Cronaca Italia

Ricina, spunta una seconda donna nel giallo: di chi si tratta?

Nuovi sviluppi nell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, avvelenate nel dicembre 2025.

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Il giallo della ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso, si arricchisce di un nuovo elemento investigativo. A dieci mesi dalla tragica morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, appena quindicenne, sarebbe emersa la figura di una seconda donna sulla quale si starebbe concentrando l’attenzione della Procura di Larino. Secondo quanto riportato dalle trasmissioni televisive Dentro la Notizia e La Vita in Diretta, gli inquirenti starebbero raccogliendo informazioni su una persona che avrebbe intrattenuto rapporti personali con Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, marito e padre delle due vittime. Si tratta di una novità che potrebbe contribuire a ricostruire la complessa rete di relazioni personali e familiari al centro degli accertamenti. Al momento, tuttavia, non emergono elementi che consentano di attribuire alla donna responsabilità nella vicenda.

Una seconda donna nell’inchiesta

La nuova figura sarebbe distinta dall’insegnante di matematica già ascoltata più volte dagli investigatori nei mesi scorsi e successivamente messa a confronto con Gianni Di Vita. Della seconda donna, per ora, si conoscono pochissimi dettagli. Secondo le indiscrezioni, avrebbe avuto un rapporto personale con l’ex primo cittadino, ma non è chiaro quale fosse la natura di tale legame né se i due condividessero anche frequentazioni professionali.

Un particolare potrebbe rivelarsi significativo: la donna non sarebbe mai stata ascoltata in precedenza dagli investigatori come persona informata sui fatti. La Procura di Larino mantiene il massimo riserbo sugli sviluppi dell’inchiesta, mentre proseguono gli approfondimenti per ricostruire quanto accaduto nei giorni precedenti alla morte delle due vittime.

La relazione extraconiugale ammessa da Di Vita

La nuova indiscrezione arriva dopo un altro importante sviluppo investigativo, relativo alla vita privata di Gianni Di Vita. Secondo quanto emerso nelle scorse settimane, l’ex sindaco avrebbe ammesso di aver intrattenuto una relazione extraconiugale con un’amica di lunga data, anch’ella sposata. L’ammissione sarebbe arrivata dopo diverse audizioni e un confronto avvenuto nell’agosto scorso negli uffici della Questura di Campobasso. Gli investigatori avevano convocato entrambi per chiarire alcune incongruenze emerse nelle rispettive dichiarazioni.

Dagli accertamenti sarebbero inoltre affiorate tensioni coniugali risalenti a diversi anni prima della tragedia. In alcuni messaggi del 2018, recuperati dagli investigatori, Antonella Di Ielsi avrebbe manifestato a un’amica l’intenzione di rivolgersi a un avvocato divorzista. Elementi che hanno spinto gli inquirenti ad approfondire ulteriormente la sfera sentimentale e familiare dell’ex sindaco, senza che ciò costituisca, naturalmente, una prova di coinvolgimento nell’avvelenamento.

Le indagini informatiche e il mistero della ricina

Parallelamente agli accertamenti sui rapporti personali, gli investigatori continuano a cercare risposte attraverso l’analisi del materiale informatico acquisito nelle scorse settimane. Le verifiche hanno interessato diversi istituti scolastici del Molise, frequentati dalle figlie di Di Vita oppure collegati a persone ascoltate nell’ambito dell’inchiesta.

L’obiettivo è individuare eventuali ricerche online riguardanti la ricina, la sua tossicità e le modalità attraverso le quali il veleno potrebbe essere stato utilizzato. Gli accertamenti si concentrano anche sulla ricostruzione degli ultimi pasti consumati dalle vittime, nel tentativo di identificare l’alimento o la bevanda attraverso cui sarebbe avvenuto l’avvelenamento.

Tra gli elementi esaminati figura anche il racconto di Gianni Di Vita relativo ad alcune cozze avanzate da un pranzo di lavoro del 22 dicembre 2025 e successivamente portate nell’abitazione familiare. Non è stato tuttavia possibile recuperare tutti i residui alimentari necessari per effettuare le verifiche.

Dieci mesi senza un colpevole

Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morirono il 27 e il 28 dicembre 2025, a distanza di poche ore l’una dall’altra. Gli accertamenti successivi hanno ricondotto entrambi i decessi a un avvelenamento da ricina, una sostanza estremamente tossica. Da allora, gli investigatori hanno ascoltato numerose persone, acquisito dispositivi elettronici e approfondito diverse piste investigative, avvalendosi anche del contributo di specialisti stranieri nello studio delle sostanze velenose.

Nonostante la complessità e l’ampiezza delle indagini, il procedimento per duplice omicidio rimane, allo stato delle informazioni disponibili, contro ignoti. L’eventuale coinvolgimento di una seconda donna negli approfondimenti investigativi potrebbe rappresentare un ulteriore tassello nella ricostruzione dei rapporti personali di Gianni Di Vita, ma resta ancora da comprendere quale rilevanza possa avere rispetto alla morte della moglie e della figlia.

Il mistero di Pietracatella rimane dunque irrisolto. Tra nuove testimonianze, relazioni personali e accertamenti scientifici, gli inquirenti continuano a cercare quella verità che, a dieci mesi dalla tragedia, ancora sfugge. Una verità attesa soprattutto dai familiari di Antonella e Sara, vittime di una vicenda che continua a interrogare e sconvolgere l’intera comunità molisana.

Fonte: Facebook

Fonti giornalistiche: Virgilio Notizie; RaiNews; Sky TG24