Storia

Sacco turchesco e i suoi riflessi

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Sacco turchesco e i suoi riflessi
a cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Riteniamo opportuno riportare quanto scritto dal Beccia in merito al sacco turchesco; dalla sua relazione, vista da “occhi estranei”, si hanno molte osservazioni interessanti.


“Il giorno 16 agosto dell’anno 1620, sulla spiaggia di Manfredonia, sbarcò un’armata di turchi, condotti da un pascià Sansone, cristiano rinnegato; e, siccome la popolazione era quasi tutta fuori dell’abitato per solennizzare la festa di S. Rocco – che si celebrava fuori della città-, i turchi ebbero agio di occuparla e, per mare e per terra, porre immediatamente l’assedio al castello, ove, a parte quelli che furono fatti prigionieri o fuggirono nei paesi circostanti, si rifugiarono molti cittadini atterriti e sorpresi. Il giorno 18 dello stesso mese poi- forse per tradimento del castellano-, poiché si trovarono i cannoni inchiodati, il castello si rendette a patti; e fu fortuna che i turchi li mantenessero, perché così furono risparmiati l’onore, la vita e la libertà di tante persone, che, senza molestie, potettero andare a ricoverarsi nel convento di S. Leonardo delle Mattine, a sei miglia dalla città.


Il giorno 17 agosto, successivo all’accennato sbarco di turchi, il capo della provincia, D.Francesco Carrafa, mandò ordine in tutti i comuni della Capitanata, perché tutti coloro che erano obbligati, sotto pena della vita, non mancassero di partire in soccorso di Manfredonia. L’ordine in Troja, per cura del mastro giurato, fu subito pubblicato a suono di tamburo e campane all’ armi; e tutti partirono volentieri, restano in città il solo mastro giurato con le donne, i fanciulli e pochissimi uomini, i quali attesero a provvedere di vettovaglie coloro, che erano partiti non solo da Troja ma dai paesi circostanti. Finalmente i turchi furono costretti ad andarsene; e D. Francesco Carrafa, insieme al maestro di campo D. Annibale Macedonio, che dimorarono in Troja molti giorni, avendo fatte le meritate lodi dei Trojani al vicerè di Napoli, fu da costui ordinato loro di liquidare le spese sopportate dalla nostra città. Fatta la liquidazione, però, il mastro giurato Giovannangelo de Angelis appena, l’anno seguente 1621, potette ricuperare docati 975 dal percettore della provincia e 400 ducati dalle terre vicine; il che si ottenne, specialmente, per l’interessamento del nobile concittadino D. Placido di Sangro, cavaliere di gran merito ed autorità al servizio di Spagna.


Tutte le suore dei due unici monasteri donneschi di Manfredonia, scampate dalle mani dei Turchi, e che prima s’erano salvate nel castello e poi nel convento di S. Leonardo delle Matine, che era sotto la giurisdizione del vescovo di Troja, furono accolte da monsignor de Ponte con la massima carità; e, quindi, furono ospitate, a sue spese, metà nel monastero di S. Benedetto in Troja e metà in quello di S. Chiara in Foggia; e questa ospitalità durò parecchi mesi, fin quando, cioè, l’arcivescovo di Manfredonia non ebbe ristorati i gravi danni sofferti, pel saccheggio, dai conventi della sua metropoli”

La Vieste en Rose