
IL BARONE DOTTOR NICOLA CESSA
Nato a Manfredonia il 10 ottobre 1887, di origini nobiliari, e morì a Manfredonia il 4 luglio 1958
A cura del Cavaliere Michelarcangelo SIMONE
Fino al 1958, ho abitato in Via Stella, avevo 8 anni, e difronte alla mia abitazione abitava il Barone Cessa, che è stato l’ultimo tassello di quella discendenza dei Baroni; era un uomo di vasta cultura e di profonda bontà. I balconi che si affacciavano in via Stella erano dotati di persiane alla genovese di colore verde, quasi sempre chiuse, ogni tanto però il barone, si affacciava attraverso uno dei due sportellini delle ridette persiane e osservava il vicinato. Di solito indossava una vestaglia pesante di quei tempi e un cappellino circolare di lana in testa fatto ad uncinetto. Ero piccolo, e quell’uomo, dallo sguardo molto serio, non sorrideva mai. Aveva dei baffi, ben curati dell’epoca, simbolo di autorità e di potere, un’immagine che mi incuteva un po’ di paura, anche se in realtà era un uomo buono. Infatti, quando io ero sul balcone a giocare, e notavo la sua presenza, rientravo subito in casa. Ogni tanto anche la figlia adottiva si affacciava su quel balcone, e nel vederli, in certi momenti affacciati, mi sembrava di assistere ad una scena di un film muto. Mio padre, spesso mi parlava del Barone Cessa, perché sapeva che mi piaceva sapere un po’ della sua vita privata, insomma posso asserire di conoscere un po’ la sua storia.
Detto questo, passo a raccontarvi nei dettagli la sua storia. Il Barone Nicola Cessa, era un nobile Cavaliere, aveva una figlia adottiva. E ancora: un’azienda pubblica di servizi alla persona; una precedente vendita di suoli, una riesumazione probabile di un cadavere: è la vicenda relativa all’eredità del Barone Cavaliere dottor Nicola CESSA, tra i fondatori a Manfredonia della Democrazia Cristiana , e al quale la città ha dedicato uno storico largo e al quale è legato anche un palazzo in zona centro storico (Via Santa Maria delle Grazie).
Ingresso Palazzo Delli Santi in Via Santa Maria delle Grazie


Il Barone Cessa possedeva una masseria, che fu demolita negli anni ’60 in area ex Enichem,
era proprietario di un prosperoso oliveto detto “chiusa della Pace”, sito a circa 2 km. da Manfredonia. Al centro del fondo vi era un’antica costruzione che per la struttura e configurazione, per le garitte pensili angolari e per il ponte levatoio, che garantiva da eventuali assalti di sorpresa, arieggiava ad un piccolo maniero.
La manovra di apertura chiusura avveniva dall’interno, in prossimità dell’ingresso, dove all’esterno, una scalinata in muratura, a pochi metri di distanza dal maniero, consentiva l’accesso solo quando il ponte veniva abbassato per attivare il collegamento.
Nicola Cessa, privo di discendenza, lasciò in eredità, prima di morire, all’Opera Pia Orfanotrofio Femminile, il suo oliveto, compiendo un atto di alta filantropia.
Il fondo, dal patrimonio dell’Opera Pia, a cui era stato donato, è passato in proprietà all’ANIC, e al posto della pianura alberata e del maniero, fu eretto il Petrolchimico, ma questa è un’altra storia che potrei raccontarvi in un altro articolo.


A sinistra la casa in campagna del Barone CESSA, località Macchia (ex Enichem), dove noi ragazzi della Parrocchia Stella Maris, d’estate, trascorrevamo un periodo di vacanza, negli anni ‘60, organizzato dal Parroco don Nicola ANGIULLI, che aveva la durata di 10 giorni, chiamato “Campeggio”. (a destra una foto in cucina con i miei amici di parrocchia impegnati in cucina. Io sono a sinistra nella foto).
Il Cavaliere Barone dottor Cessa Nicola nasce a Manfredonia il 10 ottobre 1887, di origini nobiliari, e morì a Manfredonia il 4 luglio 1958. Legato al Barone Cessa una sorella, consorte del dottor Fischetti di Monte Sant’Angelo, già Podestà di Manfredonia e proprietaria di un palazzo sontuoso in zona corso Roma. I resti della famiglia Cessa sarebbero conservati in una cappella a Siponto, nei pressi della Basilica di San Leonardo. In base alla raccolta dati, il cavaliere Cessa, già sposato con una signora di Manfredonia, con suocera imparentata con la famiglia dei farmacisti Del Vecchio, ha un figlio di nome Giuseppe, interdetto e disabile. La moglie del barone muore il 16 luglio 1943. Il figlio Giuseppe morì il 26 marzo 1958, quattro mesi prima del padre, esattamente il 4 luglio del 1958.
Il Palazzo dei Baroni Cessa: Tra Barocco e Neoclassicismo. Originario del XVII secolo, il Palazzo dei Baroni Cessa rappresentava inizialmente un imponente complesso che si estendeva da Corso Roma (un tempo via San Matteo) fino a via San Lorenzo
Il barone Cessa – sempre in base alla raccolta dati – affilia una bimba del Barese, classe 1938, nel lontano 1940. Il Cavaliere al tempo avrebbe svolto la funzione di Procuratore dell’ufficio imposte di Bari ed in base ad un’altra ipotesi avrebbe avuto una relazione extraconiugale con una signora del barese. Da qui la nascita della bambina, mai riconosciuta. Ufficialmente la bimba sarebbe stata adottata da un orfanotrofio del territorio.


L’interno dell’immobile del Barone Cessa situato in via Santa Maria delle Grazie.
Dopo la morte della moglie, avvenuta il 16 luglio 1943, il barone Cessa accoglie la ragazza in casa. In Via Santa Maria delle Grazie, palazzo Delli Santi. Presenti due abitazioni confinanti. Il barone vive in una di esse con il figlio Giuseppe , nell’altra la figlia. Presenti anche la suocera del cavaliere e – ipoteticamente – un’insegnante di Manfredonia, che avrebbe accudito il figlio del barone quando lo stesso era in vita. La ragazza affiliata sarebbe stata trattata con cura e con affetto, vivendo da padrona di casa e dando anche disposizioni per i servizi nella casa. “Vestiva bene, di ottima moralità, era spesso con il padre – dice un’altra fonte – anche considerando che non aveva altre amiche o amici”.
“IL BARONE NON RICONOBBE MAI IN VITA LA BAMBINA” – Dopo la morte della moglie (16 luglio 1943) e del figlio Giuseppe (26 marzo 1958), il 4 luglio del 1958 muore il Cavaliere Cessa. Esattamente dopo 52 anni ed un giorno l’udienza dinnanzi al Tribunale di Foggia, dove era pendente una causa relativa ad un’azione di riconoscimento dello status di figlio naturale, relativo alla ragazza affiliata (che solo a 18 anni sarebbe stata informata da una zia dell’affiliazione). Ma a riguardo non si ha certezza. In ogni modo il Cavaliere, nonostante l’ottima cura e affetto da buon padre, non riconobbe mai in vita la figlia. Difatti, ammettere formalmente di avere avuto una figlia naturale concepita ipoteticamente da una relazione extraconiugale avrebbe potuto esporre il cavaliere anche alle dicerie e maldicenze del paese e danneggiare la reputazione dello stesso e la memoria del figlio e della moglie defunta.
IL TESTAMENTO – In base al testamento olografo (pubblicato), il Barone lasciò in eredità: il quartino in via S.M. delle Grazie alla ragazza affiliata, già nuda proprietaria di 1/4 del bene, oltre 2.800.000 per spese varie (compreso riparazione tettoia e matrimonio, ma se solo avvenuto prima del decesso del padre), oltre a 3.000.000 delle vecchie lire in titoli di stato. L’usufrutto ad una congiunta (l’insegnante) che aveva accudito il figlio Giuseppe oltre ad alcuni beni immobili.
Tutto il resto del patrimonio (24 ettari in c.da Madonna della Pace, agro di Monte Sant’Angelo, dove è sorto l’Enichem Agricoltura, con “fabbricato rurale distrutto volontariamente nel 1968-69 prima dell’insediamento” ed occupato dai turchi nel 1620 durante l’assalto a Manfredonia, oltre ad altri casini di campagna, fabbricati rurali e casa in via S.M. delle Grazie – confinante con quella della ragazza affiliata – all’Orfanotrofio Santa Maria della Stella (oggi Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “S.M.A.R.”, dalla trasformazione e contestuale fusione delle disciolte II.PP.A.B. Amministrazione Unica Opere Pie – Centro di Accoglienza “S.M. Stella” e Ospizio Comunale di Mendicità “A.Rizzi”).
LA CAUSA – La donna, dopo la morte del padre, è stata seguita da un avvocato di Manfredonia che ha avviato l’azione di riconoscimento dello status di figlio naturale. L’avvocato ha richiesto l’esame del Dna al Ctu medico legale tanto per il barone Cessa quanto per l’affiliata per verificare la compatibilità dei rispettivi patrimoni genetici e stabilire il rapporto biologico di paternità naturale che avrebbe sciolta positivamente la riserva, per la presumibile richiesta di restituzione di parte dell’eredità contro l’Asp S.M.A.R.. Ma c’è una domanda: perché il Barone Cessa non lasciò l’eredità alla ragazza che – da buon padre – aveva già accolto e cresciuto in casa? “Forse nella speranza che chi l’avrebbe sposata lo avrebbe fatto solo per amore”, dice una fonte che ha vissuto personalmente la vicenda in quegli anni. Ma sta di fatto che la donna anche se era sposata con figli, non ottenne nessuna eredità ma solo di usufruire un alloggio in quel palazzo per le precarie condizioni economiche della stessa.


Angolo del Palazzo Delli Santi tra Via San Lorenzo e Via Santa Maria delle Grazie
Il Barone Cessa aveva intestato all’Opera Pia Orfanotrofio Femminile di Manfredonia, da raccolta dati, relativamente all’area della quale ho fatto riferimento precedentemente sono: corso Roma 165 piano I, 1 vano; Corso Roma 177 piano terra, 1 vano; corso Roma 173 piano terra; via Santa Maria delle Grazie 17 piano terra; via Santa Maria delle Grazie 19 piano terra, I vano; via Santa Maria delle Grazie n.22, piano primo, 1,5 vani; via Santa Maria delle Grazie n.24 piano terra; Corso Roma n.175 piano terra, 2,5 vani. E ancora via Santa Maria delle Grazie 26 piano terra 1 vano. Via Santa Maria delle Grazie, 1 vano, piano terra n.26 e ancora piano primo, 3 vani e altri 6 vani (via Santa Maria delle Grazie n.26 piano primo), via S.M.Grazie n.26 piano primo (vani 7,5), via S.M.Grazie (25 mq), n.26 piano terra. Infine: 10 vani in via Santa Maria delle Grazie piano primo e secondo e 3 vani al piano 2 della stessa via numero civico n.26. Unità immobiliari tutte intestate all’opera Pia Orfanotrofio Femminile.
Cav. Michelarcangelo SIMONE


