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Enrico Mattei e Pugnochiuso: visione ed eredità

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ENRICO MATTEI E PUGNOCHIUSO: VISIONE ED EREDITÀ.

Personaggi che hanno incrociato le loro vite con il Gargano ne abbiamo tanti e di ogni epoca. Alcuni appartengono al mito; altri sono santi, re e regine; molti altri ben reali e di storia recente ma tutti senz’altro attratti da una terra ammaliante e carica di energia primigenia.

Tra questi, Enrico Mattei: imprenditore, dirigente pubblico d’altri tempi e partigiano italiano, noto soprattutto per aver fondato l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) e aver guidato l’Italia verso l’indipendenza energetica, sfidando il monopolio petrolifero internazionale.

Quando pensiamo a Enrico Mattei, di solito lo immaginiamo tra contratti, geopolitica, seduto davanti a una scrivania che fuma più di lui. Ma c’è un altro Mattei, meno “tavolo di comando” e più “pelle d’oca”. Quello che, all’inizio degli anni Sessanta, incrocia il Gargano dall’alto e capisce che lì sotto non c’è solo costa: c’è una potenziale promessa.

Il Gargano, visto dall’alto, non è una semplice cartolina.

È una massa viva. Una montagna calcarea che si butta nell’Adriatico con la faccia dura e il cuore verde. E poi, improvvise, le ‘ferite’ dolci: le baie. Pugnochiuso è una di quelle. Una curva di mare stretta tra falesie e macchia mediterranea, come un segreto detto a mezza voce, solo da sussurrare.

Su come Mattei “scopra” Pugnochiuso girano racconti da leggenda: il sorvolo in aereo, lo stupore, il dito puntato, la visione che si accende nel suo cuore. Non tutto è documentabile al millimetro, ma una cosa sì: quella intuizione diventa un fatto storico, un progetto che entra nella storia del paesaggio garganico e del turismo moderno.

E qui viene il colpo di scena umano. Perché Mattei, l’uomo dell’energia, ragiona anche da “architetto dell’anima” industriale: benessere, comunità, tempo libero. ENI in quegli anni si racconta (anche con film e materiali d’archivio) con un’idea quasi paternalistica ma potentissima: non solo lavoro, anche vita.

Pugnochiuso nasce così: come villaggio legato al mondo ENI/SNAM, un luogo pensato per le vacanze, per il respiro, per far incontrare le famiglie con una bellezza che non sembrava “Italia del boom”, sembrava fuori dal tempo. Utopia? Forse si, forse no. E infatti Pugnochiuso, negli anni Sessanta, viene citato come apripista del turismo balneare in quell’area: non un dettaglio, ma un innesco.

Tante le critiche, soprattutto ‘a posteriori’, quando la mano dell’uomo si intromette nelle architetture della Natura. Il punto, però, non è solo ‘cosa’ costruisci. È ‘come’ lo fai in un posto che ti guarda e non perdona.

Su questo, una fonte (Domus) racconta Pugnochiuso come un progetto completato nel 1969, firmato da Gianemilio, Piero e Anna Monti: costruzioni basse, adattate alle curve di livello, un’idea di architettura che “quasi scompare” nel terreno invece di piantarsi come un monumento arrogante. Non è poco, se pensiamo a quanta costa italiana è stata trattata come un foglio bianco da riempire a colpi di cemento.

Certo: Domus ricorda anche l’altra faccia della medaglia – gestioni “spicce”, richieste di deviazioni infrastrutturali, quel modo da Stato-azienda che in certi luoghi entrava come un aratro. Ed è qui che la storia diventa davvero garganica: bellissima e complicata. Perché il Gargano non è mai “solo” bello. È sempre bello ‘con qualcosa che graffia’.

E allora proviamo a immaginare (senza inventare i fatti, ma entrando nelle emozioni plausibili) cosa vede Mattei. Vede una costa che non è ancora addomesticata; vede il verde che scende fino al mare e non chiede permesso; vede una baia che sembra fatta apposta per ricordare agli uomini una cosa semplice: si può essere potenti e, per una volta, scegliere la delicatezza.

Forse è questo il nucleo emotivo della sua scelta: non “conquistare” un luogo, ma trattenerlo. Non trasformarlo in una macchina da soldi, ma in una macchina da stupore, un posto dove il miracolo economico, per un attimo, si mette in silenzio e ascolta il vento.

Oggi Pugnochiuso porta ancora addosso quel paradosso: è figlia di una visione industriale, ma vive di paesaggio. È un luogo in cui si sente la domanda di fondo, quella che il Gargano ti mette sempre davanti come una lama gentile: quanto puoi toccare senza rovinare?

E se questa storia funziona ancora, è perché non parla solo di turismo. Parla anche di un uomo abituato a cambiare il destino delle cose… che un giorno, davanti a una baia stretta tra roccia e infinito, decide che il destino va cambiato con rispetto.

Chiamatela intuizione. Chiamatela strategia. Forse è da definire, semplicemente, una scelta emotiva fatta con gli occhi. Perché il Gargano si guarda… si vive.

Archivio di Giovanni BARRELLA.

Fonti:

– “Il Gargano e l’eredità di Enrico Mattei | Rivista Studio”.

– Pugliacon.regione.puglia.it, “Gargano – Paesaggio”.

– Archivio Storico ENI, “Happy days at the Eni holiday camps”.

– Domus Web, “Icone costiere: appunti sulle colonie estive italiane da Mussolini alla Valtur”.

– Paesaggio.regione.puglia.it, PPTR 2013-07, “Schede degli ambiti paesaggistici – Regione Puglia”

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