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Il Palazzo Mozzillo Iaccarino

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IL PALAZZO MOZZILLO IACCARINO

A cura del Cav. Michelarcangelo SIMONE

Il Palazzo Mozzillo – Iaccarino, di cui il nome resta vivo nella memoria collettiva e nelle istituzioni scolastiche locali, era un palazzo storico situato al centro di Manfredonia, in Corso Manfredi,  precisamente di fronte alla Chiesa Stella Maris. 

Nel 1886, storicamente accertato, è stata la sede della Regia Dogana ed occupava i piani bassi dell’edificio dove erano situati gli Uffici Amministrativi della Regia Dogana.

        Palazzo Mozzillo-Iaccarino 1886                 

Tale collocazione era strategica, il palazzo si trovava infatti a pochi metri dal porto, che in quel periodo disponeva del solo Molo di Levante, rendendo l’edificio il punto di controllo più immediato e funzionale per i traffici marittimi dell’epoca.

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Palazzo Mozzillo-Iaccarino 1886 secondo – foto elaborata

Fino al 1965, in questo palazzo al piano terra, mio padre, Rodolfo SIMONE, figlio del Podestà Comm. Pietro SIMONE, aveva il tabacchino, dove io adolescente, pur frequentando in quel periodo la scuola media, ero di grande aiuto a mio padre per la vendita di tabacchi. 

Anni ’60 Palazzo Mozzillo-Iaccarino il Tabacchino di mio padre 

In questa rarissima foto io sono sul gradino d’ingresso del tabacchino dove assisto al passaggio di un corteo funebre preceduto da tante macchine che portavano sul tettuccio le ghirlande

Neli anni ’60, abitualmente i pescatori, dopo aver acquistano  un sigaro o cinque sigarette, perché non si potevano permettere il lusso di acquistare un pacchetto intero, per poca disponibilità economica in quei tempi, poiché vivevano alla giornata, questi avevano l’abitudine, all’uscita dal tabacchino, di sostareall’angolo della strada, per scambiare due chiacchiere e parlare della loro giornata di pesca del giorno dopo.

Un altro particolare di quell’angolo di questo palazzo, era l’esistenza di un paolo di ferro che serviva a sostenere, ad una certa altezza i cavi della distribuzione e della trasmissione dell’energia elettrica del quartiere, garantendo la distanza di sicurezza dal terreno e dall’edificio, dove noi ragazzi adolescenti, fissavamo una corda, tra le strisce incrociate della parte basse del ridetto palo, per crearci l’altalena che rappresentava per noi un grande divertimento, non esistevano parchi giochi.  

Verso la fine degli anni ’60, l’edificio venne demolito per fare posto ad una costruzione moderna, privando Corso Manfredi, ancora una volta, di una testimonianza architettonica significativa. 

Ricordo perfettamente quando demolirono con le ruspe questo palazzo, era il 1968, e vi posso assicurare che assistere all’abbattimento di un palazzo storico significa quasi sempre cancellare un frammento irripetibile di memoria collettiva, identità urbana e radici sociali.

Le facciate, i materiali e le tecniche costruttive raccontano l’evoluzione della comunità e il genius loci (l’anima del luogo) di un quartiere storico.

Per chi è vissuto in qui luoghi, i muri storici custodiscono storie di vita quotidiana che nessuna costruzione in cemento può sostituire.

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Per esperienza del passato e di quello che avviene ancora ai nostri giorni, spesso al posto di un edificio d’epoca sorge un blocco moderno e disarmonico che rompe l’equilibrio architettonico circostante, come è realmente accaduto alla fine degli anni ’60, nella fattispecie concreta, che non solo hanno costruito un palazzo di quattro piani più l’attico, ma sopra a quell’attico hanno permesso di costruire dei gazebo in legno e materiale vario su tutta la superficie del ridetto attico creando uno scenario “architettonico” mostruoso da fare girare nella tomba i coniugi Mozzillo-Iaccarino.

                                       Cav. Michelarcangelo SIMONE

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