Manfredonia

Manfredonia, Villa Rosa: “Lo struggente scrigno di un amore eterno”

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Manfredonia, Villa Rosa: “Lo struggente scrigno di un amore eterno”

Anni fa avevo raccontato Villa Rosa, uno dei luoghi che più mi hanno affascinata e commossa. Con piacere ho poi visto che quel racconto ha suscitato l’interesse di tanti giornalisti e videomaker, contribuendo a far conoscere sempre di più questa pagina così particolare della nostra città.

Oggi voglio riproporlo, insieme al video che realizzai allora, perché ci sono vicende che meritano di essere custodite e tramandate. E questa, prima ancora di riguardare un edificio, racconta un amore.

Quello del cav. Vincenzo D’Onofrio per la sua Rosina, alla quale volle dedicare una villa imponente, affacciata su Manfredonia, quasi a consegnare alla pietra il sentimento per la donna che aveva perduto troppo presto.

“Più forte fu la fede, più forte ancor l’amore”.

Quelle parole, un tempo incise sulla targa posta all’interno della villa e oggi purtroppo scomparsa, conservano ancora una forza straordinaria.

Oggi, però, Villa Rosa porta su di sé le ferite del tempo, dell’abbandono e dei vandalismi. E ogni volta che la guardo penso a quanto sarebbe bello poter contribuire, un giorno, al suo recupero.

Villa Rosa non è un bene di proprietà del Comune di Manfredonia. È legata all’ASP SMAR, che comprende anche l’”Anna Rizzi”, alla quale venne donata da Mons. Andrea Cesarano. Per questo ogni ipotesi di recupero è complessa e richiede risorse, progettualità e condizioni amministrative e finanziarie solide.

Mi piace però pensare che anche il lavoro che, come Amministrazione, stiamo portando avanti per aiutare l’ASP a risollevarsi e a ritrovare equilibrio possa, nel tempo, contribuire a creare le condizioni per tornare a parlare seriamente anche del futuro di Villa Rosa.

Forse oggi è soltanto una speranza.

Ma certe rinascite cominciano proprio così: tornando a guardare un luogo, a riconoscerne il valore, a restituirgli spazio nella memoria collettiva.

E per chi, come me, continua ad essere un’inguaribile romantica, è bello pensare che una villa nata da un amore così grande non possa essere condannata per sempre all’abbandono.

Rosina e il suo Vincenzo meritano che il loro amore continui a parlare.

E Villa Rosa merita, prima o poi, di tornare a vivere.

Maria Teresa Valente

Assessora al Welfare e Cultura

Unipol Manfredonia