Cronaca Italia

Chiara Petrolini in aula: “Non sono una madre che uccide i figli”

Nel processo per i due neonati trovati sepolti nel giardino di casa a Traversetolo, Chiara Petrolini respinge le accuse in aula.

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Nel silenzio teso dell’aula della Corte d’Assise di Parma, Chiara Petrolini ha preso la parola per difendersi dalle accuse che la vedono imputata per la morte dei suoi due figli neonati. La giovane, oggi 22enne, è al centro di uno dei casi giudiziari più sconvolgenti degli ultimi anni: secondo l’accusa avrebbe ucciso i due bambini appena partoriti e successivamente nascosto i loro corpi nel giardino della casa di famiglia a Traversetolo, nel Parmense.

Di fronte ai giudici, Petrolini ha scelto di leggere alcune dichiarazioni spontanee. Con voce controllata ha respinto l’immagine che negli ultimi mesi si è costruita attorno alla sua figura: “Sono stata descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli. Ma non sono questo. Non ho mai voluto fare del male ai miei bambini”. Parole che hanno segnato uno dei momenti più intensi dell’udienza.

La Procura di Parma, tuttavia, sostiene una ricostruzione radicalmente diversa dei fatti e ha chiesto per la giovane una condanna a 26 anni di reclusione.

Le accuse: duplice omicidio premeditato

Secondo l’impianto accusatorio, Chiara Petrolini sarebbe responsabile di due omicidi volontari premeditati, oltre che della soppressione dei cadaveri dei neonati. I bambini sarebbero stati partoriti in due momenti diversi: il primo il 12 maggio 2023 e il secondo il 7 agosto 2024, al termine di gravidanze che la giovane avrebbe nascosto a tutti, dalla famiglia al fidanzato.

Il caso è esploso nell’estate del 2024 quando, nel giardino della casa di Traversetolo, venne ritrovato il corpo di uno dei due neonati. Successivamente le indagini hanno portato alla scoperta dei resti dell’altro bambino, sepolto nello stesso terreno.

Durante la requisitoria, la pm Francesca Arienti ha sottolineato la concretezza delle vittime, ricordando in aula i nomi registrati nei certificati di morte: Angelo Federico e Domenico Matteo. “Siamo qui per la morte di due bambini che non esistono solo sulla carta, ma sono realmente esistiti”, ha dichiarato la magistrata.

Per l’accusa, la decisione di nascondere le gravidanze e la successiva morte dei neonati sarebbero il risultato di una scelta consapevole e maturata nel tempo.