Quando Arthur Haseloff fotografò San Leonardo di Siponto, uno scatto inedito tra storia e devozione

Quando Arthur Haseloff fotografò San Leonardo di Siponto, uno scatto inedito tra storia e devozione
Tra il maggio e il giugno del 1911, il celebre storico dell’arte tedesco Arthur Haseloff (1872-1955) percorse la Capitanata per conto del Regio Istituto Storico Germanico di Roma. Il suo obiettivo era monumentale: censire e documentare con lastre fotografiche le architetture e le sculture d’epoca normanna, sveva e romanica in Puglia.
Quando giunse all’Abbazia di San Leonardo in Lama Volara, il complesso versava in uno stato di profondo abbandono civile. A seguito della soppressione monastica napoleonica del 21 gennaio 1809 voluta dal Re di Napoli Gioacchino Murat, l’abbazia fu data all’Ospedale Umberto I di Foggia. Dopo qualche anno, l’ente ospedaliero vendette la parte conventuale a dei privati, i quali a loro volta affittavano le fabbriche conventuali ai pastori che scendevano dall’Abruzzo e dal Molise durante il periodo della transumanza.
Il ritrovamento tra i ruderi e la foto di Haseloff
Nel corso di quel lungo periodo di uso civile e incuria, le strutture del convento avevano subito gravi cedimenti. Proprio tra le macerie e i ruderi delle fabbriche conventuali crollate era stato rinvenuto il busto in pietra di San Leonardo, salvatosi miracolosamente dalla distruzione.
In quella calda primavera del 1911, all’esterno dell’edificio fu allestito un set fotografico improvvisato, il busto in pietra recuperato dalle rovine venne collocato sopra un semplice tavolo da lavoro in legno.
In posa nella foto sette uomini, sicuramente contadini e massai delle masserie della zona e pastori abruzzesi e molisani. In quel mese di maggio, infatti, la transumanza giungeva al termine e i pastori erano oramai prossimi a mettersi in cammino per fare ritorno nelle loro città e nei loro paesi in Abruzzo e in Molise.
Con i loro gilet di stoffa pesante, le camicie di tela e i cappelli di feltro e di paglia, quegli uomini fissarono l’obiettivo di Haseloff con uno sguardo fiero e autentico, testimoniando la vita rurale che animava l’ex abbazia.
La rinascita della devozione e le due statue
Il busto lapideo ritratto da Haseloff si rivelò fondamentale per la storia recente del sito, quando nel 1950 l’abbazia fu finalmente riaperta al culto, quel busto ritrovato tra i ruderi servì da calco e modello per realizzare la nuova statua in pietra di San Leonardo, scolpita dal maestro Perla di Manfredonia e ancora oggi custodita ed esposta alla venerazione dei fedeli all’interno della chiesa dell’abbazia.
Un destino diverso ebbe invece l’originale statua lignea di San Leonardo, a seguito delle soppressioni, essa fu prelevata dai Frati Minori e trasferita a Manfredonia presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove è tuttora conservata assieme alle testimonianze storiche legate alla presenza francescana.
Una testimonianza storica insostituibile
Oltre allo straordinario valore etno-antropologico e sociale, la fotografia di Haseloff costituisce una fonte storica fondamentale, fissa infatti il momento in cui la scultura, riemersa dai crolli del convento, veniva documentata prima dei grandi restauri e della rinascita del complesso nel dopoguerra.
Uno scatto straordinario che immortalò il rinvenimento del busto e l’incontro tra la grande storiografia d’arte europea e la civiltà della transumanza nella piana di Siponto.
Foto Arthur Haseloff del 1911


