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Manfredonia, spostare lo stadio in Zona Scaloria? “Argomento che torna puntuale nei programmi elettorali, ma…”

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Manfredonia, spostare lo stadio in Zona Scaloria? “Argomento che torna puntuale nei programmi elettorali, ma…”

Ho letto tutto. Ho letto i post, i commenti, le indignazioni, le sentenze sommarie dopo Manfredonia-Ebolitana, con gli scontri tra tifoserie all’esterno dello stadio Miramare e sulla spiaggia adiacente, con fitto lancio di pietre.

Non aggiungo altra eco. Vorrei spostare lo sguardo altrove, non sull’idoneità del Miramare, ma su un toponimo che ritorna puntuale nei programmi elettorali: lo Stadio Scaloria.

Vi siete mai chiesti cosa c’è esattamente sotto l’area mercatale di via Scaloria, sotto il sedime dove qualcuno immagina cemento, tornelli e cori? C’è la Grotta Scaloria, nella periferia nord di Manfredonia, nei pressi dell’attuale Palazzetto dello Sport. Non è una cavità qualsiasi. È un santuario neolitico del Mediterraneo, frequentato dall’uomo già nella fase finale del Pleistocene.

Al suo interno sono stati rinvenuti contenitori in ceramica dipinta destinati a raccogliere le acque di stillicidio per il culto praticato intorno alla metà del IV millennio a.C.. Le grotte Scaloria sono entrate nel protocollo regionale per portare le grotte preistoriche della Puglia nella World Heritage List, con il sito neolitico di Manfredonia come elemento chiave del dossier.

Ora la domanda, semplice e tecnica: un bene di tale fragilità sopporterebbe il carico statico e dinamico di uno stadio contemporaneo, dove migliaia di persone si concentrano e, com’è naturale, saltellano all’unisono? Sappiamo che una curva in festa non è metafora: le vibrazioni prodotte dal pubblico al primo concerto di Geolier allo stadio Maradona sono state registrate dai sismografi dell’Osservatorio Vesuviano.

Immaginate quelle onde propagarsi nel carso sipontino, nelle fessure millenarie, nelle gallerie dove l’acqua ha inciso la memoria. E qui non parliamo solo di archeologia. Parliamo di vite. Le grotte sono ambienti molto stabili proprio perché a bassa o bassissima energia fisica, chimica e biologica.

È questa quiete che le ha rese custodi per millenni. Alterare quell’equilibrio con carichi ciclici, vibrazioni, infiltrazioni e scavi significa introdurre un’energia che il sistema carsico non conosce. Nel Piano comunale di Protezione Civile, via Scaloria parte alta fino a via Santa Restituta è già censita tra le aree oggetto di analisi di rischio.

E la normativa tecnica è chiara: quando si rinviene una cavità, si deve procedere a un’analisi di stabilità per individuare e definire il pericolo di sprofondamento legato al crollo. Perché tra le origini di dissesto ufficialmente riconosciute ci sono proprio l’instabilità e i crolli di grotte carsiche.

Tradotto: non è solo il rischio di perdere un santuario neolitico. È il rischio concreto che, sotto il peso e il ritmo di una tribuna, la volta di una cavità ceda, con conseguenze dirette sull’incolumità degli spettatori. Nessun gol, nessuna festa, nessuna appartenenza vale una vita messa a repentaglio da una scelta urbanistica frettolosa e totalmente sbagliata.

Non è una preoccupazione solitaria. L’ha sempre contestata anche il prof. Rosario Facciorusso, figura che per chi ama lo sport a Manfredonia rappresenta la massima competenza sportiva. Io, di costui, mi fido. Ecco perché, quando sento riproporre Scaloria come soluzione comoda, avverto il vero deficit della nostra discussione pubblica: non la passione, che non manca, ma l’informazione corretta, verificabile, interdisciplinare. Propongo allora, senza acredine ma con chiarezza, un atto di responsabilità: si costituisca una commissione indipendente, composta da geologi, archeologi, urbanisti, sportivi di chiara fama ef unzionario ministeriali, che rediga un parere definitivo sulla compatibilità idrogeologica, archeologica, sismica e funzionale di uno stadio in zona Scaloria. Un documento pubblico, con dati, modelli, limiti. Se l’esito sarà negativo, l’Amministrazione ne prenda atto e, con le opportune varianti urbanistiche, individui un nuovo luogo.

Perché Manfredonia merita di gridare “Forza Manfredonia!” in un impianto sicuro, moderno, accessibile. Ma merita anche di custodire, sotto i piedi dei suoi figli, la cattedrale ipogea dove, seimila anni fa, si raccoglieva l’acqua che stilla per pregare. Non possiamo chiedere alle nuove generazioni di saltare sopra la propria origine, e tantomeno di farlo rischiando la propria incolumità.

La storia non si tifa. Si rispetta. E la sicurezza non si improvvisa. Si progetta.

Lo ha scritto su Facebook Gaetano La Forgia