Politica Manfredonia

“O con me o contro di me”, quando la politica confonde il potere con il bene comune

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“O con me o contro di me”, quando la politica confonde il potere con il bene comune

C’è un modo di intendere la politica che non guarda alla qualità delle idee, alla validità dei progetti o all’interesse della città, ma solo al grado di allineamento di chi propone, lavora e partecipa.
È la logica dell’“o con me o contro di me”. O ti adegui, anche quando non condividi scelte e metodi, oppure vieni messo da parte. O accetti tutto, oppure diventi un problema. O resti in silenzio, oppure finisci tra i nemici.
Questo non è il modo in cui dovrebbe funzionare la politica. A maggior ragione quando si parla di cultura, eventi, associazioni, risorse pubbliche e opportunità per il territorio.

La politica dovrebbe essere imparziale, capace di valutare i progetti per il loro valore reale e non per la vicinanza personale o politica di chi li presenta. Dovrebbe premiare il merito, la qualità, la partecipazione, la capacità di produrre benefici per la città. Quando invece si comincia a distinguere tra “amici” e “non allineati”, tra chi obbedisce e chi pensa con la propria testa, il rischio è evidente: le istituzioni smettono di essere casa di tutti e diventano strumento di parte.

È proprio questo il punto più grave. Non l’esclusione personale, che può anche essere messa in conto da chi sceglie di non piegarsi a certe logiche. Il problema nasce quando il mancato allineamento politico diventa motivo per ignorare, bloccare o ridimensionare progetti validi. Perché in quel caso non si colpisce una persona: si colpisce direttamente la città.

I fatti meritano di essere raccontati con chiarezza.

La Ciambotta Fresche, storica realtà culturale di Manfredonia, stava vivendo una fase difficile. Per amore della città, della sua storia e della sua cultura popolare, ho scelto di mettermi in gioco insieme ad altri, senza alcun interesse personale. Mi è stato proposto il ruolo di vicepresidente, ruolo che non ho mai cercato per ambizione personale. Anzi, ho ritenuto giusto che la presidenza fosse affidata al figlio di chi quel gruppo lo aveva fondato nel 1981, Domenico Catalano.

Abbiamo costruito un progetto serio per il Carnevale e lo abbiamo presentato formalmente. PEC su PEC, tutte tracciabili. Nessuna risposta. Poi, in mia assenza, si è arrivati a un accordo diverso, costruito negli ultimi giorni, per garantire almeno un’uscita e per rispetto verso chi non ha mai abbandonato quel progetto, neppure nei momenti più difficili. Ma è evidente che l’impostazione originaria era un’altra.

Quando ho provato a capire di persona cosa stesse accadendo, la risposta è stata chiara, anche se non detta apertamente: il problema ero io. Non il progetto. Non la qualità della proposta. Non il valore culturale dell’iniziativa. Il problema era la mia posizione politica, il fatto di non essermi piegato, di non aver accettato logiche di obbedienza.

Lo stesso schema si è ripetuto con il Siponto Street Fest.

Un’idea nata da me insieme ai commercianti di Siponto. Tre giorni di festa vera, partecipazione, presenze, movimento per le attività locali, valorizzazione di una zona splendida della nostra città. Un successo concreto, visibile, riconosciuto pubblicamente. Non parole, ma fatti. Non propaganda, ma risultati. Persino l’assessora alla Cultura ebbe modo di ringraziare pubblicamente e riconoscere il valore dell’iniziativa.

Oggi, però, mentre si lavora alla seconda edizione, ogni progetto presentato da un’associazione di cui faccio parte viene di fatto rinnegato o ignorato.

E allora la domanda è inevitabile: cosa è cambiato? Il valore del progetto o la mia posizione politica?
Perché il punto è tutto qui. Non ho accettato logiche di tradimento politico. Non ho voltato le spalle a chi ha contribuito in maniera determinante a costruire un risultato elettorale importante, con numeri chiari: 1916 voti di lista, 2777 preferenze, due seggi conquistati e la nomina di un assessore.

Fino al giorno prima si era “insieme”. Poi, appena qualcuno si è seduto su una poltrona, tutto è cambiato.

Questa non è politica. È gestione del potere. È il tentativo di decidere chi può partecipare e chi no, chi può proporre e chi deve essere escluso, chi può ricevere attenzione istituzionale e chi deve essere messo ai margini.
Ed è ancora più grave quando queste logiche si intrecciano con risorse pubbliche, eventi, progetti culturali e iniziative territoriali. Le risorse pubbliche non possono diventare strumenti per premiare progetti di comodo o persone politicamente allineate. Non possono essere utilizzate per costruire fedeltà, distribuire consenso o isolare chi non si piega.
Un progetto valido deve essere valutato per ciò che porta alla città, non per il nome di chi lo propone. Un’associazione deve essere ascoltata per la qualità del lavoro che produce, non per il grado di simpatia politica nei confronti di chi governa. Un evento deve essere sostenuto se genera valore, partecipazione e benefici per il territorio, non se serve a rafforzare equilibri di potere.

Bloccare, ignorare o ridimensionare iniziative utili solo per ragioni personali o politiche non è un danno a me. È un danno a Manfredonia.

Per questo voglio chiarire un aspetto: i progetti devono andare avanti, anche senza di me. La Ciambotta Fresche, il Siponto Street Fest e ogni iniziativa utile alla città non appartengono a una persona, a un gruppo o a una parte politica. Appartengono alla comunità.
La differenza è tutta qui.

Per qualcuno la politica è controllo, appartenenza, obbedienza. Per me resta servizio, libertà, responsabilità e bene comune.

Chi amministra dovrebbe avere il dovere di unire, non di dividere. Di valorizzare, non di escludere. Di sostenere le idee valide, non di cancellarle solo perché arrivano da chi non si lascia mettere in riga.
Manfredonia non ha bisogno di una politica che distribuisce spazi solo a chi abbassa la testa. Ha bisogno di una politica capace di riconoscere il valore delle idee, anche quando arrivano da chi non è allineato.
Perché quando il potere teme chi pensa liberamente, il problema non è chi pensa liberamente.

Il problema è il potere.

Michele Arminio

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