Lucio Dalla, “Una notte a casa mia pu nu grappl di pemedirjlle” – 1978

In dialogo per un’ora con il grande Lucio Dalla. Settembre ’78, Manfredonia: i pescherecci erano rientrati dalla pescata più corta. Spensierato, passeggiavo con un mio amico chitarrista, Gino, vestiti con i pantaloncini e maglie a maniche corte, con i sandali di plastica bianca, con la chiusura al lato di metallo, di moda in quegli anni.

Arrivati alla Rotonda, all’altezza dell’Hotel Gargano, vedemmo Lucio Dalla – con Francesco De Gregori – parlare sul marciapiede. Il mio amico Gino mi disse: “Claudio, hai visto Dalla e De Gregori?” Risposi: “Certo che sì”. Quel settembre avevano fatto una tappa del loro tour a Foggia; De Gregori aveva nel foggiano i parenti della moglie; per Dalla tantissimi amici a Manfredonia.

Una notte, intorno alle 2, si presentò a casa mio fratello Lorenzo, all’epoca noto D.J. del paese, anche speaker di radio Amica. Mio fratello suonò alla porta di casa, con altri suoi amici e insieme a Lucio, con una pagnotta di pane del forno di Zizio; io ero nella mia cameretta e sentivo parlottare Lucio in sipontino doc. Si rivolse a papà in dialetto, disse: “Mattoje, ma da de….” E mio Padre gli dette una bottiglina d’olio.

Ascoltavo queste parole dal letto e mi veniva da sorridere, poi stanco mi rimisi a dormire mentre li sentii allontanarsi e andare via in modo rumoroso, con Lucio che continuava a dire: “Grazie Mattoje, grazie”, e papà: “Prego Lucio, prego”.

Il mio babbo era assai ganzo, ci sapeva fare e stare allo scherzo e, come si usa dire a Manfredonia, era di cuore, dava tutto a tutti.

Poi, si avvicinò al mio letto e disse: “Claudio è venuto Lucio Dalla, u cantautor di origine del nostro paese” ed io: “Ho sentito papà, buonanotte”. Mentre lui, mormorando diceva: “Solitamente unico e sipontino”.

di Claudio Castriotta




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