sole sorgeva direttamente dal mare. Spostarono solamente il momento rituale della cerimonia di fondazione, che con molta probabilitàavvenne alle ore nove circa dell’anno 194 a.C., il giorno del solstizio d’inverno, che quell’anno cadeva il 24 dicembre. La cerimonia si tennequindi durante il primo dei tre anni a disposizione dei triumviri (D. Iunius Brutus, M. Baebius Tamphilus, M. Helvius)incaricati della deduzione della colonia (Livio,XXXIV, 45,3). Infatti, dopo la prima fase rituale, occorreva eseguire numerose altre attività, quali il tracciamento dei cardini e dei decumani minori, la sistemazione delle strutture fognarie, delle strade, dei templi, ecc, e quindi non si poteva attendere oltre. Il riferimento al solstizio d’inverno quale direzione inaugurale della città non è casuale, poiché Siponto costituiva la porta di accesso al Gargano, la “Montagna del Sole”, altipiano che costituiva un osservatorio astronomico naturale per lo studio del moto solare, in modo particolare dei solstizi e degli equinozi.Questa facilità di osservazione è forse una delle cause della presenza sul promontorio del culto di Giano (vedi approfondimento).

Nei trattati degli antichi professionisti della groma romani troviamo numerosi esempi di come inserire nella realtà territoriale specifica l’ideale teorico di orientamento delle nuove città secondo i punti cardinali. Nei loro testi si fa riferimento esplicito all’adattamento alla situazione dei luoghi nell’orientamento dei cardini e dei decumani, che dovevano seguire spesso i corsi dei fiumi, le rive di un lago, i rilievi montuosi o la linea di costa del mare. Igino il Gromatico (Hyg. Min., Const. limit., 144, 18-20), ad esempio, facendo riferimento all’orientamento ideale di suddivisione di una città di fondazione, secondo le regole canoniche,così scrive<<Hanc constituendorum limitum rationem seruare debebimus, si huic postulationi uel locorum natura suffragabit.>> (Dovremo seguire questo principio della costituzione dei limiti, se la natura dei luoghi sarà favorevole a questa postulazione). In seguito precisa scrivendo (Hyg. Min. Const. Limit., 145, 10-11)<< Itaque si loci natura permittit, rationem servare debemus: sin autem, proximum rationi.>> (Pertanto se la natura del luogo lo permette, questo è il sistema che si deve osservare; altrimenti, quello che vi si avvicina maggiormente)( Fig.2 ).

FIG2

Infatti, tornando alla fondazione di Siponto, intorno alle ore 9, al solstizio d’inverno, il sole è perfettamente allineato lungo l’asse centrale del cardo massimo e tutto questo doveva essere visibile dall’ara posta sul mundus da poco realizzato e che costituiva l’umbilicus della città. Il punto di partenza per il tracciamento del cardo massimo e del relativo decumano doveva trovarsi in corrispondenza della recinzione della Casa Cantoniera, (vediFig. 1). Attualmente, nell’area archeologica di Siponto, non vi è alcun resto visibile della struttura viaria della città. Solo attraverso le foto aeree è possibile notare parzialmente la traccia del percorso che dalla porta di accesso al mare proseguiva arrivando alla casa cantoniera, per poi terminare vicino l’anfiteatro. Vi è però un luogo in cui è possibile osservare appieno l’allineamento del sole, alle ore 9 del mattino nel giorno del solstizio d’inverno, con l’asse del cardo massimo: è la basilica di Santa Maria di Siponto. La Chiesa medievale ha gli assi interni allineati con i cardini e i decumani della città romana. Tutto questo, in mancanza di resti visibili sul terreno,permette di osservare meglio la scena di allineamento del cardo massimo con l’astro solare nel giorno del solstizio d’inverno.La cupola, e in modo particolare la lanterna sommitale, funge da gnomone e segna il centro esatto della pavimentazione, recentemente realizzata, che si trova in asse con il Cardo massimo, (vediFig. 3, 4 e 5).

La foto è stata scattata il giorno 24 dicembre 2019, due giorni dopo il solstizio d’inverno che in quell’anno cadeva il 22 dicembre. Anche se scattata due giorni dopo il solstizio, la lettura dell’allineamento con il centro del cardo massimo è pressoché identica, con una variazione poco percettibile.

Il giorno 22 dicembre l’alba è alle ore 07:20, con azimut pari a 121,3o e l’altezza dell’astro è – 0,8o, tale altezza ci fa comprendere come solo la parte superiore del sole è al di sopra dell’orizzonte. Il tramonto è alle ore 16:29 con azimut 238,7o, mezzogiorno solare ore 11:54, altezza 24,9o. Alle ore 9:00 l’azimut è 139,4o, lunghezza dell’ombra (proporzione) 1: 4,18.

Il giorno 24 dicembre l’alba è alle ore 7:20, con azimut pari a 121,3o e l’altezza dell’astro è – 0,8o. Il tramonto è alle ore 16:30 con azimut 238,7o, mezzogiorno solare ore 11:55, altezza 24,9o. Alle ore 9:00 l’azimut è 139,2o, l’altezza è 13,3o la lunghezza dell’ombra (proporzione) 1: 4,22.

Le differenze sono impercettibili. Bisogna tener presente che nel nostro emisfero boreale, nei giorni 22, 23 e 24 dicembre, il sole sembra fermarsi in cielo: è il Solstitium (Sole fermo). L’impressione del “fermarsi” del sole è dovuta al fatto che in corrispondenza dei solstizi la variazione della declinazione è molto lenta, a differenza degli equinozi in cui la variazione della declinazione è più consistente e quindi evidente.

Gli allineamenti solari verso determinati punti hanno sempre avuto una grande importanza scenografica nell’architettura e nell’urbanistica romane. Ad esempio nel Pantheon i raggi del sole, passando per il grande oculo centrale, colpiscono a mezzogiorno del 21 aprile, giorno delle celebrazioni della nascita di Roma, una griglia metallica posta davanti l’ingresso dell’edificio. Gli esempi di utilizzo dei raggi del sole per creare effetti scenografici sono numerosiin architettura:oltre al Pantheon, l’Ara Pacis, la Villa di Adriano a Tivoli, ecc. In urbanistica, l’orientamento verso i solstizi si ha in varie città, come Vicenza, Verona, Aosta, Augusta Bagiennorum e altre.Augusta Praetoria Salassorum, l’attuale Aosta, venne fondata da Ottaviano Augusto nell’anno 25 a.C. nel giorno del solstizio d’inverno, che allora cadeva il 23 dicembre. In quel giorno solstiziale il sole,pochi minuti prima delle ore 11,spunta dal profilo naturale della montagna che la sovrasta e si incunea perfettamente al centro del cardo massimo della città, l’attuale Via Croce di Città (Fig.6). (Fine prima parte)

FIG6

Approfondimento

Giano (Janus Bifrons) definito anche Janus Pater, padre di tutti gli dei, della natura e di tutti gli uomini, era una divinità tipicamente italica e latina e, secondo una versione del mito, sarebbe stato il primo dio di Roma. Era posto a presidio dei solstizi, che allora erano chiamati anche “porte”, essendo il dio dell’apertura e dell’inizio, con caratteristiche assimilabili a quelle delle divinità solari.È quanto lascia intendere Macrobio, affermando che << certuni vogliono dimostrare che Giano è il sole, e quindi gemino o duplice in quanto signore delle porte celesti>> Saturnali I. 9.9. Dal suo nome Janus deriva il termine ianua, porta, e januarius è il mese che apre l’anno ed il primo giorno di gennaio veniva dedicato alla festa del dio. Nell’era cristiana, a Janus Bifrons sono subentrati i due Giovanni (Joahnnes), foneticamente somiglianti, a guardia delle porte solstiziali. Il Battista presiede alla porta del solstizio d’estate, festa il 24 giugno; san Giovanni Evangelista presiede alla porta del solstizio d’inverno (Ianua Coeli), festività 27 dicembre.

Sul promontorio del Gargano molti sono i riferimenti al culto di Giano, ad iniziare da Bisanum (Bis Janum), l’antico toponimo della città di San Giovanni Rotondo, per proseguire con il termine Pirgiano (fuoco di Giano), sempre riferito al casale di san Giovanni Rotondo. Altri numerosi riferimenti sono: Ruggiano, Celano, Stignano, Rignano, ecc..Alcuni studiosi inoltre ritengono che il nome Gargano derivi da una espressione fenicio-latina Argo Jan, cioè nave di Giano. Anche la tradizione orale fa riferimento a Giano bifrons, poiché è d’uso dire “Hai una doppia faccia come San Matteo Salerno”. È evidente la trasposizione dall’antico culto di Giano a quello di San Matteo (detto Salerno poiché la reliquia proveniva dalla città di Salerno), venerato nell’omonimo convento, e che era precedentemente denominato San Giovanni in Lamis, trasposizione cristiana di Giano.Del resto,anche San Matteo è un santo che ha legami con il sole, poiché si festeggia il 21 settembre, giorno dell’equinozio d’autunno.(Fine prima parte)

(a cura dell’arch. Michele Di Lauro, docente di Storia dell’Arte del Liceo”Roncalli” di Manfredonia)

(Il materiale  contenuto in questo articolo può essere riprodotto, in tutto o in parte, per scopi non commerciali, purchè siano citati l’autore e la fonte.)

Fig. 1 Siponto Dies Natalis  Planimetria con la disposizione del Locus Gromae all’incrocio tra il Cardo e il Decumano massimi. Il Cardo Massimo è stato individuato secundum naturamnon convergente verso l’alba del solstizio d’inverno. La cerimonia del rito di fondazione si tennealle ore 9 circa dell’anno 194 a.C., il giorno del solstizio d’inverno che quell’anno cadeva il 24 dicembre.

Fig.2 Miniature tratte dal Ms. Palatinus 1564 (IX secolo) f. 89 v., Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma. Sono riprodotte una quadripartizione regolare ed una irregolare.

Fig. 3 Foto aerea dell’area archeologica di Siponto

L’asse Est-Ovest della basilica di S. Maria di Siponto è parallelo al Decumano massimo;

l’asse Nord-Sud è parallelo al cardo massimo.

Fig. 4 Foto scattata alle ore 9 circa del mattino del 24 dicembre 2019. Si noti la posizione del sole che è in perfetto allineamento con l’asse Nord-Ovest / Sud-Est della Chiesa, l’asse del portale monumentale di fine Duecento.

Fig. 5 Foto scattata alle ore 9 circa del mattino del 24 dicembre 2019.

Si noti l’ombra della lanterna che fungendo da gnomone indica il centro della pavimentazione parallela al cardo massimo.

Fig. 6 Particolare locandina raffigurante le celebrazioni del natale della città di AostaLa città fu fondata nel 25 a.C., nel giorno del solstizio d’inverno (23 dicembre in quell’anno), alle ore 11 circa. A quell’ora il sole segna il centro del Cardo massimo della città, l’attuale Via Croce di Città.