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Primo incontro dei giovani con il Vescovo Ferretti

VEGLIA DI PENTECOSTE E PRIMO INCONTRO DEI GIOVANI CON IL VESCOVO
Parrocchia Spirito Santo in Foggia, 18 maggio 2024
Intervento dell’Arcivescovo di Foggia-Bovino S.E Mons. Giorgio Ferretti
At 2, 1-11


Guerra, violenza, in tante parti del mondo. Incertezza per il futuro, angoscia per il
domani. Viviamo tutti con fatica questo tempo. Non solo gli adulti, ma anche chi è giovane vive
i suoi problemi.


Perché allora siamo qui? Cos’è la Pentecoste? La Pentecoste è un soffio di speranza. La
Pentecoste è un soffio di aria buona, pulita e generosa.


A Gerusalemme ci fu un rombo di vento che si abbatté forte sui discepoli che erano
insieme. Anche su di noi che oggi siamo riuniti: un vento si abbatte forte. Su tutti insieme. Un
vento buono, di amore che contrasta la rassegnazione, la paura, le nostre chiusure.


Lo Spirito Santo è un dono anche di oggi. Lo Spirito, come una fiamma, arde su ognuno
di noi. Lo possiamo vedere con gli occhi dell’anima.


Sì, lo Spirito è su ognuno: sui peccatori e sui giusti; su quelli che si sentono cattivi e su
quelli che non si sentono così; sui pigri e sui più generosi.


Perché nessuno è dimenticato da Dio. Nessuno è dimenticato dal suo Spirito. Lo Spirito
può riempire il cuore di ognuno, se solo noi lo vogliamo.


Ma allora non chiudiamoci! Fuggiamo il vittimismo, brutta malattia, che ci fa pensare
che tutto va male, che nulla si può cambiare. E allora che fare? Emigrare, fuggire, cambiare
aria. “Fuggi da Foggia…” Ma il vittimismo è un peccato! Chi cambierà le cose che non vanno?
Chi cambierà questa terra?


Lasciamo oggi spazio allo Spirito nel nostro cuore. Anche se non sentiamo dentro di noi
una fede chiara, oppure pensiamo di non credere per niente, rendiamo per un po’ questa sera il
cuore sgombro delle nostre preoccupazioni, dei nostri sentimenti e risentimenti che ci chiudono.
Soprattutto che il nostro cuore non sia chiuso per paura, come era chiusa la casa dei discepoli
nel giorno della Pentecoste. Ma lo Spirito spalanca anche le porte chiuse.


Sono passati cinquanta giorni dalla Pasqua. Si potrebbe dimenticare, gli uomini
dimenticano, è la loro condanna. I giorni passano e si dimentica. Si dimenticano i pensieri
migliori. Gli uomini ripetono i loro errori, il loro peccato, perché dimenticano la tristezza e la
vergogna per il male fatto. Ma la Pasqua non passa. La Pasqua è il cuore della nostra vita.


La Pentecoste è allora come un sigillo, imprime in noi la memoria del Vangelo della
morte e della resurrezione di Gesù.


Leggiamo negli Atti dopo la Pentecoste il primo discorso di Pietro, dopo l’effusione
dello Spirito, ricorda la morte e la resurrezione di Gesù. Il primo apostolo dice alla gente che si
era radunata:
Gesù “fu consegnato a voi, voi lo avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete
ucciso. Ma Dio lo ha resuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era
possibile che questa lo tenesse in suo potere.” (At 2, 23-24)


Vedete come il primo discorso di Pietro è segnato in profondità dalla memoria della
Pasqua impressa dalla Pentecoste. Egli dice: “Questo Gesù Dio l’ha resuscitato e noi tutti ne
siamo testimoni” (At 2, 32). È il discorso di Pentecoste: la Pasqua non passa!


Lo Spirito ci ricorda per sempre il Vangelo della Resurrezione. E come a dirci: Non sei
destinato a sprecare la tua vita! non sei destinato a sprecare la tua vita dietro a quello che non
vale niente! non sei destinato a vivere per piccoli sentimenti, non sei destinato alla tristezza, non
sei destinato a morire!


Lo Spirito ricorda alla Chiesa che Cristo è risorto.


Ricorda a ciascuno di noi: non sprecarti a cercare la vita tra le cose morte! è risorto! ti
attende in Galilea! E la Galilea dove ci aspetta è qui, è la nostra città. La Galilea è Foggia:
cambiamola con le nostre mani! Facciamola bella accogliente verso gli immigrati, solidale
verso i bisognosi. Sogniamola insieme e insieme rimbocchiamoci le maniche: Giovani e adulti.
Con i nostri sacerdoti, mettiamoci tutti al lavoro.


Non possiamo dimenticare la resurrezione di Gesù! Anche nelle ore più tristi e buie,
anche quando si sta di fronte alla malattia e alla morte. Anche quando siamo noi i toccati dal
male: non si può dimenticare la resurrezione!


La resurrezione di Gesù è l’inizio della resurrezione di tutti: è l’inizio di un mondo che si
rinnova e che risorge dalla sua tomba.


La Pentecoste imprime in noi la memoria della resurrezione di Gesù. Per questo
guardiamo con speranza il nostro tempo, e viviamo sereni. Per questo, negli Atti degli Apostoli,
vediamo gli apostoli comunicativi come non mai, tanto che tutti quelli che li ascoltavano erano
stupefatti e fuori di sé per lo stupore. Dicevano: “Ma chi sono questi” “Sono ubriachi?” “Perché
sono così entusiasti?” “Cos’anno bevuto?”


Lo stupore si accompagna sempre ai miracoli nei Vangeli. Qui, per la Pentecoste, c’è un
miracolo: quello di un piccolo gruppo di discepoli che comincia ad amare, ad essere
comunicativo senza paura. È un grande miracolo. Un miracolo dello Spirito Santo. Ma quel
gruppo non è solo quello di Gerusalemme quasi duemila anni fa.


La Pentecoste è anche oggi. È anche qui per ognuno di noi. Per quelli che credono di non
saper parlare. Per quelli che credono di aver visto troppe cose brutte per fidarsi ancora. Per
quelli che credono di essere troppo vecchi o troppo giovani per cambiare. O per quelli che si
credono già buoni e non hanno bisogno di cambiare… perché a volte siamo anche così… Ma lo
Spirito rende possibile il miracolo di Pentecoste: non solo a Gerusalemme ma in tutte le località
del mondo.


E a Gerusalemme vedendo questo miracolo dello Spirito, tutti erano stupiti e perplessi,
chiedendosi: Che significa questo? (Ac 2, 12).


Questa è la Pentecoste, tanto che gli apostoli uscirono dal luogo dove si trovavano.
Cominciarono a comunicare con amore agli altri, alla gente che era a Gerusalemme, quello che
avevano dentro. L’amore si fa capire al di là delle lingue. L’amore si fa capire anche al di là
delle inimicizie. Ma quando l’amore si fa capire al di là degli odi, cessano le inimicizie. Quando
l’amore si fa capire al di là della disperazione, cessa la disperazione.


Lo Spirito Santo rianima, con un amore comunicativo i discepoli di Gesù. C’è bisogno di
quell’amore che lega. C’è bisogno di quell’amore che guarisce la solitudine. C’è bisogno di
amore verso quelli che ti sono vicini, verso quelli della tua famiglia, verso i tuoi amici. Ma c’è
anche bisogno di amore per quelli che sono lontani, che non hanno niente a che fare con te. E se
mancano uomini d’amore, se mancano donne d’amore, non è mai troppo tardi per iniziare ad
amare: comincia tu! Cominciamo insieme! Dalla Pentecoste, da qui, può partire con più forza
una via di amore per la nostra città.


Ognuno di noi, sorelle e fratelli, illuminato dallo Spirito, come con una fiamma, potrà
essere luce di simpatia nel mondo, nel buio, nel dolore, nella rassegnazione. Saremo testimone
d’amore!


Fratelli, sorelle, siamo uomini e donne che amano, con simpatia, con tenerezza, con fede.
Alziamo lo sguardo, fidiamoci di Gesù che vuole il nostro bene, ascoltiamolo e ci indicherà la
via.

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Redazione

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