Cronaca Italia

Lo stato delle cose: Pietro Orlandi contro Giletti, cosa è successo?

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La ferita del caso Orlandi non si richiude mai e ogni nuova inchiesta televisiva diventa una miccia pronta ad accendere vecchie polemiche. L’ultima esplosione arriva dopo la puntata Lo stato delle cose andata in onda su Rai3 ieri 1 dicembre, dove Massimo Giletti ha rimesso al centro lo zio Mario Meneguzzi e le presunte avances alla nipote Natalina. Pietro Orlandi ha reagito furiosamente, accusando il conduttore di essere “nelle mani di qualcun altro” e di voler infangare la famiglia. Al centro del contendere ci sono due documenti agli atti che raccontano una storia molto diversa da quella minimizzata negli ultimi anni. Al tempo, pare, si credeva che il signor Meneguzzi fosse implicato nella sparizione di Emanuela. Nulla di certo, solo ipotesi e, lo chiariamo, questo articolo riporta solo quanto accaduto recentemente all’interno del mistero di Emanuea Orlandi, senza accusare assolutamente nessuno.

Lo scontro con Giletti e i due documenti che non spariscono

Nella parte finale di una puntata dedicata alla cronaca nera, Giletti torna sulla “pista colombiana” e sul ruolo del sacerdote don José Luis Serna Alzate, padre spirituale della famiglia Orlandi. Il prelato, in una lettera di risposta al cardinale Casaroli, conferma che “Natalina è stata oggetto di attenzioni morbose da parte dello zio, me lo confidò terrorizzata”. Non un pettegolezzo, ma un passaggio messo nero su bianco in un carteggio ufficiale. Il secondo tassello è il rapporto del capitano dei carabinieri Mauro Obinu del 30 agosto 1983. Qui si riferisce che l’allora fidanzato di Natalina, Andrea Ferraris, racconta come Meneguzzi avrebbe tentato di “irretire” la nipote prospettando una relazione affettiva quasi come contropartita per l’assunzione alla Camera dei deputati. A distanza di quarant’anni, è proprio questo incastro di testimonianze – il sacerdote, il fidanzato, la stessa Natalina – a spingere Giletti e Nicotri a dire che la storia dello zio non è un depistaggio dell’ultima ora, ma un filone antico, mai davvero elaborato in pubblico. Nel verbale di istruzione sommaria richiamato da Lo stato delle cose, la stessa Natalina ammette: “Ricordo che all’epoca ero terrorizzata da questo fatto”, aggiungendo che quelle “attenzioni del Meneguzzi” “durarono alquanto”. Parole che cozzano con la conferenza stampa del 2023, quando la sorella di Emanuela aveva ridimensionato tutto a un semplice “approccio verbale” di uno zio cinquantenne un po’ invadente, episodio da lei stessa definito quasi irrilevante col senno di poi. Qui si apre la frattura più vistosa. Da una parte i documenti giudiziari e la lettera del sacerdote colombiano, che parlano di paura, ricatto lavorativo e “attenzioni morbose”; dall’altra la linea tenuta oggi dai fratelli Orlandi, che considerano quelle avances poco più di uno scivolone verbale, scollegato dalla scomparsa di Emanuela. In mezzo, c’è l’ira di Pietro. In tv e sui social definisce quello di Giletti un “servizio vergognoso per infangare esclusivamente la famiglia”, ribadendo che così si fa il gioco di chi vuole spostare lo sguardo dai poteri forti coinvolti nel caso. Per lui, insistere sullo zio significherebbe riscrivere la storia per assolvere il Vaticano e i servizi segreti, tornati protagonisti anche grazie al famoso documento riservato con quattro pagine mancanti, già mostrato in una precedente puntata.


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