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Dall’Accademia dei Lincei a Manfredonia: la storia di Giuseppe Borgia e di un premio che guarda ai nostri giovani

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Dall’Accademia dei Lincei a Manfredonia: la storia di Giuseppe Borgia e di un premio che guarda ai nostri giovani

Ci sono storie che appartengono profondamente a una città eppure, paradossalmente, rischiano di essere dimenticate proprio da chi la vive ogni giorno. Quella del dottor Giuseppe Borgia è una di queste.

Non tutti sanno che l’Accademia Nazionale dei Lincei assegna da 75 anni un premio che porta il nome di questo nostro concittadino e che conserva, per sua precisa volontà testamentaria, un legame speciale con Manfredonia.

Il Premio “Dott. Giuseppe Borgia” 2027, bandito dalla Fondazione “Unione delle Fondazioni Lincee” annessa all’Accademia Nazionale dei Lincei, mette in palio 10.000 euro per un’opera di argomento letterario. È rivolto a cittadine e cittadini italiani che non abbiano ancora compiuto 35 anni e le candidature dovranno essere presentate online entro le ore 18 del 30 novembre 2026.

Ma c’è un dettaglio che, per noi sipontini, rende questo premio ancora più prezioso.

In caso di parità di merito, le volontà di Giuseppe Borgia stabiliscono una precisa priorità: prima chi è nato a Manfredonia, poi chi è nato a Monte Sant’Angelo, quindi chi è nato nella provincia di Foggia e, infine, il concorrente più giovane. Una volontà scritta nero su bianco dallo stesso Borgia per testimoniare il legame eterno con la sua terra.

Ed è proprio da qui che vale la pena tornare indietro nel tempo.

Giuseppe Borgia nacque a Manfredonia il 16 novembre 1866. Si laureò in Medicina e Chirurgia nel 1892 all’Università di Napoli e proseguì la propria formazione nel campo della medicina e dell’igiene pubblica. Dopo una prima esperienza come medico condotto a Mattinata, tornò nella sua città e dal 1896 al 1931 fu Ufficiale Sanitario del Comune di Manfredonia.

Fu medico, studioso, uomo delle istituzioni. Ma, leggendo le carte che lo riguardano, emerge soprattutto il ritratto di un uomo profondamente legato alla sua città e alle condizioni di vita della sua gente.

Si occupò delle acque potabili, delle fognature, del mattatoio, dell’ospedale, delle scuole, dell’igiene degli alimenti. Scrisse di prevenzione, contagio e malattie infettive, osservando i problemi della città e cercando soluzioni concrete.

Durante l’epidemia colerica che colpì Manfredonia nel 1910, documentò con grande attenzione quanto stava accadendo e le misure adottate per contenere il contagio (di cui si può apprendere presso il Museo Storico dei Pompieri e della Croce Rossa Italiana).

Leggere oggi quei documenti fa un certo effetto, perché non parlano solo di medicina. Raccontano la Manfredonia di allora, le sue fragilità, le sue abitudini e il modo in cui una comunità affrontava una grande emergenza sanitaria. Ci restituiscono, pagina dopo pagina, una parte della nostra storia.

Giuseppe Borgia per tutta la sua vita coltivò un desiderio preciso: fare in modo che ciò che aveva costruito non finisse con lui, ma diventasse un’opportunità per altri. Con testamento olografo del 6 aprile 1951 nominò l’Accademia Nazionale dei Lincei sua erede universale, disponendo che il reddito del proprio patrimonio fosse utilizzato per istituire premi destinati a giovani meritevoli nel campo delle scienze e delle lettere.

Morì a Manfredonia il 22 settembre 1951, pochi mesi dopo. Nelle parole che accompagnano le sue volontà testamentarie si comprende fino in fondo il senso di quella scelta. Borgia racconta di aver cercato, attraverso una vita di lavoro e sacrifici di dare il proprio contributo al suo “paese nativo” e affida ai Lincei il compito di continuare quell’opera, sostenendo la cultura, lo studio e i giovani.

Non dimentica neppure le persone più fragili della sua città: nel testamento prevede lasciti in favore del Comune di Manfredonia, dell’Ospizio Anna Rizzi, delle famiglie bisognose e di altre realtà cittadine.

Un anno dopo la sua morte, il 22 settembre 1952, Manfredonia lo ricordò con una solenne commemorazione organizzata insieme all’Accademia Nazionale dei Lincei. In quella occasione furono consegnati anche i primi premi, alla presenza delle istituzioni cittadine e dei rappresentanti dell’Accademia.

Ed è forse questo l’aspetto più emozionante di tutta la storia: a distanza di oltre settant’anni, quel gesto continua ancora a vivere. Ogni volta che il premio viene bandito, il nome di Manfredonia torna all’interno di una delle più prestigiose istituzioni culturali e scientifiche italiane, come parte di una volontà precisa che Giuseppe Borgia volle lasciare al futuro.

Per questo credo sia importante far conoscere il Premio Giuseppe Borgia, soprattutto ai nostri giovani. Sarebbe davvero bello vedere partecipare autrici e autori della nostra città, raccogliendo oggi quella possibilità che un nostro concittadino aveva immaginato per loro più di settant’anni fa (qui il link al bando: https://www.lincei.it/sites/default/files/documenti/Bandi/ANL_bando_premio_%20BORGIA%202027.pdf).

Ringrazio sinceramente l’Accademia Nazionale dei Lincei per la disponibilità e per avermi trasmesso il prezioso materiale conservato nei propri archivi: fotografie, pubblicazioni e documenti.

Carte che non raccontano soltanto la vita di un uomo, ma un pezzo della nostra città e un legame con una delle più antiche e autorevoli istituzioni culturali italiane.

A distanza di tanti anni, il gesto di Giuseppe Borgia conserva una forza meravigliosa: trasformare ciò che aveva costruito in un’opportunità per chi sarebbe venuto dopo. Un modo per continuare ad amare Manfredonia anche oltre la propria vita.

Maria Teresa Valente

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