
Manfredonia senza consiglieri regionali: le analisi
Manfredonia, oggi ti parlo con il cuore in mano e con la forza di chi non vuole vedere questa città restare in silenzio per altri cinque anni.
Perché è questo che accadrà: per cinque anni non avremo un solo consigliere regionale a difendere la nostra terra.
Cinque anni senza una voce nostra.
Cinque anni senza nessuno che entri in quell’aula per dire
“Manfredonia c’è!”.
Cinque anni in cui altri decideranno per noi.
E tutto questo mentre l’affluenza al voto è crollata al 37,52%.
Questa non è solo una sconfitta elettorale.
È una sconfitta identitaria, culturale, comunitaria.
E’ ora di dire le cose come stanno
Abbiamo sbagliato.
Tutti.
Come territorio, come città, come comunità politica.
Qualcuno non ha letto il momento,
altri non hanno avuto il coraggio di dire:
“Fermiamoci, facciamo un passo indietro per farne cento avanti.”
Ma nessuno l’ha detto.
E il risultato è qui, davanti agli occhi di tutti:
Manfredonia fuori dai giochi.
E intanto, altrove…
Vieste una città con la metà dei nostri abitanti porta in Regione due consiglieri.
Perché?
Perché ha fatto squadra.
Perché ha capito la legge elettorale.
Perché ha usato la doppia preferenza in maniera intelligente.
Perché ha ragionato da territorio e non da individualità.
Loro hanno unito le forze.
Noi abbiamo diviso le energie.
E quando ti dividi, perdi. È matematica.
Se a Manfredonia ci fossimo seduti davvero a un tavolo, tutti insieme
destra, sinistra, centro, civici, società civile
se avessimo messo da parte l’ego e avessimo scelto un nome, uno solo,
oggi staremmo parlando di un consigliere eletto.
Ma è mancata l’umiltà.
È mancata la coesione.
È mancata la visione.
È mancato il coraggio di capire che il bene della città vale più della carriera di chiunque.
E per questo oggi Manfredonia resta a guardare.
Ma ora, Manfredonia è il momento di dire basta!
Il dado è tratto, sì.
Ma la storia non è scritta.
Adesso tocca a noi.
Dobbiamo ricostruire una città che ha vissuto anni difficili, piena di macerie,
che porta addosso ferite materiali e morali,
ma che ha un potenziale gigantesco, unico, irripetibile.
Sapete cosa abbiamo? Tutto
Abbiamo la pesca, tra le più importanti d’Italia.
Abbiamo l’agricoltura, le nostre campagne, i nostri prodotti.
Abbiamo il turismo, il mare.
Abbiamo tradizioni secolari, cultura vera, identità forte.
Abbiamo un porto strategico.
Abbiamo una posizione geografica che è un dono.
Abbiamo tutto.
E non lo stiamo usando.
Ecco perché oggi vi chiamo all’unità
Questa città deve rialzarsi.
Questa città deve ricredere in sé stessa.
Questa città deve dire noi ci siamo
“Mai più personalismi!”
“Mai più scelte calate dall’alto!”
Abbiamo perso l occasione di
uno che vada in Regione a dire forte e chiaro:
“Manfredonia vuole contare!”
Questa non è polemica.
Questa è una chiamata.
Una voce che chiede alla città di svegliarsi.
Chi ha responsabilità faccia un passo avanti.
Chi ha sbagliato trovi il coraggio di cambiare.
E tutti insieme costruiamo una forza nuova,
una forza che porti Manfredonia dove merita.
Perché una cosa deve essere chiara:
Manfredonia non può più permettersi di restare in silenzio.
È tempo di rialzarci.
È tempo di crescere.
È tempo di farci rispettare.
È tempo di Manfredonia.
Michele Arminio


