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Quanto vale il patrimonio di Vittorio Sgarbi tra case, quadri e fondazione e cosa succede all’eredità

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Il ricovero di Vittorio Sgarbi, 74 anni, in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma ha riportato al centro dell’attenzione non solo le sue condizioni di salute, ma anche il tema più delicato della sua vita privata: il patrimonio e la futura eredità. Un capitolo complesso, segnato da scontri familiari, decisioni drastiche e una collezione d’arte che vale centinaia di milioni di euro. A questo punto è inevitabile chiedersi: che cosa possiede davvero Sgarbi? come ha gestito il suo patrimonio? e cosa succederà alla sua eredità?

Il ricovero e la malattia di Vittorio Sgarbi: un anno difficile che ha acceso la disputa familiare

Il critico d’arte non è nuovo a momenti di fragilità. Già nella primavera del 2025 era stato ricoverato per una grave forma di depressione, con una perdita di peso che aveva allarmato i familiari. Nel febbraio successivo era tornato in pubblico, rassicurando tutti, ma con un aspetto visibilmente provato. Il nuovo ricovero al Gemelli rappresenta un ulteriore aggravamento di un quadro clinico che da oltre un anno preoccupa chi gli è vicino.

Proprio la salute è stata il detonatore della battaglia familiare: la figlia Evelina aveva chiesto la nomina di un amministratore di sostegno, sostenendo che il padre non fosse più in grado di gestire i propri affari. Il tribunale ha respinto la richiesta, disponendo però una perizia sulle condizioni psicologiche e cognitive del critico. La vicenda ha spaccato la famiglia: Evelina da una parte, Alba dall’altra a difendere il padre, mentre Carlo, il primogenito, ha scelto di restare più distante.

Il patrimonio artistico: una collezione da centinaia di milioni “sottratta” all’eredità

Il cuore del patrimonio di Sgarbi è la sua collezione d’arte, circa 500 opere tra dipinti, sculture, disegni, manoscritti e libri antichi. Una raccolta costruita in decenni, esposta in mostre prestigiose e contenente nomi come Artemisia Gentileschi, Niccolò dell’Arca, Gaetano Previati, il Guercino, Filippo de Pisis.

Il valore complessivo non è mai stato ufficializzato, ma una sola scultura di Niccolò dell’Arca è stata stimata tra 80 e 100 milioni di euro. Questo porta la collezione a un valore potenziale di diverse centinaia di milioni.

Ed è qui che arriva la scelta più sorprendente: Sgarbi non è più proprietario della sua collezione. Ha trasferito tutto alla Fondazione Cavallini‑Sgarbi, dichiarando: “Me ne sono spossessato”. Le opere sono vincolate, non possono lasciare l’Italia, non possono essere vendute singolarmente e, in caso di scioglimento della fondazione, passerebbero solo ad altri enti non commerciali.

In pratica, la collezione è già un museo e non rientra nella futura eredità familiare. Una decisione che sembra rispondere a una volontà precisa: proteggere il patrimonio dalle tensioni familiari e dalle vicende giudiziarie, mantenendolo integro e fuori da ogni disputa.

Case, dimore storiche e beni personali: cosa resta davvero nell’eredità di Sgarbi

Oltre alla collezione, Sgarbi possiede un patrimonio immobiliare di grande valore. Tra i beni più noti:

  • La casa‑museo di Roma, nel mezzanino di Palazzo Massimo, tra Corso Vittorio Emanuele II e Corso Rinascimento: una dimora‑archivio con oltre 10.000 libri e opere d’arte.
  • Le Case Cavallini‑Sgarbi a Ferrara, residenza medievale e rinascimentale legata anche alla storia di Ludovico Ariosto, oggi trasformata in una prestigiosa dimora d’arte.

Questi immobili, insieme ad altri beni personali, rappresentano ciò che effettivamente potrebbe rientrare nell’eredità dei figli. La parte artistica, invece, è ormai “blindata” nella fondazione.

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