Scuola

Valditara: “Aumenteremo ancora gli stipendi di docenti e ATA”

Il ministro Valditara promette nuovi aumenti per docenti e ATA e attacca il PD. Cosa prevedono gli ultimi rinnovi del CCNL.

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Docenti e personale ATA continueranno a vedere crescere le proprie retribuzioni. È l’impegno ribadito dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Quest’ultimo, rispondendo alle critiche della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, ha assicurato che il Governo proseguirà nel percorso di incremento degli stipendi del comparto scuola.

Nel corso della replica, il ministro ha rivendicato i risultati ottenuti con i rinnovi contrattuali sottoscritti negli ultimi anni. Valditara ha sostenuto, in particolare, che l’attuale esecutivo abbia dato una risposta concreta alle richieste del personale scolastico. Allo stesso tempo ha accusato il Partito Democratico di non aver saputo valorizzare economicamente docenti e ATA durante gli anni di governo.

Le dichiarazioni, però, riaccendono il dibattito non solo sul piano politico, ma anche su quello economico. Da un lato gli aumenti previsti dal CCNL sono un dato concreto. Dall’altro però resta aperta la questione del recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione degli ultimi anni. È proprio su questo punto che si concentra gran parte del confronto tra Governo e sindacati.

Valditara rivendica i rinnovi del CCNL

Nella sua replica a Elly Schlein, Giuseppe Valditara ha dichiarato che il Governo continuerà ad aumentare gli stipendi di docenti e personale ATA. Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha ricordato i tre rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 2022 e il 2026. Secondo Valditara, questi accordi hanno consentito incrementi strutturali delle retribuzioni e rappresentano un cambio di passo rispetto al passato. Da qui anche l’affondo politico nei confronti del Partito Democratico, accusato di non essere riuscito ad aumentare gli stipendi del personale scolastico quando era alla guida del Paese.

I numeri richiamati dal Ministero fanno riferimento ai tre contratti del comparto Istruzione e Ricerca. L’ultimo, relativo al triennio 2025-2027, prevede aumenti medi mensili di 143 euro per i docenti e 107 euro per il personale ATA, oltre agli arretrati maturati nel biennio precedente. Sommando gli effetti dei tre rinnovi, gli incrementi medi arrivano, secondo i dati Aran citati dal Ministero, fino a 412 euro lordi mensili per i docenti.

La lettura dei dati, tuttavia, richiede alcune precisazioni. Il primo dei tre contratti rivendicati dall’attuale esecutivo, quello relativo al triennio 2019-2021, è stato firmato durante il Governo Meloni ma riguardava un periodo già concluso e nasceva da risorse e trattative avviate negli anni precedenti. Analogamente, il CCNL 2016-2018, sottoscritto durante il Governo Gentiloni, aveva già riaperto la stagione dei rinnovi contrattuali dopo il lungo blocco degli stipendi nel pubblico impiego.

Resta poi il nodo dell’inflazione. Gli aumenti contrattuali hanno certamente incrementato gli importi in busta paga, ma il recupero del potere d’acquisto non coincide automaticamente con l’aumento nominale degli stipendi. L’impennata dei prezzi registrata soprattutto tra il 2022 e il 2023 ha inciso sensibilmente sul reddito reale delle famiglie, motivo per cui il tema retributivo continua a essere al centro del confronto tra Governo e organizzazioni sindacali. Per docenti e ATA, infatti, la questione non riguarda soltanto l’entità degli aumenti, ma la loro effettiva capacità di compensare il costo della vita e garantire una valorizzazione economica stabile della professione.

FONTI:

A Scuola Oggi