John Fitzgerald Kennedy: il presidente “italiano”
John Fitzgerald Kennedy aveva davvero origini italiane? Tra la tradizione che lo lega ai Gherardini di Firenze e l'amore per il nostro paese.

John Kennedy occupa un posto speciale nei cuori di molte persone come il presidente statunitense per eccellenza: giovane, carismatico, cattolico e simbolo di una nuova stagione politica negli USA. Eppure, il suo cognome completo, John Fitzgerald Kennedy, nasconde una storia che conduce fino all’Italia. Secondo una tradizione genealogica secolare, infatti, il ramo dei Fitzgerald d’Irlanda discenderebbe dagli antichi Gherardini di Firenze, una delle più importanti famiglie della nobiltà toscana. Una tesi affascinante, sostenuta dalla famiglia Gherardini e da numerosi studi genealogici, ma che non trova il consenso unanime della storiografia moderna, la quale continua a far risalire i Fitzgerald ai Normanni. Al di là delle origini, resta un dato certo: Kennedy nutrì sempre una profonda stima per l’Italia, la sua cultura e il suo ruolo nello scenario internazionale. Ma questo basta per definirlo, almeno simbolicamente, “il presidente italiano”? E soprattutto: il mito costruito attorno alla sua figura corrisponde davvero all’uomo che fu?
Le remote radici italiane di John Fitzgerald Kennedy
Il nome Fitzgerald non è soltanto un secondo nome. Appartiene infatti a una delle più celebri dinastie della storia irlandese, quella dei Geraldines, protagonisti della politica e della nobiltà dell’isola per secoli.
Secondo una tradizione documentata già dal Quattrocento e rilanciata nei secoli successivi, i Fitzgerald discenderebbero dai Gherardini di Firenze, una famiglia che avrebbe lasciato la Toscana per raggiungere prima l’Inghilterra e poi l’Irlanda. Esistono lettere del XVI secolo nelle quali i conti Fitzgerald d’Irlanda si rivolgevano ai Gherardini fiorentini chiamandoli “fratelli”, mentre cronisti come Cristoforo Landino riportarono questa origine comune.
Non tutti gli storici, però, condividono questa ricostruzione. La genealogia più accreditata fa derivare i Fitzgerald dal nobile normanno Walter FitzOther e considera il collegamento con i Gherardini una tradizione nobiliare antica, affascinante ma non dimostrata in modo definitivo.
Lo stesso Kennedy, tuttavia, alimentò questa suggestione. Durante il Columbus Day del 1962, parlando agli italo-americani, ricordò che anche nelle sue vene forse scorreva sangue italiano grazie al ramo Fitzgerald della famiglia, un’affermazione che ebbe enorme eco sulla stampa dell’epoca.
L’amore e il rispetto per il nostro paese
Al di là della questione genealogica, JFK amò l’Italia realmente e concretamente. Primo presidente cattolico degli Stati Uniti, guardava con rispetto al nostro Paese, considerandolo uno dei pilastri dell’Occidente durante la Guerra Fredda. L’Italia occupava una posizione strategica nel Mediterraneo e rappresentava un alleato fondamentale della NATO. Kennedy rafforzò i rapporti politici con Roma e mostrò più volte grande interesse per il patrimonio storico, artistico e culturale italiano.
Da qui nasce l’idea di definirlo, almeno simbolicamente, “il presidente italiano”. Non perché italiano nel senso stretto del termine, ma perché la sua storia familiare potrebbe avere antichissime radici fiorentine e perché grazie a lui gli USA ebbero un legame duraturo con il nostro paese
JFK fu un profeta?
Resta però un’altra domanda, forse ancora più interessante: Kennedy può assurgere, per le sue azioni e le sue dichiarazionni, a un livello di “santo laico”?
Dopo il suo assassinio a Dallas, il 22 novembre 1963, l’immagine del presidente “è diventata quasi mitologica”trasumanò” (per utilizzare una paroal del Sommo poeta) il semplice mortale. Il giovane leader evitò una guerra nucleare durante la crisi dei missili di Cuba. Rilanciò la corsa allo spazio. Aprì, inoltre, la strada alle future riforme sui diritti civili. Tutte imprese leggendarie, epocali, che lo fecero diventare il più grande statista del ‘900, se non dell’intera storia umana.
La realtà, però, è più complessa. La sua amministrazione fu segnata anche da errori, come il fallimento dello sbarco alla Baia dei Porci, dall’escalation iniziale in Vietnam e da una vita privata ben diversa dall’immagine pubblica costruita dalla Casa Bianca.
Per questo, paragonarlo a figure come Gandhi, Buddha o lo stesso Gesù sarebbe storicamente improprio. Kennedy non fu un maestro spirituale né un profeta morale. Fu piuttosto un leader politico pragmatico, con grandi intuizioni e inevitabili contraddizioni.
Ed è forse proprio questo il segreto della sua leggenda: non essere stato un santo, ma un uomo che, nel momento più difficile della Guerra Fredda, riuscì a cambiare il corso della storia, lasciando un’eredità che continua ancora oggi ad affascinare il mondo.

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