Manovra 2027, Macrì: «La Costituzione non è un menù alla carta»
Marco Macrì, portavoce di Genova Inclusiva, contesta le priorità della manovra 2027 e annuncia un esposto alla Corte dei Conti.

Scuola pubblica, sanità, disabilità e spese militari: sono questi i temi al centro della dura presa di posizione di Marco Macrì, portavoce di Genova Inclusiva, che interviene sulle priorità della manovra di bilancio 2027. L’associazione, da anni impegnata nella difesa dei diritti delle persone con disabilità e delle famiglie più fragili, denuncia il rischio di un progressivo indebolimento dei servizi pubblici a vantaggio di quelli privati. Macrì annuncia l’invio tramite PEC di un esposto alla Corte dei conti e di una segnalazione alla Corte costituzionale, chiedendo verifiche nell’ambito delle rispettive competenze. Al centro della contestazione, le scelte economiche del Governo e la loro coerenza con i principi fondamentali della Costituzione italiana. Una questione che, secondo il portavoce, riguarda direttamente il futuro della scuola, della sanità e del sistema di protezione sociale.
Scuola, sanità e riarmo: Genova Inclusiva contesta le priorità della manovra
«La Costituzione non è un menù alla carta: non si possono finanziare armi e privati per poi presentare il conto ai cittadini». È questo il messaggio lanciato da Marco Macrì, che attraverso un comunicato stampa esprime forti perplessità sull’impostazione della manovra economica per il 2027.
Secondo il portavoce di Genova Inclusiva, le scelte prospettate rischierebbero di penalizzare alcuni settori fondamentali del welfare italiano, a cominciare dall’istruzione e dalla sanità pubblica.
Macrì richiama, in particolare, la prevista riduzione degli organici della scuola statale, contrapposta all’ipotesi di contributi economici destinati alle rette degli istituti paritari. Una scelta che, secondo l’associazione, solleverebbe interrogativi sulle priorità attribuite al sistema pubblico d’istruzione.
Analoghe preoccupazioni riguardano il settore sanitario. Nel comunicato si fa riferimento a un bonus da 300 euro per il ricorso alla sanità privata, mentre si teme un progressivo ridimensionamento delle risorse destinate al servizio pubblico negli anni successivi.
Si tratta di misure e importi che, come riconosce la stessa associazione, dovranno essere verificati alla luce del testo definitivo della legge di bilancio.
Un ulteriore elemento di critica riguarda l’incremento delle spese militari. Macrì richiama l’articolo 11 della Costituzione, sottolineando la necessità di discutere le priorità degli investimenti pubblici e il loro impatto sulle generazioni future: «La sicurezza non è soltanto questione di armamenti, ma anche di cure accessibili, scuole funzionanti e diritti garantiti».
Il riferimento costituzionale costituisce uno dei punti centrali dell’intervento. Genova Inclusiva richiama gli articoli 2 e 3, relativi ai diritti fondamentali e all’uguaglianza sostanziale, l’articolo 32 sulla tutela della salute e gli articoli 33 e 34 dedicati all’istruzione.
Vengono inoltre citati gli articoli 81 e 97, riguardanti rispettivamente l’equilibrio di bilancio e il buon andamento della pubblica amministrazione.
Manovra 2027: le contestazioni di Genova Inclusiva
L’associazione precisa di non contestare la libertà delle scuole paritarie né l’esistenza della sanità privata, ma di opporsi a un’impostazione politica che, a suo giudizio, potrebbe compromettere la capacità dei servizi pubblici di garantire prestazioni accessibili a tutti.
Da qui la decisione annunciata di rivolgersi alla Corte dei conti e alla Corte costituzionale, pur nel rispetto delle differenti attribuzioni dei due organi e delle procedure previste dall’ordinamento.
La questione sollevata da Macrì non riguarda soltanto la distribuzione delle risorse economiche, ma anche il modello di società che le politiche pubbliche contribuiscono a costruire.
«Lo facciamo a nome dei genitori e dei bambini e delle bambine che rischiano di vedersi tagliare il futuro», afferma il portavoce di Genova Inclusiva.
La conclusione del comunicato è un richiamo diretto alle responsabilità delle istituzioni: «La Costituzione non è un soprammobile da citare nelle celebrazioni: è un impegno da rispettare, soprattutto quando si decide come spendere i soldi di tutti i contribuenti italiani».



