Manovra economica 2027, 7mila posti tagliati: pesa la denatalità?
La manovra economica 2027 prevede quasi 7mila posti in meno nella scuola. Il calo delle nascite spiega i tagli?

La scuola italiana si prepara a una nuova riduzione degli organici. Con la manovra economica 2027, il Governo prevede quasi 7mila posti in meno tra docenti e personale ATA. Una decisione che ha immediatamente provocato le proteste dei sindacati e delle opposizioni. Secondo la relazione tecnica alla legge di Bilancio, i tagli scatteranno dall’anno scolastico 2027/2028. Il risparmio previsto per le casse dello Stato sfiora i 252 milioni di euro annui dal 2028. Ma dietro questa scelta si nasconde una questione ben più complessa: il crollo delle nascite. L’Italia registra da anni una progressiva diminuzione della popolazione scolastica. Meno bambini significano inevitabilmente meno iscritti e, potenzialmente, meno classi. Tuttavia, l’incrocio dei dati demografici con quelli relativi al personale scolastico racconta una realtà articolata. La domanda è inevitabile: i tagli sono una conseguenza della denatalità oppure una precisa scelta politica?
Manovra economica 2027: cosa rivelano i numeri
La manovra economica 2027 prevede una riduzione di 4.925 posti per i docenti e 2.049 per il personale ATA, per un totale di 6.974 unità. Le nuove disposizioni si aggiungono ai tagli già stabiliti dalla legge di Bilancio 2025, portando a 14.808 i posti complessivamente interessati dalle riduzioni nell’arco di tre anni scolastici. Non si tratta necessariamente di altrettanti licenziamenti, ma di una diminuzione delle dotazioni organiche delle scuole. Secondo la relazione tecnica, il risparmio ammonterà a 83,9 milioni nel 2027 e a 251,7 milioni annui dal 2028. A spiegare almeno in parte questa scelta intervengono i dati sull’andamento demografico italiano.
Uno studio dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica evidenzia che tra il 2015 e il 2024 gli studenti delle scuole statali sono diminuiti del 10%, mentre gli insegnanti sono aumentati del 16%. L’incremento del personale docente è legato anche alla crescita degli insegnanti di sostegno e al ricorso a personale precario. Il rapporto tra studenti e insegnanti si è quindi progressivamente ridotto, collocando l’Italia tra i Paesi europei con un numero relativamente elevato di docenti rispetto agli iscritti. Anche la dimensione media delle classi risulta inferiore a quella registrata in numerosi Paesi dell’area OCSE. Questo dato nazionale, tuttavia, non elimina il problema delle classi sovraffollate presenti in alcune realtà territoriali.
La situazione cambia sensibilmente tra Nord e Sud, grandi città, piccoli centri e aree interne.
Proprio queste differenze rendono complesso stabilire se una riduzione generalizzata degli organici possa rispondere alle effettive esigenze delle scuole. Intanto, nelle ultime ore, si è intensificata la protesta delle organizzazioni sindacali. Il 1° novembre, la UIL e la UIL Scuola hanno chiesto al Governo e al Parlamento di cancellare i tagli, sostenendo che la denatalità non debba trasformarsi in una giustificazione per ridurre il personale. Anche la CISL, attraverso la segretaria generale Daniela Fumarola, ha espresso una netta contrarietà al provvedimento, chiedendo maggiori investimenti nell’istruzione. Le opposizioni contestano inoltre la scelta di ridimensionare gli organici mentre aumentano le difficoltà educative e organizzative delle istituzioni scolastiche.
Sul fronte politico, il vicepremier Matteo Salvini ha ricordato che il Parlamento potrà intervenire sul testo della manovra, lasciando aperta la possibilità di modifiche. Il calo delle nascite resta comunque un fenomeno strutturale, destinato a incidere profondamente sul futuro del sistema scolastico italiano. La diminuzione degli studenti potrebbe però rappresentare anche un’occasione per ridurre il numero di alunni per classe, migliorare l’inclusione e rafforzare la qualità dell’insegnamento. La vera questione, dunque, non riguarda soltanto quanti insegnanti serviranno nei prossimi anni, ma quale modello di scuola pubblica l’Italia intenda costruire.

Fonti: ANSA, 1° novembre: la posizione della UIL; ANSA, 31 ottobre: i dati della manovra; La Stampa, 1° novembre: l’incrocio dei dati demografici e scolastici; Corriere della Sera, 1° novembre: le reazioni politiche.


