
Mio nonno Sindaco e Podestà Pietro SIMONE
In questo articolo desidero parlarvi di mio nonno, Podestà Pietro SIMONE. E’ stata una delle figure più rappresentative del popolo manfredoniano per il suo spirito altruistico, per le sue doti amministrative, nato a Manfredonia il 5 ottobre 1882 e morto a Roma il 2 Maggio 1960.
Agricoltore benestante, fu valoroso combattente non solo sul Carso, ma anche e soprattutto nella vita pubblica e politica.
Assessore nel 1914, Sindaco nel 1916 e 1920. Fu Commissario Prefettizio dal 20 gennaio al 18 febbraio 1923 e, da questa data fino al 1924, Commissario Regio.
Partecipò alla marcia su Roma.
Dal 1921 al 1923 ricoprì la carica di Presidente della Sezione “Giovani Esploratori”. Durante l’epidemia del settembre 1918 fino al novembre 1924 si prodigò a tal punto da meritarsi l’unanime gratitudine del popolo manfredoniano e delle autorità Provinciali e Nazionali.
Non nuovo alla vita pubblica del nostro paese, alla quale dedicò tutto se stesso, trascurando talvolta gli interessi della propria famiglia, il 16 settembre 1932 venne rieletto Sindaco e poi Podestà e, malgrado avesse deciso di ritirarsi, fu costretto ad accettare.
Diede lustro e bellezza alla nostra città con costruzione del Lungomare Diomede, e Viale della Stazione (ora Via Aldo Moro) abbellendoli con alberi, nuove strade e fontane; si interessò della cinta portuale, della pavimentazione delle strade e fece eternare con lapidi murali i Combattenti di Manfredonia morti per la Patria e il popolo tutto che all’alba del XXIV maggio 1915 subì la rabbia austriaca “con cento colpi tirati dal mare”; fece restaurare il Palazzo Comunale, il Seminario che fu poi adibito a Preventorio, il monastero dei San Benedetto, quello di Santa Chiara e il Castello Angioino,il largo Duomo (ora Piazza Papa Giovanni XXIII), la Chiesa di Zapponeta. Poiché, durante il periodo bellico 1915-1918, furono costruiti dei fabbricati a due batterie (la batteria di Calafico, verso la Testa del Gargano e quella di Rivoli verso Zapponeta) lungo il litorale per la difesa della città, a termine della guerra utilizzò questi fabbricati ad ambulatorio antimalarico e Stazione dei Carabinieri.
Abbellì la Città di Manfredonia facendo realizzare, in Piazza Duomo, dallo scultore pugliese di Giovinazzo, Tommaso PISCITELLI, una fontana monumentale, inaugurata il 10 Maggio 1935; presenti alla cerimonia l’Arcivescovo Andrea Cesarano, autorità fasciste e una grande folla di cittadini.

La “Fontana del Pescatore” Piscitelli in piazza Marconi (questa piazza, negli anni ’30 prese il nome di Italo Balbo)dove sulla testa del polpo fu incisa la scritta “Dono del Com.re Pietro Simone Podestà – A XIII E.F.”.

La Fontana in Piazza Duomo, nel 1967 fu fatta smantellare da amministratori poco sensibili alla conservazione delle opere storiche e architettoniche cittadine, per far posto al rifacimento della Piazza legato ad un progetto architettonico insensato proposto dell’arcivescovo Andrea Cesarano con la costruzione della nuova facciata della Cattedrale. La fontana di piazza Duomo demolita, finì nell’oblio per quasi vent’anni nel recinto senza protezione dell’Istituto Magistrale “Roncalli”, Istituto da me frequentato in quegli anni, e fu esposta a saccheggi e intemperie. Ricordo, in quegli anni, che alcune statue furono mozzate le mani e le braccia. Gli unici pezzi rimasti integri, furono i tre putti che sormontavano la fontana intorno al fascio. In occasione del restauro i tre putti sono stati poi ricollocati nella parte superiore della fontana e al posto del fascio fu realizzata la scultura di un murice “u caperròne”.

A sinistra lo smontaggio avvenuto nel 1967 – a destra il nuovo montaggio in Piazza Falcone Borsellino
Mio nonno devolse, a favore del Comune, le indennità che gli spettavano per legge in qualità di sindaco. La sua generosità a favore dei Combattenti di Manfredonia gli valse il titolo di “Benefattore Vitalizio dell’Associazione Mutilati” e per lo zelo dimostrato in tanti anni di attività e vita amministrativa (come da lettera del Ministro dell’Interno n. 11911, da Roma il 20.04.1933), veniva nominato Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia.
Durante la sua amministrazione e dopo, fu amato da tutti (nemici ed amici) stimato per la sua rettitudine e per la sua opera di bene svolta a favore della citta.
Desidero chiudere questo articolo con le parole che mio nonno, illustro primo cittadino, rivolse al Vice Prefetto di Foggia, prima di ritirarsi a vita privata: “Sento di non aver nulla a rimproverare alla mia coscienza. Sento di aver atteso sempre con onestà, con amore e disinteresse e disciplina all’Amministrazione del mio paese, in pro del quale sacrificato e sacrifico tuttora con abnegazione i miei interessi pago alla grande soddisfazione che le considerazioni dei miei Superiori e il progresso del mio paese mi danno”.
Mio nonno “Commendatore Pietro SIMONE”, morì a Roma il 2 maggio 1960.
Con il presente articolo desidero mettere in luce “Un Uomo”che ha saputo ampliare la storia e le tradizioni della nostra città, con il suo sviluppo demografico, economico e culturale. Ma soprattutto per l’organizzazione politica ed amministrativa del passato, i personaggi illustri, gli antichi edifici, le Chiese, i conventi, le masserie, la vita artigianale ed il folclore.
Cav. Michelarcangelo SIMONE


