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A Foggia, metà delle nuove attività aperte sono straniere, il dato che fa pensare

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FOGGIA – A Foggia i dati di camera di commercio parlano di circa seicento nuove attività aperte,
Ed una quota molto rilevante di queste imprese, circa il 40%/45% sarebbe riconducibile a imprenditori di origine straniera, soprattutto provenienti da Asia e Africa. L’analisi di Gianluca Scaringi della PNRR HUB.

Ci tiene a sottolineare nel suo post “Non è un attacco. Non è un messaggio contro qualcuno.
È una domanda che dobbiamo avere il coraggio di farci.”

La valutazione è centrata su come lo stato (ed il sud) hanno usato i fondi del PNRR, e prosegue nella sua valutazione: “In questi anni sono stati messi in campo milioni di euro per incentivare impresa, occupazione e sviluppo del territorio. E allora perché continuiamo a fare così tanta fatica a trasformare questi strumenti in economia locale stabile? Perché tanti giovani del territorio non riescono a partire?
Perché il sistema di formazione, accompagnamento e incentivazione spesso non produce l’effetto che dovrebbe?”
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Si potrebbero fare valutazioni sul fatto che la nostra comunità sempre più sta diventando multietnica, e che non deve far piu strano commentare l’apertura di una nuova attività con titolari stranieri.

Come evidenzia Scaringi: “Il punto non è “chi apre”. Il punto è: perché noi riusciamo così poco a costruire impresa qui? Perché un territorio con talento, idee e potenziale continua a non generare abbastanza opportunità per chi ci vive?. E prosegue: “Questa non è discriminazione. Questa è una fotografia che dovrebbe far riflettere tutti. Istituzioni, scuole, enti di formazione, politica, imprese.”

E torna infine sull’annoso problema che da sempre accompagna la vita del sud, “Se non creiamo economia vera nel nostro territorio, continueremo sempre a guardare gli altri partire… o arrivare dove noi non siamo riusciti ad arrivare.”

Probabilmente dalle sue parole il focus è sul fatto che i fondi del PNRR sarebbero dovuti essere utilizzati per creare nuovi posti di lavoro, potenziare ed incentivare le aree industriali, il lavoro porta benessere e stabilità.

La vera domanda è una sola: cosa non sta funzionando nel nostro sistema?