Politica

Scalfarotto: ‘Una battaglia (quella delle Regionali) che rifarei altre cento volte’

Ph La Gazzetta del mezzogiorno

“Una battaglia che rifarei altre cento volte”. È quello che ho detto in queste ore a tutti quelli che mi hanno contattato ed è precisamente il pensiero che si consolida in me man mano che passano le ore.
È una battaglia che rifarei perché, al di là dello striminzito risultato elettorale e al di là dei tanti complimenti “post mortem” che sto abbastanza incredibilmente ricevendo da chi si è turato il naso e ha votato altrimenti (ho detto al mio amico Nanni che abbiamo indiscutibilmente vinto il premio della critica), era una battaglia giusta da fare.
Non abbiamo mai corso per vincere: avessimo preso il 5% sarebbe stato un trionfo, ma saremmo comunque rimasti fuori dal consiglio regionale, dato che a Bari – come soltanto a Istanbul – per andare a seggi devi arrivare all’8% dei consensi. Ma abbiamo deciso di correre lo stesso, e abbiamo fatto bene.
Abbiamo fatto bene perché abbiamo portato nel dibattito pubblico pugliese un’idea nuova di meridionalismo: abbiamo raccontato un mezzogiorno consapevole di sé, autonomo, protagonista in Europa e nel Mediterraneo. Abbiamo raccontato di una politica che investe sul talento e sulle risorse del sud e costruisce sulla sua forza importanti reti di solidarietà. Abbiamo insistito, in splendida solitudine, sul tema fondamentale della legalità come precondizione di qualsiasi forma di sviluppo, economico e sociale. Abbiamo valorizzato un’idea femminista della politica e della società in una Regione che è andata a dormire lunedì sera con 5 donne consigliere regionali uscenti su 50, e si è risvegliata martedì con un Consiglio regionale fatto di 42 uomini e 8 donne: solo la prima dimostrazione che questo voto non ha sostanzialmente cambiato nulla.
Abbiamo soprattutto combattuto l’idea che la politica sia un mezzo di sostentamento o di elargizione di favori personali: ho sempre detto pubblicamente che il mio obiettivo sarebbe stato il miglioramento della condizione delle singole persone esclusivamente attraverso il miglioramento della condizione generale della comunità. Mi ha fatto perdere voti? Forse. Lo rifarei? Certamente sì. E spero di avere ragione un giorno, perché fino a quando sarà la politica a controllare gli elettori e non il contrario sarà difficile pensare a un mezzogiorno socialmente ed economicamente forte.
Ora si tratta di continuare a costruire su questa idea della politica e della Puglia per la quale abbiamo lavorato indefessamente per mesi, facendo 28 mila chilometri su e giù per la nostra lunghissima regione, visitando piazze e borghi di questa terra dalla bellezza toccante dei suoi bianchi abbacinanti, incontrando e scoprendo esperienze indimenticabili di straordinaria determinazione, capacità e visione: dagli imprenditori che investono massicciamente in ricerca e innovazione e esportano i loro prodotti in decine di paesi del mondo ai volontari che assicurano gratuitamente cure dentistiche avanzate a chi un dentista non potrebbe mai permetterselo.
Ci hanno creduto trentamila pugliesi, rinunciando forse a decidere chi sarebbe stato il vincitore queste elezioni in cambio di avere la possibilità di sentirsi rappresentati in un progetto di innovazione e di discontinuità. Hanno avuto loro più coraggio e visione di me, che ho ricevuto l’onore e la responsabilità della loro fiducia.
Abbiamo sempre detto che queste elezioni non erano un punto di arrivo ma di partenza. Ed è da questi trentamila pugliesi che ripartiamo – insieme con la nostra comunità: i candidati delle liste, i coordinatori e i comitati di Italia Viva – alternativi come sempre a ogni forma di sovranismo e di populismo. E ripartiamo credo anche da quelli che hanno scelto il male minore ma in cuor loro sanno bene che, come ci siamo detti in questi mesi, la Puglia è molto di più.

(dalla pagina Fb di Ivan Scalfarotto)

Libera Maria Ciociola

Da sempre appassionata di arte, cultura e scrittura oltreché giornalista pubblicista con esperienza decennale nell'ambito giornalistico e della comunicazione (tradizionale e social)

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