Storia

A 30 anni dalla strage di Via d’Amelio: il Magistrato Paolo Borsellino

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L’odore salato arrivava dal mare… mi fa ricordare un pezzo di storia stravolgente … in questo  mercoledì di luglio – ventinove anni fa… ci fu una strage di Via D’amelio – il 19 luglio del 1992 morì nella strage il magistrato Borsellino ; impressionante lui e la sua scorta saltarono in aria – nessuno vada dimenticato – proprio a 57 giorni – dopo dell’amico magistrato Falcone, che  morì nella Strage di Capaci – ovviamente stiamo parlando della terribile Palermo di allora… e di un Stato assente e super corrotto – e mafioso. Oggi – mi piange il cuore – massacrarono il secondo uomo di (Giustizia) con la lettera maiuscola Paolo,  mentre si recava a fare visita alla mamma …Con il termine mafia si indicava una qualsiasi organizzazione criminale retta da omertà e regolata da riti, legami familiari e percorsi iniziatici peculiari che ciascun appartenente, detto affiliato , era tenuto a rispettare. Secondo il significato estensivo del termine, indica una qualsiasi organizzazione criminale di persone che impone la propria volontà con mezzi spesso illegali, per conseguire interessi a fini privati e di arricchimento anche a danno degli interessi pubblici.

Essa nacque in una ben precisa zona della Sicilia, compresa tra PalermoAgrigentoCaltanissetta e Trapani. Il regno borbonico si rivelò un territorio idoneo all’attecchirsi e all’accrescersi del fenomeno mafioso. Qui, nell’Ottocento, le terre erano divise in vasti appezzamenti, detti latifondi.

Per non dimenticare Emanuela Loi, la commemorazione per la poliziotta uccisa nella strage di via D’Amelio…quando gli fu assegnata Emanuela di appena – 25 anni – Borsellino – gli disse tu devi proteggere me – ma sono io che devo proteggere te…Così  per un attimo ; mi abbandono… all’aria del mare che Manfredonia il mio paese oggi mi regala.

Articolo di Claudio Castriotta

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Claudio Castriotta

Poeta, scrittore e cantautore - già collaboratore con riviste di Raffaele Nigro e del docente universitario Daniele Giancane. Il miglior piazzamento ad un premio letterario è avvenuto a Firenze con un libro dedicato ai più emarginati di Manfredonia: secondo posto alle spalle del grande scrittore cattolico Vittorio Messori. Il suo primo maestro è stato Vincenzo Di Lascia, il vincitore al premio Repaci di Viareggio del 1983. Come musicista si è esibito con il cantautore Marco Giacomozzi, vincitore al Premio Tenco, nelle zone della Liguria, esattamente in prov. di Savona ad Albissola Marina . Poi in seguito dopo varie esibizioni in Toscana con altri autori, interrompe i tour per motivi di salute.

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