Manfredonia, Riccardi: “La Pec che spostò i consiglieri. Una volta il Consiglio avrebbe preteso chiarimenti”

Manfredonia, Riccardi: “La Pec che spostò i consiglieri. Una volta il Consiglio avrebbe preteso chiarimenti”
Lo so, con questo post probabilmente mi farò qualche altro nemico. Pazienza. Ormai la collezione è ben avviata e, se continuo così, a breve potrò aprire un museo dell’antipatia civica.
Devo però confessarlo: la politica locale riesce ancora a regalarmi emozioni fortissime. Roba che nemmeno Sinner quando piazza quei dritti incrociati che ti fanno alzare dal divano e gridare al miracolo sportivo. Solo che qui, invece del tennis, assistiamo a un altro sport: il salto della maggioranza. Disciplina antica, ma sempre molto praticata.
Nell’ultimo Consiglio comunale, il Presidente del Consiglio, con tono solenne, istituzionale e soprattutto stitico, ci ha comunicato che tramite una PEC i consiglieri Pacilli, eletto con i voti del PD, e Mangano, eletto con i voti di Manfredonia Civica, sono passati dalla maggioranza… alla maggioranza. Ma questa volta con la civica di Molo 21. Sono loro i veri richiedenti asilo politico del dibattito politico di queste settimane.
Un capolavoro politico: cambiare tutto per restare esattamente dove si è. Un trasloco interno. Una migrazione controllata. Una variante urbanistica dell’appartenenza.
Molti cittadini, ascoltando quella comunicazione, si saranno chiesti: “Ma cos’è questa PEC, pronunciata con tanta solennità?”. La PEC, per chi non lo sapesse, è uno strumento moderno con cui si comunicano ufficialmente notizie, documenti, atti importanti. Una volta si usavano i discorsi, le motivazioni, il confronto politico. Oggi basta una PEC. Fredda, asciutta, impersonale. Praticamente un piccione viaggiatore con la firma digitale.
Nel passato, quello nobile della politica, quando un consigliere decideva di cambiare collocazione, attendeva il Consiglio comunale, prendeva la parola, spiegava le ragioni, motivava la scelta, cercava persino di convincere i cittadini che quel passaggio fosse utile alla comunità. C’era almeno il coraggio della faccia, della voce, del confronto.
Oggi invece no.
Arriva la PEC, viene letta, e poi cala il silenzio. Un silenzio così fitto che si poteva sentire il rumore della coerenza mentre usciva dall’aula in punta di piedi.
I protagonisti muti. Chi li accoglieva, muto. Nessuna spiegazione. Nessuna parola. Nessun sussulto politico. Nulla. Nemmeno un “scusate il disturbo, abbiamo cambiato stanza”.
Eppure, parliamo di consiglieri eletti e sostenuti anche grazie al contributo di altri, dentro percorsi politici diversi, con elettori che magari pensavano di aver votato un progetto, un’idea, una direzione. Ma evidentemente il popolo sovrano, da queste parti, sovrano lo è solo fino allo scrutinio. Dopo diventa pubblico non pagante.
Una volta il Consiglio avrebbe preteso chiarimenti, avrebbe discusso, avrebbe aperto un confronto. Oggi invece basta la PEC del Presidente e il silenzio diventa quasi un obbligo istituzionale.
A deporre poi la corona di fiori sulla lapide della politica locale arriva il comunicato di Molo 21. Qui Sinner, davvero, può solo inchinarsi. Poche righe per dire praticamente nulla, ma con grande compostezza. Il passaggio, ci spiegano, avverrebbe “nell’interesse della città”.
E qui nasce spontanea una domanda: di quale città stiamo parlando?
Perché se la città è quella reale, con i suoi problemi, le sue difficoltà, le sue attese, allora forse meriterebbe qualcosa in più di una formula prestampata. Se invece parliamo di una città immaginaria, parallela, dove tutto funziona e tutti si muovono solo per nobili ideali, allora alzo le mani: siamo davanti a un romanzo fantasy.
Il comunicato si chiude, come le due parole in croce del Presidente Iacoviello, con un sobrio “buon lavoro”, espressione sempre elegante, per carità. Ma anche qui sorge un dubbio: ma i due consiglieri, in questi due anni, stavano già lavorando oppure erano in villeggiatura istituzionale? Perché, diversamente, non si capirebbe l’augurio. Sarebbe stato più corretto dire: “Proseguite pure il proficuo lavoro già avviato”. Sempre che qualcuno lo abbia visto.
Il punto, purtroppo, è che siamo solo all’inizio. All’inizio di una stagione fatta di trasformismi, riposizionamenti, equilibrismi, tradimenti più o meno eleganti e scelte che, almeno agli occhi di chi osserva, sembrano dettate più da convenienze personali che da grandi visioni per la città.
La città, quella vera, intanto resta lì. Ad aspettare risposte.
Ma forse anche lei, ormai, dovrebbe mandare una PEC.
Palombella Rossa
Angelo Riccardi


