Cronaca Italia

Giulia Tramontano: ci fu premeditazione da parte di Impagnatiello

La Corte d’Assise d’Appello di Milano riconosce l’aggravante della premeditazione per l’omicidio di Giulia Tramontano, uccisa nel maggio 2023

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MILANO – 26 ottobre 2026. Alessandro Impagnatiello aveva premeditato l’omicidio della compagna Giulia Tramontano. È quanto stabilito dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano al termine del processo d’Appello bis, disposto dalla Corte di Cassazione per riesaminare l’aggravante della premeditazione, precedentemente esclusa nel giudizio di secondo grado.

Per l’ex barman resta confermata la condanna all’ergastolo, alla quale si aggiungono tre mesi di isolamento diurno. Una decisione che segna un nuovo passaggio giudiziario nella vicenda del femminicidio di Giulia Tramontano, la giovane di 29 anni uccisa il 27 maggio 2023 nell’abitazione di Senago, nel Milanese, mentre era incinta al settimo mese del piccolo Thiago.

Il delitto e il percorso giudiziario

Giulia Tramontano venne uccisa con 37 coltellate dal compagno Alessandro Impagnatiello, al termine di una giornata durante la quale la giovane aveva scoperto la relazione parallela intrattenuta dall’uomo con un’altra donna.

Nel novembre 2024 la Corte d’Assise di Milano aveva condannato Impagnatiello all’ergastolo, riconoscendo, tra le altre, le aggravanti della crudeltà e della premeditazione.

Nel giugno 2025, tuttavia, i giudici di secondo grado avevano confermato il carcere a vita escludendo la premeditazione, ritenendo non sufficientemente dimostrata la persistenza di un proposito omicida nei mesi precedenti al delitto.

La Procura generale di Milano aveva quindi presentato ricorso in Cassazione, ottenendo l’annullamento con rinvio della sentenza limitatamente a tale aggravante.

Il nuovo processo si è concluso il 26 ottobre 2026 con il riconoscimento della premeditazione.

Il veleno per topi e la pianificazione dell’omicidio

Al centro del nuovo giudizio sono finite soprattutto le condotte tenute da Impagnatiello nei mesi precedenti all’assassinio.

Secondo quanto ricostruito durante le indagini, l’uomo aveva iniziato già nel dicembre 2022 a somministrare di nascosto alla compagna sostanze tossiche, tra cui veleno per topi, intensificando tale comportamento nelle settimane precedenti al delitto.

Un elemento ritenuto particolarmente significativo dall’accusa, insieme alle ricerche effettuate su Internet riguardanti gli effetti delle sostanze velenose e le modalità per occultare le conseguenze del crimine.

La sostituta procuratrice generale di Milano, Maria Pia Gualtieri, aveva chiesto il riconoscimento della premeditazione, sostenendo che Impagnatiello avesse avuto tutto il tempo necessario per rinunciare al proprio proposito, scegliendo invece di portarlo a compimento.

Di diverso avviso la difesa dell’imputato, secondo la quale la somministrazione delle sostanze tossiche sarebbe stata finalizzata a provocare l’interruzione della gravidanza e non a causare la morte della donna. Una ricostruzione che non ha convinto i giudici del nuovo processo d’appello.

La reazione della famiglia di Giulia

La lettura della sentenza è stata accolta con un applauso dai familiari di Giulia Tramontano, presenti in aula.

Momenti di commozione hanno accompagnato il verdetto, con abbracci tra la madre, la sorella Chiara, il fratello della vittima e il legale della famiglia, Nicodemo Gentile.

Proprio Chiara Tramontano ha espresso soddisfazione per la decisione dei giudici, sottolineando l’importanza di una pronuncia che riconosce pienamente la gravità della condotta dell’assassino della sorella.

Anche l’avvocato Gentile ha evidenziato il significato della sentenza, non soltanto sul piano giudiziario, ma anche sotto il profilo culturale, richiamando la necessità di riconoscere le dinamiche di dominio e prevaricazione che possono caratterizzare la violenza contro le donne.

Ergastolo confermato, attese le motivazioni

La decisione della Corte d’Assise d’Appello non modifica la pena principale dell’ergastolo, già inflitta nei precedenti gradi di giudizio, ma aggiunge tre mesi di isolamento diurno.

I giudici hanno stabilito un termine di 45 giorni per il deposito delle motivazioni, che consentiranno di conoscere nel dettaglio il ragionamento giuridico alla base del riconoscimento della premeditazione.

Il caso di Giulia Tramontano, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica italiana, torna così a richiamare l’attenzione sul dramma dei femminicidi e sulla necessità di contrastare ogni forma di violenza domestica.

La sentenza rappresenta un passaggio importante nel percorso giudiziario, pur senza poter cancellare il dolore di una famiglia che ha perso Giulia e il bambino che portava in grembo.

Una vicenda che continua a interrogare la società italiana sulla violenza contro le donne e sull’importanza di riconoscere tempestivamente i segnali di pericolo, affinché tragedie simili possano essere prevenute.

Fonte: Facebook

Fonti verificate: ANSA, 26 ottobre 2026 · RaiNews, 26 ottobre 2026 · La Stampa, 26 ottobre 2026.