
Manfredonia, Grotta Scaloria: la terra restituisce nuovi frammenti di storia
Questa mattina ho partecipato alle visite guidate agli scavi esterni di Grotta Scaloria, uno dei luoghi più straordinari e suggestivi del nostro territorio. E forse, ancora oggi, uno dei meno conosciuti, soprattutto da noi manfredoniani.
Le visite sono state organizzate dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Foggia e BAT, nell’ambito del Piano di Valorizzazione, di concerto con l’Istituto Italiano per l’Archeologia Sperimentale di Genova, con il patrocinio del Comune di Manfredonia. Ad accompagnarci gli archeologi Eugenia Isetti, Antonella Traverso e Guido Rossi, insieme alla dott.ssa Donatella Pian della Soprintendenza, che ha saputo raccontare con competenza, chiarezza e passione ciò che stavamo osservando, facendoci cogliere fino in fondo il valore di quanto emergeva davanti ai nostri occhi.
Gli scavi nell’area esterna stanno riportando alla luce quello che doveva essere il grande ingresso originario di Grotta Scaloria, molto più ampio rispetto all’accesso attraverso il quale la grotta fu riscoperta nel Novecento.
E vederlo oggi aperto davanti a noi, poco a poco liberato dalla terra, è stato davvero emozionante.
È ben visibile anche un’apertura che, in una fase successiva, venne utilizzata come area sepolcrale. Proprio in questi giorni stanno emergendo nuovi resti umani.
Il contesto illustrato dagli archeologi è databile orientativamente intorno al 3400 a.C., nell’Età del Rame, e custodisce un particolare di grande suggestione: una sepoltura collettiva riferibile a un gruppo familiare, insieme al quale fu deposto anche un cane.
È un dettaglio che colpisce. La presenza di uomini e cani nello stesso contesto funerario non è comune e inevitabilmente ci interroga sul rapporto che già migliaia di anni fa poteva esistere tra le comunità umane e gli animali. Una di quelle scoperte che rendono la storia improvvisamente più vicina e più umana.
Ma Grotta Scaloria è straordinaria anche per un’altra ragione: rappresenta un unicum nel panorama del Neolitico mediterraneo per le eccezionali testimonianze del rituale legato all’acqua, con vasi collocati nelle gallerie inferiori per raccogliere lo stillicidio proveniente dalle stalattiti. Un luogo conosciuto e studiato a livello internazionale, che ancora oggi continua a porre domande e a restituire nuove conoscenze.
Ora il nostro compito è fare in modo che sia conosciuta molto di più anche dalla nostra comunità.
Il Parco di Grotta Scaloria, sul quale il Comune sta lavorando nell’ambito del progetto di rigenerazione urbana seguito dall’assessore Giovanni Mansueto, rappresenta un passaggio importante in questa direzione. Come Assessora alla Cultura sto seguendo con grande attenzione il percorso di valorizzazione del sito. Prezioso, in questi giorni, anche il supporto dell’assessore Francesco Schiavone per gli aspetti logistici e operativi. Ringrazio inoltre l’impresa Matteo Murgo per il lavoro che sta svolgendo sul posto.
Come Comune cercheremo di essere al fianco degli archeologi che continueranno a scavare nei prossimi anni, sostenendo per quanto possibile il loro lavoro.
Grotta Scaloria è una delle prove più straordinarie di quanto ancora Manfredonia possa raccontare al mondo. Non è soltanto un sito archeologico: è una parte profonda della nostra identità. E oggi, scavo dopo scavo, stiamo iniziando finalmente a restituirle lo spazio che merita nel racconto di Manfredonia.
Maria Teresa Valente
Assessora al Welfare e Cultura


