Scuola

A scuola servirebbe una materia chiamata “Diversità”

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A scuola servirebbe una materia chiamata “Diversità”

Vorrei sottoporre alla Vostra attenzione una riflessione che nasce dalla mia esperienza quotidiana come padre di un bambino con disturbo dello spettro autistico e dal confronto con il mondo della scuola e dell’inclusione.

A scuola servirebbe una materia chiamata “Diversità”.

Non dovrebbe essere necessario avere un compagno autistico per imparare che cos’è l’autismo.

Non dovrebbe essere necessario incontrare una persona cieca per sapere che cos’è un cane guida e perché non va distratto.

Non dovrebbe essere necessario avere un compagno con disabilità per scoprire che la disabilità può essere motoria, sensoriale, intellettiva, comunicativa o riguardare aspetti che spesso non sono immediatamente visibili.

E allora perché non insegnare tutto questo a scuola?

Una vera educazione alla diversità potrebbe aiutare bambini e ragazzi a conoscere le diverse condizioni di disabilità, gli strumenti di comunicazione, gli ausili, le difficoltà che una persona può incontrare e, soprattutto, il modo corretto di relazionarsi con gli altri.

Perché l’inclusione non può essere soltanto una parola scritta nei documenti scolastici. L’inclusione si insegna.

Si insegna il rispetto.

Si insegna l’empatia.

Si insegna a conoscere ciò che è diverso da noi.

Si insegna che ogni persona ha capacità, desideri, diritti e potenzialità.

E forse, se imparassimo tutto questo fin da piccoli, un domani avremmo meno bisogno di spiegare agli adulti che cosa significa davvero includere.

Questa non vuole essere una semplice provocazione, ma una proposta di riflessione rivolta alla scuola, alle istituzioni e alla società.

Conoscere la diversità significa imparare a vedere, prima di tutto, la persona.

Mi auguro che questa riflessione possa trovare spazio sulle Vostre pagine e contribuire ad aprire un confronto su come educare le nuove generazioni a una società realmente inclusiva.

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